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La figuraccia ad Expo, l’sms di Landini: ecco i veri segreti di Renzi

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La figuraccia ad Expo, l’sms di Landini: ecco i veri segreti di Renzi

Premetto: “Avanti”, il libro di Matteo Renzi che ormai conoscerete a memoria perché non c’è giornale e canale tv che non l’abbia presentato e anticipato, per due terzi è un libro noiosissimo che riflette la bulimia del suo autore e non riesce ad andare al di là della propaganda un po’ stantia. Ma quel libro è anche una grande occasione mancata, perché poteva essere il racconto di quel che non era noto, il potere svelato dietro le quinte da chi ce l’ha avuto in mano più di mille giorni, la rivelazione di qualche segreto di palazzo.

Lo dico perché in un terzo del suo libro qualcosa di simile traspare sia pure senza grandi rivelazioni e con troppa timidezza. Ho ha fatto a bocconcini quella parte, isolando almeno alcune curiosità sfuggite alla stampa e alla tv, e qui ve le offro. Racconta ad esempio Renzi di essersi pentito in una sola occasione di avere martellato gli italiani su Expo 2015. Fu durante la visita alla struttura del presidente kazako Nazarbaev, a cui avrebbe voluto vendere infrastrutture made in Italy. E quando stava per riuscirci, fece una figuraccia senza via di uscita che mandò tutto all’aria. Ecco come la racconta lo stesso Renzi nel suo libro: “ In aereo verso Milano studio a lungo i dossier e ho già visitato il Kazakistan: conosco le priorità commerciali, dal gas all’agroalimentare. Ho in cartellina la richiesta di mettere l’accento sulle infrastrutture, e nell’incontro di delegazione che precede il pranzo insisto molto sulla qualità italiana. Come facciamo noi le opere pubbliche, caro Nazarbaev, non le fa nessuno al mondo, sa? Non pensi che siamo bravi solo a fare da mangiare, metta alla prova la professionalità delle nostre imprese edili.

Concordiamo una serie di misure molto utili e finalmente possiamo prendere l’ascensore e salire nella sala dove ci attende il pranzo. Sono circa 16 secondi. Al nono secondo l’ascensore si blocca. E si blocca per 47 lunghissimi minuti. Sono un po’ in imbarazzo, perché sulla qualità delle opere pubbliche italiane ho già detto tutto. Lui mi guarda, io lo guardo. Fa caldo. Siamo circondati dalle sue guardie del corpo. E da due validi agenti di polizia che ci aiuteranno uscire dalla poco piacevole situazione. Sfodero il sorriso migliore. Ma un sorriso per 47 minuti si chiama paresi, non sorriso. Cerco di parlare del più e del meno. Il caldo cresce, il nervosismo pure. Al 20º minuto gioco la carta dell’Iran. Come vedi, caro presidente, il futuro dell’Iran dopo gli accordi di Vienna? E lui mi risponde “molto interessante. Apprezzo il tentativo di cambiare argomento. Ma ti spiegherò la mia posizione a tavola, appena usciamo da questo dannato ascensore”.

Respinto con perdite, insomma dopo altri 27 minuti siamo finalmente liberi. Il sudore ci costringe un cambio di camicia in corsa. Poi davanti a un bicchiere di vino e un piatto di pasta, torna il buonumore. Nazarbaev mi sussurra: “Forse non siamo bravi come voi con le infrastrutture, ma da noi gli ascensori funzionano…” Touchè! Quel che si dice un tiro imparabile..”. Ecco, dopo una figura di palta così, non si capisce perché poi Renzi abbia sposato in quel modo Giuseppe Sala, che così impeccabile nelle infrastrutture di Expo non si è rivelato. Chissà perché lo ha candidato sindaco di Milano…

Parte del libro omaggia il presidente Usa Barack Obama, ma c’è anche una piccola rivelazione su Donald Trump. Perché Renzi spiega che il primo lo chiamava spesso usando la linea diplomatica, mentre Trump “mi chiama da cellulare a cellulare grazie ai buoni uffici di Flavio Briatore e Tom Barrack”.

Divertente la narrazione della visita a Cuba, e della cena “con Raul Castro, che mi racconta di come Che Guevara operassi gatti (non benissimo, a dirla tutta) (…) di come si debba fumare un sigaro. E quando gli comunico che devo ripartire per l’Italia per incontrare la mia opposizione interna, prima mi domanda: “Che cos’è l’opposizione?”, poi mi lascia un sigaro: “Portalo anche a quelli dell’opposizione, gli farà bene””. Prima di andarsene Castro firma con dedica a Renzi & c copie del suo libro. Arriva il turno di Carlo Calenda, allora viceministro. Castro scrive: “Al companero dottor Calenda”. Renzi annota: “Il companero viceministro è abbastanza imbarazzato. “Non lo diciamo a nessuno, Carlo, tranquillo. Quando ti candiderà hai con la destra, farò finta di non aver visto questa dedica”, gli sussurro all’orecchio…”.

Altro episodio curioso viene raccontato sulla visita con superdelegazione al seguito alla Casa Bianca prima dell’addio di Obama. Con Renzi c’erano anche il regista Paolo Sorrentino e il comico Roberto Benigni, “Che danno vita a un siparietto che purtroppo noi ci perdiamo e che nessuno ahimè ha filmato. Chi lo ha visto racconta sia degno di amici miei, con Sorrentino che cerca di fumare nel giardino della Casa Bianca, forse il luogo più antitabagista del pianeta sotto la presidenza Obama, spalleggiato da Benigni nel dialogo con la sicurezza americana. In compenso, appena rientrato dentro la Casa Bianca e portato alla stretta di mano col presidente Benigni parte: “stai attento Barack, che questo che hai accanto”, dice indicandomi con sguardo truce portando la mano all’orecchio del presidente, ” è un pericolosissimo dittatore. lo sappiamo tutti in Italia. Facciamo anche un referendum per questo. Ricordatelo: è un dittatore”.”

Negli Usa Renzi si incontra a Detroit anche con il signor Fiat Sergio Marchionne, nel frattempo divenuto pure signor Chrysler. E rischia l’incidente diplomatico, per colpa della sua signora: “Quando arrivo”, racconta l’ex premier, “accompagnato da mia moglie, Marchionne scopre che Agnese di cognome si chiama Landini. ‘Non mi dirà mica che è parente, vero?’ No, non è parente…”.

Incidente diplomatico evitato, anche se Renzi si guarda bene dallo spiegare a Marchionne quel che scrive in altra parte del suo libro sul leader della Fiom, Maurizio Landini: “la pensiamo in modo diametralmente opposto su molte cose, ma ci piace discuterne, appassionarci, litigare”. Renzi spiega: “abbiamo un rapporto di amicizia”, e rivela: “Landini sarà uno di quelli del fronte del No che il giorno dopo il referendum mi scriverà un messaggio gentile, uno dei pià affettuosi e civili…”

Continua a leggere su L'imbeccata di Franco Bechis

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Commenti all'articolo

  • levantino

    26 Luglio 2017 - 11:11

    Renzi sta dicendo a Landini quante persone ha imbrogliato nel giro di vendita delle pentole.

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  • vilmacastelli

    15 Luglio 2017 - 15:03

    ma Benigni che ci azzeccava?? per far riderfe non bastavano già Renzi e Obama??

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