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Da pubblico e privato un patto per il lavoro

Con le nuove politiche attive introdotte dalla Finanziaria 2010 un'alleanza anti-crisi

Da pubblico e privato un patto per il lavoro
Non solo strumenti “passivi” come il supporto al reddito per i disoccupati ma anche strumenti attivi per la ricerca di opportunità di lavoro e il reinserimento professionale. E’ una “alleanza anti-crisi” tra pubblico e privato quella sancita dalla Legge Finanziaria per il 2010 (Legge 23 dicembre2009, n191 art 2,commi144-145- 146-157), che riconosce alle agenzie per il lavoro incentivi per il ricollocamento, cioè se e quando trovano uno sbocco  professionale ai candidati disoccupati da più di 6 mesi. Sono stati stanziati 65 milioni in tutto per il 2010, e per ogni persona ricollocata, di importo variabile in base al tipo di contratto e alla tipologia di candidato. Se per esempio si stipula – tramite un’agenzia per il lavoro – un contratto a tempo indeterminato, o a tempo determinato della durata minima di due anni, a questa agenzia viene riconosciuto un bonus di 1200 euro, che può arrivare fino a 5mila euro in caso di persone disabili con riduzione della capacità lavorativa superiore al79%.Più lungo il periodo, migliore il bonus (sono infatti 800 euro per assunzioni dirette con contratti a termine di durata compresa tra uno edueanni,sempre esclusa la somministrazione). I candidati ai quali si riferiscono questi incentivi sono i lavoratori svantaggiati, così definiti in base all’art. 18 del Regolamento CE 800/08: chiunque non ha un impiego da almeno sei mesi; chi è svantaggiato dallo scarso livello di scolarizzazione (chi non possiede un diploma di scuola media superiore o professionale); gli “over 50”; gli adulti che vivono soli con una o più persone a carico. Ma anche chi lavora in un settore dove il tasso di disparità tra uomini e donne supera del 25% la media degli altri settori a livello nazionale o i membri di minoranze con esigenze di integrazione socio-economica. Sono chiaramente inclusi anche i lavoratori molto svantaggiati,in base alla definizione all’art. 18 del Regolamento CE 800/08 (senza lavoro da almeno 24 mesi) e i lavoratori disabili. Anche l’Italia si muove quindi verso una concezione più dinamica del  mercato del lavoro dove la fuoriuscita non è una strada a senso unico, ma la persona viene accompagnata – come già succede in Francia o in Belgio – in un percorso di formazione e riqualificazione finalizzati al re-ingresso.

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