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Parte la rivoluzione del lavoro "made in Piemonte"

La amministrazione guidata dal leghista Cota lancia un pacchetto di interventi destinati a cambiare la fisionomia del mercato nella Regione

Parte la rivoluzione del lavoro "made in Piemonte"
Parte la rivoluzione del lavoro “made in Piemonte”. La nuova amministrazione regionale guidata dal leghista Carlo Cota ha presentato in settimana un pacchetto di interventi destinati a cambiare la fisionomia del mercato nella Regione appena strappata al centrosinistra. «È nostra intenzione rivedere completamente l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, rispetto a quello che una volta era svolto dagli uffici di collocamento, oggi centri per l'impiego. E Rivoluzione piemontese vogliamo anche cambiare strutturalmente il settore della formazione». Ad annunciarlo è stato Roberto Rosso, vicepresidente e assessore al Lavoro e Formazione professionale del Piemonte. «Vogliamo fare - ha spiegato - una piccola rivoluzione. Innanzitutto chiuderemo i centri per l’impiego visto che quasi più nessuno viene intermediato a quel livello. Così risparmieremo decine di milioni di euro». Ma non basta. Con la riforma Cota entrerà in funzione  un nuovo criterio per finanziare il sistema del collocamento : «Chi porta il pesce prende il compenso», spiega Rosso, «chi riesce davvero a dimostrare di aver collocato il lavoratore per due o tre anni, con un contratto adeguato sul mercato del lavoro, prende il voucher che la Regione Piemonte  mette a disposizione. Se sarà il centro per l'impiego, bee; se sarà una struttura privata, ancora meglio». Novità anche sul versante dei contributi per la formazione. Il Pienmonte non pagherà più i corsi di formazione, ma darà una “dote” formativa ai lavoratori che la spenderanno sul mercato scegliendo chi è più abile a trovare loro un lavoro».

BANDA LARGA L'arretratezza digitale penalizza il vecchio continente. La Commissione europea punta il dito contro il ritardo dello sviluppo del web nell'Unione: non c'è nemmeno un'azienda europea nella top ten di quelle di maggior successo, ai primi posti ci sono Google, Amazon, eBay e Facebook e sono europei solo quattro dei 54 siti più  visitati. Ma non solo, la Ue arranca anche sulla penetrazione della fibra ottica, con una media dell'1%. Per dare un nuovo impulso al settore e sbloccare un potenziale di un milione di posti di lavoro, la Commissione il 12 maggio approverà il suo piano che punta a dare a tutti gli europei Internet veloce (sopra i 30 Mbps) entro il 2020. L’eurogoverno chiederà ai Ventisette di abbassare i costi delle connessioni.

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