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I marò ci fanno capire la verità: pescatori o pirati?

Ci sono altri cinque indiani uccisi da una petroliera: perché nessuno indaga?

I marò ci fanno capire la verità: pescatori o pirati?

Molti “no comment” o “non rispondo” e risposte elusive. L’intervista di Repubblica ai due Fucilieri di Marina detenuti dal 19 febbraio dalle autorità indiane evidenzia le contraddizioni del governo italiano nella crisi con l’India. Incredibile che i due marò, ma è solo il più alto in grado a rispondere alle domande, non siano stati autorizzati a raccontare alla stampa italiana quanto accaduto nel pomeriggio del 15 febbraio quando una barca da pesca si è avvicinata in modo sospetto alla petroliera Enrica Lexie che navigava in acque internazionali. Una “verità” che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone hanno scritto nel rapporto inviato a Roma e raccontato nei tribunali indiani. La scusa del riserbo dovuto alle indagini in corso non regge perché in tal caso non si capisce perché gli imputati possano rilasciare interviste ma non  rispondere alle domande. Mentre i media indiani attaccano i militari italiani dipingendoli come assassini a loro non viene consentito neppure di spiegare la loro versione dei fatti.  Chi ha autorizzato l’intervista senza consentire ai due militari di rispondere in modo franco e diretto?

Nessuno è stato in grado di dircelo ma anche i più sprovveduti in fatto di comunicazione sanno che frasi quali «no comment» o «non rispondo» sono bandite dalle «note di linguaggio» perché inducono a sospettare reticenza e omertà. La Marina ha molti ufficiali esperti nella comunicazione ma pare che nessuno di essi sia stato inviato in India per gestire la crisi sul piano mediatico e per preparare i due militari ad affrontare le interviste. A gestire la vicenda non è la Difesa ma il Ministero degli Esteri che fino a ieri ha raccomandato il massimo riserbo. L’impressione è quindi che manchi una strategia chiara e coerente e non solo sul fronte mediatico. Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi ha detto giorni fa in Parlamento che l’India ha usato un «sotterfugio» per far entrare la Enrica Lexie nel porto di Kochi e «mezzi coercitivi» per far sbarcare dalla nave i due fucilieri. Ciò nonostante lo stesso ministro si è recato in India pochi giorni dopo per discutere di affari con Nuova Delhi dispensando sorrisi e strette di mano a chi ha ingannato gli italiani usando la forza per arrestare i nostri militari.

Il viceministro Staffan De Mistura, che ieri ha incontrato i famigliari dei due fucilieri, intervistato al Tg 5 ha detto che se gli esami balistici dimostrassero che i proiettili che hanno colpito i pescatori indiani sono italiani «la nostra formula è che tutti possono sbagliarsi soprattutto in condizioni di tensione. Sono militari che facevano il loro dovere e in questo caso vengono giudicati in Italia». Finora però l’Italia aveva  escluso ogni ipotesi di responsabilità dei militari italiani nella vicenda. Nell’intervista  Latorre precisa che «siamo scesi dalla nave perché ci è stato detto di farlo» ma aggiunge un «non rispondo» alla richiesta di indicare chi avesse impartito tale ordine. Toccherebbe al governo fare chiarezza. Latorre ha espresso anche dispiacere  per la morte dei due pescatori «come ci dispiace della morte di altri cinque pescatori indiani in un incidente con una nave pochi giorni dopo».  Secondo la Guardia costiera indiana una nave di Singapore, la Prabhu Daya ha speronato il primo marzo il peschereccio Don-1 al largo delle coste del Kerala causando la morte di cinque pescatori. La nave ha raggiunto il porto di Chennai per accertamenti su “invito” delle autorità indiane ma sembra che i pescherecci indiani abbiano il brutto vizio di avvicinarsi ai mercantili in transito in acque internazionali.

di Gianandrea Gaiani

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Commenti all'articolo

  • fossog

    19 Marzo 2012 - 17:05

    Abbiamo una politica, una classe dirigente, selezionata nei decenni in base al MARCIUME DELLE FISIME DELLA RELIGIONE CATTOLICA. Buonismi inutili e suicidi, belati da pecora, ed il porgere l'altra guancia quando le guance sono SOLO quelle dei cittadini e non le loro. Siamo un paese senza nervo e senza credibilità, la GB lo aveva ben capito quando non ci ha detto nulla dell'ultimo blitz in nigeria.... le nsotre istituzioni BELANO, non AGISCONO. Ed io mi sono rotto di essere rappresentato in questo modo ignorante e disonesto daq gente MARCIA NEL CERVELLO.

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  • Roro

    19 Marzo 2012 - 16:04

    Carissimo AMEy9k, tu che sei cosi bravo ed esperto di diritto navale , e che hai già condannato i due Maro e anche l'ITALIA firmati con il tuo nome e abbi il coraggio delle tue affermazioni, secondo me e sempre meglio attendere le decisioni dei giudici e mai sbilanciarsi a priori.Saluti Roberto Ippolito

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  • amey9k

    19 Marzo 2012 - 13:01

    Non c'era altra nave dei pirati nella zona quando i pescatori sono stati uccisi. Se ci fosse alcuna, allora non ci sarebbe stato un allarme a livello mondiale per lo stesso e lo stesso messaggio sarebbe stato ripreso dai indiani stazioni della Guardia Costiera nelle vicinanze. Non importa come si guarda al recente incidente Enrica Lexie, l'azione canaglia della petroliera italiana nelle acque indiane ricorda l'età di arroganza marittimo. Con i cittadini indiani erano stati uccisi in mare da marines della marina italiana, le autorità indiane hanno ora una grande responsabilità sulle loro mani per portare i colpevoli alla giustizia. Hanno anche il dovere verso la comunità marittima internazionale. Questo non sarà facile. Se fattori esterni sono autorizzati a intorbidare le acque, sia che si tratti sottigliezze diplomatiche o sentimento religioso, il compito sarebbe ancora più difficile. Anche se l'incidente ha avuto luogo esattamente nella zona marittima dell'India di responsabilità, avvocati astuti mare vorrebbe farci credere che l'Italia, e non l'India, ha il diritto di gestire questo caso. Affermare che il luogo esatto dell'incidente potrebbe essere appena al di là dell'India limite di 12 miglia territoriale è un tentativo fragile tojustify lo stand italiano. Se non altro, era Enrica Lexie rimasto sulla sua pista oceanica, non sarebbe passato da nessuna parte nei pressi della zona marittima contigua dell'India. Ma avendo ovviamente alterato lungo la costa del Kerala, la petroliera italiana si trovò improvvisamente vicino a una barca indiana. Nel processo, che ha sparato e ucciso innocenti pescatori indiani che solcavano il loro mestiere nelle acque indiane. Legato da Singapore verso l'Egitto, il passaggio di Enrica Lexie avrebbe preso la nave tra due punti caldi della pirateria - Stretto di Malacca e il Corno d'Africa, vicino alla Somalia. E 'quindi probabile che la pirateria fobia può aver spinto il comandante italiano ad avere la nave abbracciano la costa del Kerala e rimane, il più a lungo possibile, sotto la copertura di sicurezza indiane forze marittime. E 'difficile accettare la versione italiana su un imminente attacco dei pirati che hanno innescato l'incidente. Se la causa della reazione di panico era un messaggio flash segnalare un attacco di pirati nelle immediate vicinanze, come è possibile che un tale messaggio, che sarebbe stato un mondo a livello di allarme, ha ottenuto solo una nave solitaria italiano? Nessuna delle stazioni di controllo a livello globale in rete nel anti-pirateria griglia ricevuto questo messaggio. Né il messaggio raggiungere qualsiasi della Marina indiana e della Guardia Costiera centri operativi incaricati di eseguire le operazioni anti-pirateria nell'Oceano Indiano. Non è stato addirittura ricevuto dalla sede operativa della Marina indiana e Guardia Costiera a Kochi, che per caso proprio accanto. È comunque evidente è che questo prepotente azione della nave italiana contro innocenti pescatori indiani milita contro i principi stabiliti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS). Non solo l'incidente avviene anche all'interno della zona economica esclusiva India (ZEE), ma, soprattutto, l'italiano tanker Enrica Lexie sfacciatamente violato un fondamentale diritto marittimo internazionale, prescritto come 'Codice della Strada' in mare e noto ad ogni marinaio vale la pena il suo sale: le navi da pesca impegnate in operazioni hanno sempre diritto di precedenza. In conformità con questa regola della strada che è stata ratificata da UNCLOS, era obbligatorio per la nave italiana di effettuare una schivata e mantenere viceversa chiare del peschereccio indiano e non. Non solo Enrica Lexie violare questa legge fondamentale, ma lo ha fatto all'interno ZEE dell'India. La nave italiana ulteriormente aggravata la sua offesa con il lancio di un attacco al peschereccio indiano che aveva tutto il diritto di essere lì. Senso di colpa Enrica Lexie sembra evidente dal modo in cui subdolamente sfrecciato dalla scena d'azione e probabilmente mai aspettato che sarebbe stato rintracciato e intercettato in mezzo all'oceano, le navi e aeromobili della Marina Indiana e la Guardia Costiera. Da questa sequenza, è ovvio che il comandante italiano e il suo equipaggio ha avuto poca o nessuna conoscenza di interna-zionale prescritte procedure anti-pirateria. Inoltre, aveva fatto i compiti, il capitano avrebbe dovuto sapere che le acque costiere al largo della costa di Malabar abbondano in attività di pesca. L'equipaggio della Lexie Enrica avrebbe almeno dovuto sapere cosa aspettarsi. Ma più di ogni altra cosa, era calzato slip-organizzazione e lo scollamento tra l'orologio ponte e guardie armate che in realtà ha portato a questo goof-up. Che tutto è avvenuto alla luce del sole rende l'azione irregolare di Enrica Lexie imperdonabile. Imbarazzato dalla prepotente azione della sua nave mercantile, il governo italiano sarebbe naturalmente piacerebbe minimizzare questo incidente e coprire la follia dei suoi marittimi. Ma è difficile credere che la professionalmente addestrati marines della marina a bordo di Enrica Lexie agito impulsivamente per conto proprio e girato la barca indiana di pesca senza tutte le istruzioni del comandante o l'ufficiale di guardia. Se questa versione italiana di eventi è vero, deve allarmare la comunità internazionale marittimo. La prospettiva di grilletto facile guardie Running Amok in mare è certamente sconcertante. E per questo pure, l'India non deve far passare questo incidente.

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