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L'intervista

Acciaierie di Terni, Emili (Casartigiani): "Mancano le condizioni per riconoscimento dell'Area di crisi complessa"

Acciaierie di Terni, Emili (Casartigiani): "Mancano le condizioni per riconoscimento dell'Area di crisi complessa"

"Area di crisi complessa? Mancano gli obiettivi che si vogliono raggiungere”, spiega il Cavalier Ivano Emili, esponente regionale di Casartigiani, in merito al futuro delle Acciaierie di Terni e alla proposta di richiedere per il sito siderurgico, il riconoscimento dell'Area di crisi (Adcc) complessa. Riconoscimento che vuol dire fondi: tanti capitali pubblici che amministrazioni, sindacati e partiti hanno forse interpretato come possibilità concreta di rilancio dell'AST.

Partiamo proprio dalla grande azienda ternana, qual è la situazione? 
"E' nostra opinione, come Casartigiani, che le piccole imprese che operano nell'indotto non siano state sufficientemente salvaguardate. Senza contare gli aspetti occupazionali connessi al recente calo di ordinativi delle aziende collegate all'acciaieria".
La sigla della quale è coordinatore in Umbria si è detta contraria al riconoscimento dell'AdCC. Perché? 
"Allo stato attuale mancano: gli obiettivi che si vogliono raggiungere, le azioni da mettere in campo, il calcolo dei tempi per realizzarle, l'ammontare degli investimenti ed una valutazione d'impatto sociale, culturale ed economico".
Un mese fa ha avuto modo di esporre la sua posizione al Sindaco di Terni e al Governatore Marini. Cosa le hanno risposto? 
"La proposta di attuazione dell'AdCC, ha trovato immediatamente seguito all'interno sia del comune di Terni sia tra i rappresentanti della Regione. Casartigiani, invece, è rimasta sempre ferma nelle proprie convinzioni spezzando una unanimità di approvazione che coinvolge tutte le sigle politiche, associative e sindacali di questo territorio".
E come intendono muoversi sulla questione? 
"I comuni interessati, unitamente alla Regione hanno formulato istanza per l'ottenimento dell'AdCC per il comprensorio ternano, narnese e altri due comuni limitrofi. La nostra associazione ha più volte rimarcato l'assenza dei requisiti minimi espressamente richiesti dalla legge, sollevando le proprie perplessità su elementi di debolezza del nostro tessuto economico, quali licenziamenti nel comparto siderurgico e crisi della chimica a Terni".
E le vostre rimostranze sono state accolte? 
"Con freddezza da parte delle amministrazioni locali forse perché culturalmente la classe politica italiana, in generale, ha sempre manifestato più interesse verso la grande industria rispetto alla PMI".
Alla luce delle ultime vertenze, quale sarà secondo lei il futuro prossimo del Polo siderurgico ternano? 
"Le aziende che vogliono rilanciarsi, in genere, non operano una riduzione volontaria della forza lavoro in modo indiscriminato, ma agiscono premiando la meritocrazia e selezionando quali settori implementare e quali trascurare. A tale proposito la controprova è costituita dal massiccio ricorso ad orari straordinari e quant'altro per sopperire alla mancanza di personale in alcuni settori strategici, subìta dall'azienda all'indomani della riduzione degli organici. Riconosciamo comunque al management di operare in un contesto difficile, all'interno di una congiuntura economica sfavorevole, provocata anche da fattori esogeni. Lo stabilimento di Terni non é dunque irrecuperabile. La direzione, qualora attuasse i giusti provvedimenti, sarebbe ancora perfettamente in grado di restituire alla città e all'Italia, un'importante punto di eccellenza, un tempo vanto della nostra industria manifatturiera”.


di Marco Petrelli
@marco_petrelli

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