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Paragone: Governo ha tradito le piccole imprese del Nord

L'analisi: Pagano più Iva e i costi della riforma Welfare, ma aspettano ancora i soldi dello Stati. Pmi abbandonate

Paragone: Governo ha tradito le piccole imprese del Nord

L’altro giorno il presidente di Rete Italia Marco Venturi si è sfogato contro il governo per la leggerezza con cui sono trattate le piccole imprese nella trattativa per la riforma del lavoro. E’ incredibile come il mondo imprenditoriale più rappresentativo del Paese sfugga all’analisi attenta della politica e della società. Eppure venerdì scorso questo mondo ha pagato una paccata di soldi – uso questo termine così magari il ministro Fornero comprende – per l’iva: è sempre così, quando c’è da pagare e da risanare le casse dello Stato si bussa alla porta dei soliti a prescindere dal fatto che il grosso di questi imprenditori debba pagare l’iva senza aver ancora incassato il dovuto. “Siamo figli di un dio minore” si lamentano agricoltori, artigiani, esercenti. Magari: sono figli di nessuno.

In questi mesi abbiamo sentito ripetere in tutte le salse che il rigore e il cambiamento erano necessari per non finire come la Grecia, poi abbiamo letto titoloni su quanto è bravo Mario Monti ad aver abbassato lo spread e infine di quanta credibilità sui mercati internazionali abbiamo guadagnato pellegrinando di piazza affari in piazza affari. Pochissimi commentatori però hanno messo a fuoco 1) né che la spesa pubblica italiana è stata rivista dal governo Monti in modo da tagliare i tanti sprechi; 2) né che il rilancio economico passerà dalle pieghe del Cresci Italia.

Quello che manca a questo governo è l’idem sentire culturale con il mondo dei capannoni, con il mondo delle partite iva, con il mondo artigiano, con il mondo agricolo (l’imu alle stalle rasenta la beffa), un mondo quasi sempre “preda” o della politica (il più grande fallimento del centrodestra berlusconiano è non aver dato robustezza alle pmi, nonostante ne fosse l’interlocutore naturale. Ma questo è un discorso che ho già fatto e su cui sono sempre pronto a confrontarmi) o delle banche, che si sono prima allontanate dai distretti per l’effetto delle macrointese successive a Basilea2, e poi, sotto le vesti della finanza, hanno giocato con le imprese in difficoltà, puntando a rivendere per guadagnare anziché affiancare l’imprenditore nella ristrutturazione o nella riconversione.

Questo mondo resta spesso solo e nella solitudine consuma anche il dramma estremo di farla finita. Le decine di imprenditori suicidi dall’inizio dell’anno sono accettate dalla politica e da questo governo con imbarazzante leggerezza: nel nordest ci sono appelli a Napolitano e a Monti che restano lettera morta. Domando: che senso ha festeggiare i 150 anni dell’Unità d’Italia e snobbare la cronaca di chi questo Paese lo ha fatto diventare grande e prestigioso in giro per il mondo. Se è importante il primo fatto, lo è allo stesso modo il secondo eppure né il capo dello Stato né il capo del governo hanno sentito il dovere istituzionale di ascoltare le rivendicazioni di questa gente. Eppure è lo Stato a tradire l’impresa. Lo Stato non paga i lavori pubblici eseguiti dagli imprenditori edili e pur essendo debitore chiede il rispetto di tutti i balzelli altrimenti scattano i meccanismi di Equitalia oltre che l’infamante accusa di “evasore”. Lo Stato non garantisce una giustizia civile capace di assicurare il pagamento delle prestazioni di lavoro (è possibile che stia vincendo la linea del “Non ti pago, fammi causa poi si vedrà”?). Lo Stato ha una tassazione tra le più elevate e di contro offre servizi e infrastrutture non all’altezza. Lo Stato non è competitivo per costo del lavoro, per burocrazia, per politiche creditizie. Uno Stato che se è eccessivo dire sia nemico dell’impresa di sicuro non è amico.  Eppure questo Stato è sempre stato rispettato dagli imprenditori, nonostante tutto.

Nel nord la crisi della politica ha sempre questa causa. La Democrazia Cristiana pagò a caro prezzo la delusione degli imprenditori, i quali abbracciarono la Lega e Forza Italia convinti che il federalismo e la rivoluzione fiscale promessi fossero la soluzione all’immobilismo e all’arretratezza italiana. Oggi entrambi i partiti stanno facendo i conti con la stessa insofferenza e la stessa insoddisfazione di allora. Per non dire di Confindustria, la cui pesantezza è pari a quella della Cgil-Cisl-Uil. Sotto la presidenza della Marcegaglia il mondo della media e della piccola impresa è rimasto senza reale rappresentanza. Un giorno un industriale piemontese mi disse: “Che senso ha tenere in piedi un carrozzone fatto solo di riunioni, convegni del menga e poltrone da spartirsi? Ma lì qualcuno ce l’ha ancora una fabbrica dove andare?”. Uno sfogo certo, ma non isolato.

L’esperienza di Rete Imprese poteva essere una casa alternativa, ma anche lì i risultati sono assai scarsi. Ai tanti artigiani e ai tanti imprenditori che incontro per il mio programma dico sempre: alzate la voce, fatevi sentire. La risposta per ora è rassegnata: “Lo facciamo dentro i capannoni, da soli. Non abbiamo imparato a uscire ognuno dal proprio cancello”.
Sarebbe ora di farlo: cari piccoli, uscite dalla foresta!

di Gianluigi Paragone

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Commenti all'articolo

  • il capitano

    19 Marzo 2012 - 21:09

    NON CI STANCHEREMO DI SUGGERIRVI LA SOLUZIONE MANIFESTO " LIBERA l’IMPRESA " MANOVRA PER LO SVILUPPO A COSTO ZERO Premessa La Crescita è il sinonimo della Produzione, la Produzione è il sinonimo di Creazione di Reddito, Creazione di Reddito è il sinonimo di PIL, PIL è il sinonimo di abbassamento del DEBITO PUBBLICO, ma tutti questi SINONIMI resteranno tali se non si passerà agli investimenti nella PRODUZIONE. Adottare un sistema di RISANAMENTO o RISTRUTTURAZIONE del DEBITO del SISTEMA PRODUTTIVO attraverso l’adozione dei proponimenti ed i valori evidenziati nella PdL n°3804 che in sintesi si elencano nella seconda parte di questo documento , potrebbe essere l’Elemento Qualificante della Ripresa Economica e Produttiva. CARTA D’IDENTITA’ DEL DEBITO. (CASISTICHE ) • L’assenza di norme STRUTTURALI, le quali obbligano e regolamentano il rapporto dare -avere o come committente – esecutore, diventano elementi penalizzanti delle REDDITUALITA’ e degli ADEMPIMENTI. • L’inefficienza del sistema GIUSTIZIA CIVILE non consente di poter RECUPERARE i CREDITI da PRODUZIONE . • Le Pubbliche Amministrazioni non PAGANO i Fornitori e gli Operatori nei tempi derivanti dai CONTRATTI tra le parti . • Il PATTO DI STABILITA’ lo hanno dovuto sopportare i BILANCI delle AZIENDE. • Ed ancora , come se non bastasse , l’impossibilita di essere regolari per ottenere il DURC (documento unico di regolarità contributiva) vietando così la possibilità di LAVORARE. • AMMINISTRAZIONI PRIVATE senza stato di RESPONSABILITA’ con gli OPERATORI alla MERCE’ di RICATTATORII sistemi COMPORTAMENTALI • Come se non bastasse, EQUITALIA con un sistema Sanzionatorio, frutto di Norme di derivazione Parlamentare, la quale crea pregiudizio per ottenere linee di CREDITO e difficoltà di RIENTRARE DALLO STATO DEBITORIO DICHIARATO E’ NON EVASO. • Non ultimo il binomio DIRITTO – DOVERE che dovrebbe essere determinato dall’efficienza delle LEGGI delle TUTELE ma che non trova nelle stesse il parallelismo necessario per la pariteticità del risultato e del rapporto. Alcune , non TUTTE le CAUSE. QUESTO NON E' UN CONDONO, MA UN PROGETTO PER LO SVILUPPO I punti QUALIFICANTI della PdL n° 3804 On. Polledri, Stucchi, Reguzzoni Pionati Vantaggi per il CONTRIBUENTE • Pagamento dello stato originario del Debito • Eliminazione delle Sanzioni , Interessi ed Aggi • Pagamento del 10% di sopratasse sul Debito Originario • Ripresa della possibilità di poter accedere alle Linee di Credito (oggi impossibile per il perdurare dello stato delle pregiudiziali inibitorie, è causa di USURA). • Ripresa della produzione con costituzione di nuova redditualità Riassunzione delle figure qualificanti l’attività (dipendenti) • Recupero del Contribuente del suo Valore Sociale e Morale VANTAGGI PER LO STATO • Recupero del 90% dello stato di credito vantato in tempi ragionevoli con l’immediatezza di introitare capitali senza che l’Ente preposto alla riscossione e di conseguenza anche lo Stato fossero gravati da spese e procedure ( in 20 anni non più del 50% oggi la media del recupero del pregresso si aggira intorno al 2,5% su base annua ) • Recupero del 10% come stato sanzionatorio • Risparmio degli importi da sostenere per finanziare gli Ammortizzatori Sociali (CIG e DISOCCUPAZIONE, MOBILITA’ (mediamente lo Stato ne finanzia il triennio di legge) • Ripresa Economica per la nuova Redditualità del Sistema Produttivo • Ripresa dei Consumi e Beni Strumentali quindi con ripresa dell’industria manifatturiera pari a quella generata dalla Legge 449 sulle ristrutturazioni • Introito IVA sui consumi e acquisti • Ripresa del Mercato Interno dal quale è risultante il 75% del PIL • Assenza di cancellazioni e fallimenti delle Imprese • Le imprese che si cancellano dagli elenchi camerali diventano Lavoratori in Nero perché con l’eventuale assunzione rischierebbero il 1/5 dello stipendio • Le cancellazioni diventano l’iscrizione di nuova azienda con la quale operare per togliere i debiti della precedente attività , conseguenza che dopo tre anni va in crisi la nuova attività • I punti qualificanti di questa proposta interessano il 75% delle partite IVA , con particolare incidenza in quelle con Storia e con Dipendenti. REGOLAMENTO di DIFFERENZIALE APPLICATIVO • IL 10% per importi dichiarati • IL 20% per importi derivanti DA EVASIONE ACCERTATA ed ACCLARATA. Documento Elaborato da Giovanni Bevacqua Coordinatore Nazionale Gruppi di Proposta e Presidente Regionale Calabria Confartigianato Edilizia

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  • roberto19

    roberto19

    19 Marzo 2012 - 12:12

    nella impossibilità di tradire le GRANDI IMPRESE del SUD!

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  • roberto19

    roberto19

    19 Marzo 2012 - 12:12

    ... però la chitarra non la suona molto bene!

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  • wilegio

    wilegio

    19 Marzo 2012 - 12:12

    Ci vuole una bella faccia a sostenere che l'attuale governo sta facendo bene! Sta sostenendo benche e confindustria, principali artefici della nostra rovina, appoggia quegli industriali che delocalizzano e sta facendo pagare un prezzo altissimo alla PMI, unica parte sana e produttiva del nostro Paese, unica componente che potrebbe, se aiutata, far risalire il tasso di occupazione e di produttività. Possibile che non la capiscano? No... in realtà lo capiscono benissimo, i vampiri! Solo che loro agiscono su preciso mandato di varie "parti" che vogliono la rovina, e non la salvezza dell'Italia. E i partiti? A parte il fatto che sono tutti sotto continuo ricatto, soprattutto il pdl, non hanno possibilità di interagire: o appoggiano o non appoggiano, dal momento che si va avanti solo a colpi di fiducia. La corda è molto tesa, ma ci vorrà ancora un po' prima che si spezzi. In numeri, quanti morti suicidi ancora?

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