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Che furbo Gentiloni: in Bankitalia un’anatra zoppa

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Che furbo Gentiloni: in Bankitalia un’anatra zoppa

Paolo Gentiloni interpretando in modo molto particolare la legge di riforma del risparmio del 2006 ha deciso di tornare a un governatore a vita della Banca di Italia, nominando ancora una volta Ignazio Visco. L’attuale governatore resterà al comando così 12 anni, che si sommano ad altri 4 anni di presenza nel direttorio, per un totale di 16 anni. Il solo governatore a tempo della Banca d’Italia resterà così Mario Draghi, che è restato in sella per sei anni come era nello spirito della riforma.

Prima di lui i governatori venivano chiamati a vita, anche se la formula era impropria: semplicemente non avevano una scadenza di mandato, ma erano comunque revocabili in qualsiasi momento dal consiglio superiore della Banca di Italia. Questi governatori a vita sono restati in sella più o meno quanto Visco: 13 anni Vincenzo Azzolini (più 2 nel direttorio), 3 anni Luigi Einaudi, 12 anni Donato Menichella (più 2 nel direttorio), 15 anni Guido Carli (più 2 nel direttorio), 4 anni Paolo Baffi (più 15 nel direttorio), 14 anni Carlo Azeglio Ciampi (più 4 nel direttorio metà da direttore generale e metà da vicedirettore generale), 12 anni Antonio Fazio (più 11 nel direttorio).

La nomina fatta dal presidente del Consiglio italiano tradisce con evidenza lo spirito della riforma che voleva evitare di dare a un uomo solo eccessivo potere (e 16 anni nel direttorio questo sono) e relegare a casi eccezionali la possibilità di un mandato da 12 anni come governatore (ma nella legge si intenderebbe senza altro mandato nel direttorio). Gentiloni non ha fatto questa scelta dicendo che i sei anni di guida di Visco sono stati così brillanti e straordinari da rendere necessaria la consegna di quel superpremio che la conferma è. Non ha avuto il coraggio di dire la sola cosa che avrebbe giustificato questa scelta, perché non è che il premier sia così coraggioso e teme come altri politici i fischi.

Gentiloni ha accompagnato una riconferma così atipica con una straordinaria castroneria: l’avrebbe fatto per difendere l’autonomia della Banca di Italia. Questa presunta difesa ieri è tracimata nel profluvio di commenti politici di chi lodava la scelta del premier. E’ grottesco, perché è palese come non sia affatto autonoma una istituzione la cui guida viene scelta dal capo dell’esecutivo. Per difendere l’autonomia della Banca d’Italia banalmente Gentiloni avrebbe dovuto dire: il governo non sceglie nessuno, ma accetterà qualunque nome raccolga il consenso del consiglio superiore della Banca d’Italia, che ne ha garantito l’autonomia reale fino a quella riforma del 2006. Ma Gentiloni nemmeno questo coraggio ha avuto, e bisogna comprenderlo come faceva il Manzoni con il suo don Abbondio: se uno il coraggio non ce l’ha di natura, mica se lo può dare…

C’è un secondo motivo per cui il premier non ha affatto difeso l’autonomia della Banca d’Italia che ovviamente non sarebbe stata offuscata dalla nomina di un governatore nuovo di zecca: Visco sarà un’anatra zoppa, e Gentiloni lo sa benissimo. Il dante causa del premier si chiama infatti Matteo Renzi, e da tempo è partito all’attacco di quel gruppo di comando della banca centrale italiana di cui Visco era l’emblema. Avergli dato uno schiaffo come quello avvenuto ieri con la scelta del bis al vertice non acquieterà né Renzi né il gruppo di comando del Pd. Anzi, farà aumentare esponenzialmente il fuoco sul Governatore, anche attraverso la commissione di inchiesta sulle banche. Altro che difesa dell’autonomia: con questa scelta Gentiloni ha messo non un uomo, ma l’istituzione stessa nel mirino di una lunghissima campagna elettorale. E in via Nazionale si ballerà.

Ignazio Visco è un economista di ottima preparazione anche se poco conosciuto (ancora oggi lo confondono con l’altro Visco, Vincenzo- Dracula, l’arcigno ministro delle Finanze del pci-pds-ds-Pd). Ha una passione per i temi della formazione del capitale umano e del sistema scolastico. Non è mai stato un esperto di banche, e nei sei anni da Governatore questo è sempre stato il suo fianco scoperto. Mai tante crisi bancarie come nel periodo, mai tanti manager del settore capaci di farla sotto il naso alla Banca di Italia che non vedeva e non capiva. Nessuno ha messo in dubbio la buona fede del Governatore, che è persona limpida. Il limite personale è stato quello di dare credito oltre misura a un banchiere che tale non era come Gianni Zonin della Popolare di Vicenza. E’ capitato ad altri governatori quell’errore di valutazione, e non è sufficiente a un processo. Ma era abbastanza per non avviarne la beatificazione come da ieri è capitato. E’ stato uno schiaffo a Renzi, e sono problemi loro. Ma anche una sberlona ai risparmiatori truffati, che dopo il danno subiscono pure la beffa.

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