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Reddito minimo, la Cei ammonisce il governo: "No all'assistenzialismo"

Reddito minimo, la Cei ammonisce il governo: "No all'assistenzialismo"

"Servono iniziative di sostegno per chi perde il lavoro, ma sempre finalizzate ad accompagnare, in modo che non si precipiti nel buco nero della povertà", ha tuonato monsignor Giancarlo Bregantini, presidente della Commissione Cei per i problemi sociali ed il lavoro, nell’audizione alla Commissione lavoro del Senato. Citando quanto affermato lunedì da Papa Francesco all’Assemblea Cei, monsignor Bregantini ha sottolineato che "tutti gli interventi dello Stato debbono essere fatti per facilitare il servizio ai luoghi di maturazione e di crescita della società". Dunque anche il reddito di cittadinanza, di cui si discute in Parlamento, deve prevedere, "ulteriore formazione o anche servizi".

Pulire le scuole - L’arcivescovo di Campobasso, ha anche ricordato che possono esservi molti servizi da svolgere da parte delle persone in attesa di nuova occupazione. "Una scuola", ha detto, "che ha bisogno di essere dipinta oppure pulire le aiuole, o le strade". Quindi, "tutti gli interventi pubblici, compresa la cassa integrazione, non debbono mai essere finalizzate a fare niente". Si deve guardare cioè al "bene dell’individuo", ma anche a quello della società. Anche per i giovani, "non servono", ha detto, "progetti di assistenzialismo" meglio "aiutarli ad elaborare e attuare un loro progetto di autopromozione che valorizzi anche le loro capacità". Servono però "aiuti bancari" con i quali finanziare iniziative dei giovani, per mettere in atto i loro sogni".

Il chiarimento di Bagnasco - Le dichiarazioni di Bregantini che hanno sollevato un mare di polemiche, sono state in parte corrette dal cardinale Angelo Bagnasco. Pur non prendendo posizione il presidente della Cei ha osservato che "nei Paesi dove è stato inserito, mi pare si siano registrati risultati positivi: non ha favorito la nascita di una mentalità assistenzialistica, ma piuttosto ha accompagnato i disoccupati verso la ricerca di un lavoro e ha rappresentato un sostegno economico". La Chiesa sospende il giudizio anche sul Jobs Act approvato dal governo Renzi e dal Parlamento: "Abbiamo registrato reazioni positive e di fiducia per un mercato del lavoro meno ingessato, che si è messo in movimento", ha detto Bagnasco, al termine dell’assemblea generale della Cei. "Ma anche preoccupazioni per un prezzo che rischia di essere pagato in termini di precarietà e di instabilità lavorativa. Il mercato del lavoro ora è indubbiamente più flessibile, ma serve un’occupazione che non sia precaria e instabile, anche se questo non deve necessariamente tradursi in un posto di lavoro fisso e a vita".

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Commenti all'articolo

  • dipassaggio

    01 Luglio 2015 - 14:02

    il senso sarebbe che la Casta Sacedotale oltre ad essere il tramite col trascendente (cosa giustissima) vorrebbe avere anche ilmonopolio dei fondi per "aiutare" le persone in difficolta

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  • emigratoinfelix

    01 Luglio 2015 - 10:10

    sara´che i vescovi han paura che verrebbe a calare il business dell´aasistenza ai piu´poveri?

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  • cesare46

    22 Maggio 2015 - 18:06

    Prima di pulire le scuole o le strade, mandiamoli a pulire la "sporcizia" che regna in alcuni soggetti con tonaca. E' di oggi l'ultima notizia di prete pedo.........

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  • fatti neri

    22 Maggio 2015 - 17:05

    mi spiegate per quale motivo ci si dovrebbe ingegnare, impegnare, sacrificarsi, per trovare una forma di sostentamento se............... arriva senza far niente a spese di altri? è una favola, partorita da un comico in campagna elettorale, che ha fruttato al m5s 10 milioni di voti beoti,,,,e tale resterà in eterno.

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