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Il mondo del lavoro

Io aspirante avvocato
trattata come una schiava

Lettera di un "sorcio" in uno studio legale sulle situazioni di sfruttamento e mobbing professionale

Io aspirante avvocato
trattata come una schiava

"Questa non è una semplice denuncia di quanto avviene in Italia o di quanto aumenta giornalmente il precariato. Questa è l'espressione della rabbia, messa nero su bianco di una di loro: una precaria o meglio, come li chiamano a Roma una di "quei sorci da butta' in gabbia". Ebbene, la gabbia, sembra paradossale a dirsi, è uno studio legale, uno dei tanti dove oggigiorno vengono "assunti" giovani praticanti.

"Assunzione", però è una parola grossa perché, pur se subordinata ad un formale colloquio di assunzione, ad esso non segue un contratto. Nessuna certezza dunque e la possibilità di ritrovarsi senza un posto di lavoro se "il periodo di prova" è andato male. Ebbene sì, pur avendo tutte le carte in regola per lavorare in uno studio legale, (laurea, master, esame d'avvocato già sostenuto) si viene sottoposti giornalmente ad un esame di compatibilità con lo studio. Cosa si intende per compatibilita'? Credo di non averlo ben capito ... o forse sì.

Per la mia prima esperienza lavorativa, compatibilità indicava la predisposizione ad "accompagnare" il professore saltuariamente nella sua vita privata, in cambio di una "assunzione definitiva" o, se si è più fortunate ed oltre ad esser carine si sa anche scrivere, di qualche pubblicazione. Sembra banale scriverlo. Nulla di nuovo, si diranno in tanti leggendo questa lettera, tutti lo sanno, funziona così in Italia. Per una donna è più facile, o forse più difficile, dipende dai punti di vista: devi essere carina, indossare un abbigliamento "consono ad uno studio legale" e così forse, arrivi a guadagnare anche 500 euro al mese. Ma questo "compenso" è sudato, ovviamente.

Se invece non ci si imbatte in queste tragicomiche situazioni imbarazzanti a tête à tête con il professore allora si capita in un grosso studio con praticanti sotto i 27 anni, i più non vengono retribuiti e tanti altri vengono pagati una miseria. Per miseria si intende che con tale cifra non ci si riesce a coprire neanche il rimborso spese equivalente al pranzo o ai costi per il tragitto casa-studio. E tutto ciò perché ? Beh, perché è la prassi per noi giovani praticanti avvocati. Ma mi chiedo in cosa debba consistere questa prassi. Forse è prassi l'essere sottoposti ad un supplizio giornaliero che dura dalle 9.00 alle 21 ogni giorno? Forse è la prassi essere soggetti a pressioni o stupide ritorsioni dei "boss" o forse invece di scappare dall'Italia bisognerebbe denunciare tante meschine situazioni di sfruttamento e mobbing lavorativo? 

A tutti voi, praticanti e boss, una riflessione.

F.85. 

 

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Commenti all'articolo

  • gperoni

    27 Luglio 2013 - 15:03

    Buongiorno a tutti. Sono pienamente d'accordo con quanto scritto, sia dall'autore che dai vari commentatori, anche perché l'ho vissuto sulla mia pelle in prima persona: laureato in giurisprudenza all'Università di Roma "La Sapienza" con 110/110 (media del 104/110 + 6 punti di tesi) e superato l'esame di avvocato a Roma con 230/300, lavoravo presso uno studio legale piuttosto rinomato e importante (titolare deputato) 70 ore settimanali (orario: 8-14 e 15-21 da lunedì a venerdì + 5 ore sabato pomeriggio e altre 5 ore domenica pomeriggio) per 11 mesi e mezzo all'anno (ferie solo 2 settimane ad agosto), in cambio di €. 500,00 al mese per 11 mensilità, peraltro pagati con ritardo il 15/20 del mese successivo, e il mese di luglio mi veniva pagato a settembre inoltrato, cosicché ad agosto non avevo il becco di un quattrino per le vacanze ! Ma alla fine li ho fregati alla grande, con un semplice ma efficace stratagemma:

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