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Saccucci, il docu-film sul pugile del Duce che vale più di una lezione di storia

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Saccucci, il docu-film sul pugile del Duce che vale più di una lezione di storia

Vado al sodo: il 21 marzo potrete vedere in molte sale cinematografiche di Italia “Il Pugile del Duce”, un docu-film che vale più di una lezione di storia. Non a caso l’ha firmato come regista Tony Saccucci, un professore di storia e filosofia di quelli rari da incontrare, perché sa guardare i documenti senza pregiudizi e ha una curiosità naturale per il mondo di oggi e di ieri che come pochi sa trasmettere ai suoi studenti. Il docu- film prodotto dall’Istituto Luce fa conoscere una storia dimenticata per decenni: quella di Leone Jacovacci, pugile campione europeo dei medi nel 1928, morto a Milano come portiere di condominio nel 1983, quando nessuno si ricordava più di lui. Un pugile che aveva la pelle nera nell’Italia del fascismo e nell’Europa che stava per essere dominata dal nazismo…

Il film di Saccucci per chi lo dovesse perdere sarà visibile anche grazie al dvd che uscirà arricchito da altre immagini e documenti, ma vale la pena di essere visto non solo perché è una storia straordinaria finita nei cestini della memoria per troppi anni, ma perché è lezione per l’oggi. Al centro c’è un filmato dell’istituto Luce: quello dell’incontro per il titolo europeo dei medi che per la prima volta nella storia vedeva contrapposti due italiani: Mario Bosisio, beniamino dei gerarchi di Benito Mussolini e Leone, il mulatto romano (che aveva madre congolese). Quel match fu dominato da Jacovacci, che vinse a sorpresa ai punti. Nel filmato del Luce ci sono tutte le riprese. Anche l’ultima. Ma non fino alla fine: sono tagliate proprio le immagini della conclusione dell’incontro e la proclamazione della vittoria del pugile mulatto, con braccia e guantoni protesi al cielo…

E’ da quei fotogrammi che mancano che Saccucci costruisce il suo film, che è narrato da Mario Valeri, lo scrittore che ha raccontato la storia del pugile mulatto. Da lì si ramificano i flash back: la storia personale di Leone, l’avventura del padre romano in Congo, la sua infanzia, la fuga ancora giovinetto da una Roma dove è difficile avere la pelle scura, il peregrinare in un’Europa razzista dove non è più facile farcela, il falso nome e la nazionalità britannica finta per esercitare la sua grande passione: il pugilato. E poi il ritorno in Italia, la falsa identità svelata, il popolo di Roma che ne fa un beniamino, il regime che prima lo ignora e poi lo subisce fino a quel colpo di cancelletto. La stampa che riflette quelle due italie: a Roma attenta al popolo entusiasta, a Milano pronta a infilzarlo proprio per lo scandalo della pelle nera. Saccucci intreccia così poco più di un’ora di filmato sapientemente montato, dove si alternano immagini e documenti e la narrazione appassionante lascia senza che te ne accorga il passo agli archivi della storia.

Amputato come quel filmato del Luce, Jacovacci perderà quasi in silenzio anche il titolo conquistato in quel 1928, e finirà ai margini di quell’Italia sportiva, ancora citato per qualche incontro di lotta (anzi, di catch) e poi colpevolmente chiuso in un baule della storia da non riaprire più anche dopo la guerra e la caduta del fascismo. Solo Enzo Biagi lo scoverà a inizio anni ’60 (un filmato è contenuto nel dvd di Saccucci) e qualche giornalista lo incrocerà in un bar di periferia a narrare le sue gesta agli astanti, facendo vedere i guantoni che conservava nella sua grigia portineria. Eppure quella di Leone è una storia che funzionerebbe benissimo anche in una fiction dei nostri tempi, e meriterebbe un capitolo nei libri di storia. Bisogna dire grazie a Saccucci per averla tirata fuori con lavoro così certosino e approfondito dalla polvere che l’aveva sepolta. E bisogna non perdersela questa volta…

 

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Commenti all'articolo

  • rendagio

    25 Marzo 2017 - 19:07

    sicuramente la BOLDRINI sarà in prima fila per la visione in compagnia della cricca mafiosa di governo, pur di buttare fango sulla vera storia d'Italia..

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