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Fausto Boga: "Il design italiano va negli Emirati con Habitare"

Fausto Boga: "Il design italiano va negli Emirati con Habitare"

Fausto Boga è, insieme ai fratelli Felice e Cesare, alla guida del gruppo Habitare: una realtà internazionale, da sempre marchio made in Italy e oggi leader nel settore dell’arredo. Grazie ad oltre 150 anni di storia, Habitare conserva la tradizione delle lavorazioni dei materiali e la passione per lo stile italiano, aggiungendo il meglio delle nuove tendenze e tecnologie d’avanguardia per creare prodotti di lusso. A Tradate (Varese) la sede e lo showroom di 11.000 mq. e, nel 2012, la scelta di guardare verso la Svizzera per internazionalizzare il brand. Oggi Habitare International è in tutto il mondo e a Balerna, con uno showroom dedicato agli arredi per la casa, ufficio e per le strutture sanitarie. La volontà è un futuro sempre più internazionale, con prodotti e idee innovative, in grado di rispondere alle esigenze di una clientela sempre più eterogenea. Fausto Boga ci spiega, di seguito, le scelte e la storia che hanno reso grande Habitare International.

Da azienda italiana a Habitare International. Da dove è nata l’esigenza di aprirsi al mercato internazionale e in che modo è cambiata l’azienda in seguito a questa scelta? 
«La scelta di internazionalizzare Habitare nasce da una precisa strategia aziendale mirata a migliorare la rete commerciale estera, mantenendo la progettazione, la produzione e la qualità dei prodotti in Italia. Internazionalizzare, quindi, con il fine di migliorare la produttività in Italia, aumentando la vendita dei nostri arredi e progetti abitativi all’estero». 
Perché la Svizzera? 
«La scelta di aprire Habitare International in Svizzera è nata da una conseguenza diretta: abbiamo sempre avuto parte della clientela in territorio elvetico e, con la sede a Balerna adesso siamo un punto di riferimento sul territorio. Qui possiamo mostrare la qualità delle nostre installazioni abitative e dei nostri progetti nel campo dell’arredo abitativo, dell’ufficio e in quello medicale. La sede svizzera, inoltre, permette ai nostri clienti un'esperienza artistica unica, grazie allo show-room dedicato». 
In che modo SVA Group ha supportato il gruppo Habitare in questo processo d’internazionalizzazione? 
«Un lungo rapporto di amicizia mi lega a Gianluca Marano, presidente di SVA Group, e grazie alla consulenza della sua società è stato possibile intraprendere il processo d’internazionalizzazione. In seguito a uno studio di mercato approfondito, siamo partiti con il progetto strategico: fondamentale è stata la consulenza costante, in ogni fase del processo. Esperienza e know how hanno fatto la differenza, permettendoci di ottimizzare al meglio le scelte, dirigendo il nostro investimento d’internazionalizzazione in maniera sinergica, evitando perdite di tempo e errori che spesso si possono commettere». 
Habitare è oggi una realtà internazionale. Quali sono le mete future e quali, invece, quelle già raggiunte? 
«Oltre alla Svizzera, Habitare ha sviluppato un importante quota di fatturato anche nei mercati orientali: Azerbaijan, Kazakistan, Russia, paesi del Golfo e, anche grazie a SVA Group, stiamo lavorando su Dubai ed Emirati Arabi. Tutti mercati fondamentali per il gruppo, data l’altissima richiesta di design e soluzioni di arredo di alta qualità Made in Italy». 
Quale è l’approccio di Habitare alla clientela internazionale? 
«Il cliente deve sempre essere coccolato. La clientela internazionale è costantemente alla ricerca di innovazione, nel design e nello stile. Il nostro approccio è quello di capire quali sono i desideri e cercare di realizzarli. Il cliente italiano è più abituato alla qualità dei prodotti e delle soluzioni progettuali ma, al tempo stesso, ha bisogno di essere seguito in ogni passo della scelta abitativa. La nostra mission progettuale è appunto quella di creare delle visioni per la vita di tutti i giorni». 
Parlando di arredo e design made in Italy, lo stile è sempre ricercato? Quali sono i nuovi trend e come variano a seconda del mercato di riferimento? 
«Senza dubbio. Soprattutto nei nuovi mercati emergenti il made in Italy è sinonimo di stile, qualità e buon gusto. Questi mercati hanno un gap culturale da colmare, anche per questo architettura, interior design e prodotti italiani sono tra i più richiesti. Oggi, a differenza di qualche anno fa, la richiesta stilistica è sempre più indirizzata verso linee morderne, pulite e razionali, che stanno conquistando il mercato a discapito del “classico”. L’arredo risulta quindi più gradevole e, allo stesso tempo, vivibile e funzionale». 
Quali sono le opportunità e le difficoltà - se ce ne sono - di questo settore, in ambito internazionale? 
«Le opportunità sono infinite. Soprattutto nel mercato russo e nei paesi del Golf, nei quali è viva la necessità di creare nuova identità stilistica dopo decenni di regimi totalitari. Se è di qualità, il prodotto non incontra difficoltà. È l’approccio al mercato che, invece, è più delicato. Proprio per questo è fondamentale avere una chiara strategia d’internazionalizzazione. Ogni mercato ha i suoi meccanismi e le sue regole, sarebbe fallimentare usare sempre lo stesso approccio». 
Torniamo in Italia. Dal punto di vista del settore arredo, cosa pensa di Expo 2015 e quali sono, invece, le opportunità in vista di Expo 2020 Dubai? 
«L’Expo di Milano, oltre ad essere un’ottima vetrina per il made in Italy, è una grandissima opportunità di conoscenza e creazione di nuovi network. Se si possiede una strategia, durate questi sei mesi si possono gettare le basi per sviluppare eventuali future collaborazioni. Anche in vista di Expo 2020. Aziende come Habitare, ricche d’idee e con un solido piano di internazionalizzazione davanti, possano sfruttare nel migliore dei modi questa vetrina internazionale». 
Il mantra di Habitare e dei suoi fondatori è “Quando il pensiero supera il gesto”. Lei che significato dà a questa frase? Quali sono i valori che Habitare desidera trasmettere al mercato? 
«È come un credo, applicato all’ambito professionale e a quello artistico come alla vita quotidiana. La supremazia dell’idea rispetto alla sua realizzazione è il centro della nostra progettazione. Avere una buona idea è già avere successo. Una buona idea non potrà mai fallire. Noi tre fratelli Boga crediamo tantissimo ai valori legati alla famiglia. Guidiamo una squadra di professionisti con i quali si è instaurato un rapporto di collaborazione e stima reciproca. Crediamo nell’importanza dell’arte e di come essa possa influenzare positivamente la vita di tutti i giorni. Da qui è nata l’idea e la voglia di creare qualcosa di innovativo, la rivista Hestetika».  
Ci parli di questa rivista. 
«Prima di essere un progetto editoriale, Hestetika è una visione artistica. Quando è stata creata, quattro anni fa, abbiamo voluto smuovere e smontare lo statico mercato dell’editoria legata all’arte. Il progetto vuole comunicare l’arte con un linguaggio più accessibile e meno referenziale di quello utilizzato da critici e addetti ai lavori. L’arte è una parte importante del gruppo Habitare: non un elemento complementare, bensì un segno distintivo e fondamentale. L’arte è tutto nella vita, l’arte è tutto nell’abitare. Un progetto editoriale come Hestetika è il perfetto completamento di questa visione». 
Come procedi davanti a una tavola da disegno bianca? 
«L’idea è quella che conta. Il risultato poi viene da solo!».

di Francesco Duodo

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