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Siate seri, non è il caso Boschi il cuore del problema delle truffe bancarie

14 Dicembre 2017

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Siate seri, non è il caso Boschi il cuore del problema delle truffe bancarie

Sono andato a rivedermi lo storico delle agenzie e i documenti parlamentari ufficiali su Banca Etruria dopo che il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, ha sollevato un putiferio svelando di avere incontrato più volte l’allora ministro dei rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi parlando con lei anche della ventilata fusione fra Banca Etruria e Banca Popolare di Vicenza (secondo Vegas nell’aprile 2014). Ne è seguita una polemica accesa: molti accusano la Boschi di avere mentito davanti al parlamento, davanti a cui avrebbe detto che mai si era occupata di Banca Etruria: la bugia sarebbe così clamorosa da imporre le sue dimissioni dal governo. Lei si difende sostenendo di non avere mentito, sfidando chiunque a provare il contrario.A parte che mentire in politica non sarebbe cosa così rara, ho raccolto la sfida e sono andato a controllare: ha ragione la Boschi. Trovo nello storico delle agenzie decine e decine di dichiarazioni di esponenti politici che ripetono nel tempo che la Boschi avrebbe assicurato davanti al Parlamento di non essersi mai occupata di Banca Etruria. Ma davanti alla Camera dei deputati lei si è difesa il 18 dicembre 2015 e non ha mai pronunciato quella frase che le viene attribuita nè detto qualcosa che anche lontanamente potrebbe assomigliarvi. Questo è il link allo stenografico del suo intervento di allora: http://www.camera.it/leg17/410?idSeduta=0539&tipo=stenografico#sed0539.stenografico.tit00020.sub00020.int00020

Ho scritto decine di articoli sulle vicende di Banca Etruria, e fatto inchieste anche approfondite su Pier Luigi Boschi e gli amministratori di allora. Giudico inopportuno che l’allora ministro dei rapporti con il Parlamento si intrattenesse con il presidente della Consob o con il numero uno di Unicredit Federico Ghizzoni a parlare del futuro di Banca Etruria: non le competevano quegli incontri, e avrebbe dovuto astenersi dall’occuparsi del futuro della banca di cui suo padre era prima consigliere e membro di comitati ad hoc e poi vicepresidente. Però non ha mai detto di essersene astenuta dal farlo, e quindi non è vero che abbia mentito al Parlamento su questo. Oltretutto all’epoca la si accusava di altro (avere ottenuto un vantaggio economico per sè o i propri familiari), e quindi su altro si difendeva: nessuno le ha chiesto in quell’occasione se aveva parlato di Banca Etruria con istituzioni o soggetti economici.

Capisco che siamo in campagna elettorale, e che il caso Boschi non a caso sia al centro in tutti i suoi risvolti della commissione di inchiesta sulle banche. Ma sinceramente non è lì il cuore dei crack bancari di questi anni e dello tsunami che ha travolto e rischia di travolgere ancora migliaia e migliaia di risparmiatori. Se anche la Boschi avesse mai fatto pressioni su Ghizzoni o altri per salvare Etruria, sarebbero state assai inefficaci: nessuno è intervenuto a salvare la banca e con essa anche chi aveva acquistato azioni o obbligazioni subordinate. Per serietà nei confronti dei drammi dei risparmiatori sarebbe importante lasciare perdere la campagna elettorale, e cercare la verità su quel che è accaduto e su quel che avrebbe potuto essere evitato anche per prevenire nuove vicende simili con il carico di disperazioni e ferite che si portano addosso.

Siccome le banche non sono state salvate, è interessante capire non tanto chi abbia provato a salvarle facendo finanche pressioni inutili (non ci è riuscito), ma chi ha avuto responsabilità in quel dissesto e chi potendo prevenirlo non l’ha fatto. Sulle eventuali malefatte degli amministratori sta indagando la magistratura, e ci sono procedimenti già incardinati: non ha molto senso audire gli indagati come testi (come è avvenuto con Gianni Zonin), perché essendo coinvolti come imputati non hanno alcun  obbligo di dire la verità, e quindi contano balle o fingono di non ricordare: è la loro strategia difensiva. Forse sarebbe opportuno si indagasse anche su quanto avvenuto nel periodo delle gestioni del commissariamento imposto da Banca di Italia a molti di questi casi, perché anche lì si può trovare più di una spiegazione del crack. Per fortuna ora si sta indagando finalmente sulla incredibile vendita sottocosto di 320 milioni di sofferenze di Etruria al Credito Fondiario a meno di una settimana dal decreto di risoluzione: in quell’atto c’è gran parte del disastro che poi è arrivato (lo abbiamo raccontato nel dettaglio su L’Imbeccata).

Man mano da documenti e testimonianze sta emergendo come le autorità di controllo- Consob e Banca di Italia- conoscessero benissimo la situazione di dissesto e anche la mala gestio delle banche poi finite in crisi. Nonostante questo prospetti chiaramente truffaldini nei confronti dei risparmiatori (come quelli delle subordinate Etruria) sono stati approvati dalla Consob. Non solo, ma in Etruria sono entrati in quegli anni l’ex direttore generale della Consob Massimo Tezzon e l’ex segretario generale Claudio Salini, in barba a qualsiasi elementare norma sul conflitto di interessi: bisogna impedire che un incesto di questo tipo possa mai ripetersi. Così come dubbi seri ci sono sulle ispezioni della Banca di Italia alle banche venete e sulla generosità con cui si è finto di non vedere o di considerare poco rilevanti comportamenti che avrebbero dovuto essere proibiti e perseguiti.

Sono tanti in generale quelli che non possono auto-assolversi, ma anche per quello che potrebbe ancora accadere, è necessario capire perché il sistema dei controlli abbia fallito come effettivamente hanno fallito sia Consob che Banca di Italia. E’ a questo che si dovrebbe pensare più che ai propri dividendi elettorali. Guardando ai risparmiatori truffati e ai drammi personali di chi abbia perso tutto quello che aveva con il rispetto e la serietà che ci vorrebbe.

 

Continua a leggere su L'imbeccata di Franco Bechis

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Commenti all'articolo

  • levantino

    22 Dicembre 2017 - 01:01

    Non ne hanno mai parlato,nemmeno a tavola,col babbo. Non ci credo, E nessuno mi vieta a farlo.

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