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Test di medicina: pronti 60mila ricorsi

Test di medicina: pronti 60mila ricorsi

Non c' è pace, neppure quest' anno, per i test di ammissione alle facoltà a numero chiuso. I risultati delle prove (dell' 8 settembre) si conosceranno solo il 22 settembre, ma già sta montando la polemica: in sostanza l' anonimato delle prove non sarebbe stato garantito. E quindi, in teoria, i circa 57mila candidati per un posto nelle facoltà a numero chiuso potrebbero fare ricorso al Tar, vincerlo ed entrare in soprannumero (come già successo l' anno scorso per chi ha impugnato la prova).

Paradosso di un esame di selezione che avrebbe dovuto far dimenticare i pasticci dell' anno passato (con le accuse di illecito e i conseguenti ricorsi amministrativi), quest' anno, se possibile, il sistema individuato dal ministro Stefania Giannini per evitare pasticci ed imbrogli sembra essersi rivelato peggiore di quello dell' anno prima. Già qualche commissario (come Giacomo Cagnoli, membro della commissione per l' Umbria), ha sollevato il problema del riconoscimento dei candidati e degli elaborati.

Ora anche un esperto di ricorsi amministrativi, come l' avvocato Cristiano Pellegrini Quarantotti, che da un decennio presenta (e spesso vince) ricorsi al Tar proprio in materia di accesso allo studio, solleva più di qualche perplessità. E avverte: la «prova quest' anno è stato tutt' altro che immune da irregolarità. Se ne sono accorti anche i candidati che a decine stanno già preparandosi al ricorso».

«In particolare», spiega l' avvocato Pellegrini Quarantotti, «quest' anno, il sistema adottato dal ministero dell' Università presenta evidenti criticità. E quindi le prove devono considerarsi assolutamente illegittime».
Ma come? Le prove non sono neppure del tutto terminate (il 16 tocca agli aspiranti medici per i corsi in lingua inglese), e già saltano fuori le magagne? Pare proprio di sì.

Spiega sempre Pellegrini Quarantotti: «Il problema sorge quando il candidato consegna l' elaborato. L' identificazione, con un documento, non è prevista una volta entrati nella sede di selezione. Quindi, in teoria, il compito me lo posso far fare da un altro supercandidato (magari un medico o uno specialista, ndr), e consegnare il suo "agganciandolo" al mio nome. Il supercandidato, invece, uscirà senza consegnare l' elaborato, oppure ne consegnerà uno pieno di errori».

In effetti il meccanismo ideato quest' anno dal Miur prevede che al termine della prova ogni candidato attacchi davanti alla commissione un' etichetta autoadesiva sulla scheda anagrafica e sul modulo risposte. Ma non prevede da parte della commissione alcuna facoltà di controllo dell' identità.

Ma i pasticci non sono solo dentro le aule di commissione. Anche il nuovo sistema adottato per garantire l' anonimato non ha funzionato. «Anzi si è peggiorata la situazione», rincara la dose il legale, «non solo le etichette autoadesive recavano anche quest' anno il codice a barre ed il sottostante codice alfanumerico (circostanza che ha portato agli accoglimenti dei ricorsi del 2014, ndr), ma le operazioni di apposizione delle etichette sui moduli e sulla scheda anagrafica, nonché di sottoscrizione di quest' ultima, dovevano avvenire (come prevede proprio l' Allegato 1 al bando, ndr) alla presenza della Commissione».

Se il candidato applica il codice personale davanti alla commissione magari può essere riconosciuto «consentendo in misura ben più grave rispetto al passato, una facile individuazione della prova del candidato da parte della Commissione medesima, in palese violazione dell' anonimato».

Negli anni precedenti moltissimi candidati esclusi sono stati riammessi dal Tar grazie ai ricorsi vinti. Anche quest' anno potrebbe accadere la stessa cosa. Proprio una bella riforma, non c' è che dire. Senza considerare che le università italiane - che quest' anno mettono in palio meno di 10 mila posti - non sono strutturate per accogliere migliaia di aspiranti medici in più.

Antonio Castro

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