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Sessant'anni di collocamento

Dal "tesserino rosa" alle agenzie private

Sessant'anni di collocamento
Non è breve la strada che porta a quelle che, oggi, si chiamano agenzie per il lavoro. Il percorso comincia dopo la caduta del regime fascista e dell’ordinamento sindacale corporativo. Parte dagli uffici di collocamento, dalle cosiddette Scica, le Sezioni circoscrizionali per l’impiego in agricoltura. Quando vengono istituite siamo nel 1949. Tempi di “tesserino rosa” (dove annotare lo stato di disoccupazione), graduatorie e monopolio dell’intermediazione lavorativa riservato allo Stato.

Il sistema per quasi cinquant’anni subisce poche modifiche. Soltanto nel 1987 viene abrogata la richiesta numerica, il criterio che rendeva tanto importante il “tesserino rosa” e in base al quale il datore di lavoro non poteva esprimere preferenze sulla persona da assumere. Prima, per aggirare le liste d’attesa, erano ammesse soltanto due eccezioni: essere parenti del “capo” oppure lavoratori altamente specializzati.

La forte scossa al sistema di collocamento pubblico arriva nel 1996. Arriva con la riforma di Tiziano Treu, ministro del Lavoro del primo governo Prodi, e la riforma Bassanini sul decentramento delle funzioni dello Stato. Da quel momento anche in Italia – penultimo paese europeo prima della Grecia – l’intermediazione lavorativa, ma solo per impieghi a tempo determinato, si apre ai privati. In concorrenza ai centri per l’impiego pubblici nascono le agenzie interinali, dalle quali - come oggi - il lavoratore “smistato” riceve lo stipendio e dipende giuridicamente.

La seconda rivoluzione, portata dalle legge 30, nota come legge Biagi, risale al 2003. Cade l’obbligo per le agenzie interinali (che diventano agenzie per il lavoro) di intermediare esclusivamente prestazioni temporanee. Entra in gioco, inoltre, il concetto di somministrazione del lavoro: l’agenzia “somministra”, anche a tempo indeterminato, la prestazione lavorativa del soggetto per cui intermedia. Con la legge 30, le agenzie possono svolgere anche un ruolo di formazione, di ricerca e selezione dei candidati, di ricollocazione e di riqualificazione. Per le agenzie entra a regime un sistema polifunzionale, che comunque era già rodato ai tempi della riforma Treu grazie al ruolo svolto da società satellite create ad hoc.

Negli ultimi anni, complice la crisi che impone la ricerca di nuove soluzioni, il processo di raccordo fra pubblico e privato ha subito un’accelerata. Un esempio, l’accreditamento regionale che permette alle agenzie private di gestire il servizio di impiego pubblico. Tradotto, una persona in cerca di lavoro può disporre della dote regionale (un incentivo per la formazione o la riqualificazione) anche presso un centro privato. Ma non è tutto. Infatti la Finanziaria 2010 prevede incentivi economici per le agenzie che intermediano un’assunzione a tempo indeterminato (1.200 euro), o a tempo determinato da uno a due anni (800 euro). La misura - una delle poche della passata manovra senza effetto immediato - sarà attuata proprio dal prossimo lunedì, quando Italia Lavoro (ente strumentale del ministero del Lavoro) ne presenterà le modalità operative. Un intervento simile - con la differenza che l’incentivo arriverebbe anche dalla regione, oltre che dal Governo – è stato prospettato da Roberto Rosso, vicepresidente della regione Piemonte. «Chi porta il pesce prende il compenso», questo il succo. L’idea, elaborata con il presidente del Piemonte Roberto Cota, è quella di versare un «voucher» all’agenzia che «riesce a dimostrare di aver collocato sul mondo del lavoro, per due o tre anni e con un contratto adeguato una persona». Insomma il ruolo dell’intermediazione privata sul mercato lavorativo ha un’importanza crescente. Tanto che, ha concluso Rosso, «la mia intenzione è chiudere i centri per l’impiego». Pubblici. E con un ruolo, sessant’anni dopo gli uffici di collocamento, sostanzialmente residuale.

Andrea Tempestini

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