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Pensione anticipata, ecco le 5 ipotesi del Parlamento per incentivare le uscite e risparmiare

Pensione anticipata, ecco le 5 ipotesi del Parlamento per incentivare le uscite e risparmiare

L’accesso alle pensioni è uno dei nodi principali che il Governo si sta impegnando a sciogliere nei prossimi mesi. Se il problema primario rimane quello delle coperture, ci sono già cinque criteri fondamentali attorno ai quali ruota il dibattito. Come scrive il Sole 24 Ore, si sta infatti discutendo sul pensionamento anticipato e sulla conseguente penalizzazione economica, sulla staffetta generazionale, sulle quote di valore minimo e sull’opzione donna. Alcune di queste proposte sono in discussione in Parlamento già da diversi anni, ma l’obbiettivo ora è quello di creare un testo unico che possa accelerare i tempi e permettere di inserire tutto nella legge di stabilità 2016.

Pensionamento anticipato – Attualmente per accedere alla pensione di vecchiaia sono necessari almeno 20 anni di contributi e 66 anni e 3 mesi di età per gli uomini e per le donne del settore pubblico, 63 e 9 mesi per le donne del settore privato. Con la proposta di legge 875, però, potrebbe essere introdotta la possibilità di andare in pensione in anticipo, a fronte di una riduzione dell’assegno pensionistico. Il progetto si rivolge a tutti i lavoratori, uomini e donne del settore pubblico, privato o autonomo, e prevede di andare in pensione con almeno 35 anni di contributi e un’età compresa fra i 62 e 70 anni. I soldi percepiti verranno ridotti del 2% per ogni anno di anticipo fino a un massimo dell’8%, mentre se si sceglie di lavorare oltre la soglia minima dei 66 anni l’assegno cresce di un 2% annuo fino a un massimo dell’8% ai 70 anni. La proposta di legge ha raccolto consensi sia a destra che a sinistra, ma il nono principale rimane quello delle coperture.

La staffetta generazionale – Questa è una proposta più volte citata dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti. L’idea di base è quella di risolvere, almeno in parte, due problemi in una sola volta: quello dell’occupazione giovanile e quello dell’investimento in conoscenza delle imprese. Così con “staffetta generazione”, si intende la possibilità di sostituire una parte dei lavoratori che vanno in pensione con l’ingresso di nuovi giovani. Sarebbe un percorso graduale, che prevede un contratto par-time per il lavoratore che sta per maturare la pensione, così da inserire progressivamente forze fresche in azienda.

Le quote minime – Per quota si intende la somma tra età anagrafica ed anzianità contributiva utile per conseguire la pensione di anzianità. Il sistema delle quote è stato superato dalla riforma Fornero del 2011, ma ora si pensa di reintrodurlo, in particolare con due proposte di legge. La prima, la 2945, prevede di poter accedere alla pensione anticipata con almeno 62 anni di età e 35 di contributi, una volta raggiunta la quota 100. Quindi, ad esempio, se una persona volesse andare in pensione a 63 anni dovrebbe avere almeno 37 anni di contributi alle spalle. La seconda proposta è quella della legge 2955, che prevede almeno 58 anni di età o 35 anni di contributi sempre quando la somma di questi due valori raggiunga almeno quota 100. Per entrambe ci sarà però una riduzione dell’importo pensionistico del 2-3% per ogni anno di anticipo.

Il contributivo – Se ne vocifera, ma non c’è mai stata nessuna dichiarazione ufficiale. Che il Governo e l’Inps stiano lavorando a un ricalcolo dei trattamenti pensionistici con il metodo contributivo, per adesso è da escludere. Ma non è detto che se ne discuterà nelle prossime settimane. Il contributivo ha infatti, rispetto al retributivo, il pregio (per le casse dello Stato) di calcolare le retribuzioni effettivamente erogate, restituendo con la pensione il valore totale calcolato nell’intera vita lavorativa, tanto maggiore quanto alta è l’età del lavoratore al momento della pensione. Che convenga d'altronde lo ha confermato la stessa Inps, secondo cui una parte consistente dei trattamenti verrebbe ridotta del 30% o più se dovesse essere ricalcolata con il contributivo.

Opzione donna – Introdotta nel 2004 con la riforma Maroni, l’opzione prevede per le donne la possibilità di accedere al pensionamento anticipato con 35 anni di contributi e 57 anni di età. Per bilanciare, però, si deve accettare il calcolo dell’importo pensionistico con il metodo contributivo, che porta in media una riduzione del 25-30% dei soldi ricevuti dallo Stato. Nonostante questo, negli ultimi tre anni il numero di donne che hanno deciso di usufruire di questa soluzione è cresciuto sempre più: 1.377 nel 2011, 5.646 nel 2012 e 11.527 nel 2014. Ora, la riforma Maroni prevedeva che Opzione donna terminasse nel 2015, ma visto il successo e visto il risparmio per le casse dell’Inps si sta pensando di posticipare la scadenza. Con la proposta di legge 2046 si vuole infatti estendere il periodo di sperimentazione fino al 2018, entro cui si devono maturare i requisiti per la pensione.

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Commenti all'articolo

  • tunnel

    02 Luglio 2015 - 11:11

    Cosa centra la quota 100? si può andare in pensione anticipata max, 2 anni prima dell'età pensionabile. Per il primo anno la riduzione sarò del 6,5% , e per il secondo anno sarà 13%. semplicissimo e veloce.

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  • flaviomaraston

    26 Giugno 2015 - 09:09

    Articolo con molte inesattezze. La pensione anticipata esiste già. 62 anni e 42 anni e 10 mesi di contributi. Fissi i gli anni se si vuole andare in pensione prima dei 62 anni c'è una riduzione del 1% per due anni poi il 2% per ogni anno in più. La pensione anticipata dell'articolo si riferisce ad un anticipo sulla pensione di vecchiaia a 66 anni e qualche mese rispetto all'aspettativa di vita.

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  • ohmohm

    ohmohm

    16 Giugno 2015 - 22:10

    Pazzesco.....qualsiasi sia il metodo che verrà adottato sarà sempre svantaggioso per il pensionando....che Paese di m!

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