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Sole, vento ed energie sostenibili. La green economy ci fa ripartire

Per il ministro Stefania Prestigiacomo il settore si è dimostrato più forte della crisi

Sole, vento ed energie sostenibili. La green economy ci fa ripartire
di Giulia Cazzaniga - «Lo sviluppo sostenibile è la prospettiva del futuro. E non solo per l’Italia». Parola di Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente. Quella che oggi chiamiamo green economy è «una scelta strategica dell’Europa, è un tema su cui ci si confronta in tutte le sedi internazionali perché attorno ad essa si sta costruendo un nuovo modello di sviluppo globale», continua. «Un modello di sviluppo in cui i paesi industrializzati sono chiamati a riconvertire i propri sistemi produttivi verso energie a basso impatto ambientale ed i paesi emergenti ed in via di sviluppo a costruire la loro crescita, la loro giustificata corsa verso un benessere più diffuso, con tecnologie che assicurano la sostenibilità. Questa è la grande partita dei prossimi decenni».
Ministro, quali sono i primi passi da muovere per affrontare questa sfida? L’Italia è pronta?
«L’Italia ne ha già compiuti diversi, conducendo una coerente politica di incentivazione della trasformazione del “sistema Paese” in chiave ambientale. Per quanto riguarda il settore energetico, ad esempio, siamo il Paese che garantisce i maggiori incentivi per le rinnovabili. E anche gli incentivi a sostegno del mondo produttivo sono in chiave del risparmio e dell’efficienza energetica. Siamo un Paese che non solo intende consumare meno, sia nel settore civile sia in quello industriale, grazie alle nuove tecnologie che lo permettono, ma che sta investendo fortemente in questo campo perché è questa la direttrice per lo sviluppo di domani».
Il ruolo delle imprese: si impegnano a inquinare di meno, risparmiare energia, favorire l’utilizzo delle risorse rinnovabili. In che misura questo impegno si sta realizzando e cosa ancora va fatto?
«Le imprese hanno un ruolo determinante in molti sensi, anche in quanto produttrici e in quanto consumatrici di energia. Con l’innovazione e la capacità di sviluppo nel primo caso, con la riduzione e l’ottimizzazione dei consumi nel secondo, stanno già dando un contributo fondamentale alla nuova era della sostenibilità. Il ministero dell’Ambiente ritiene di dover avere una funzione forte di stimolo e promozione della sostenibilità nel mondo produttivo e ha avviato a tal fine un rapporto di dialogo e confronto intenso con il mondo imprenditoriale. Tra l’altro abbiamo dato vita al “Patto per l’ambiente”, uno strumento significativo in grado di collegare l’impegno istituzionale a quello privato in una direzione condivisa di tutela dell’ambiente e di sviluppo sostenibile. Lo hanno firmato undici imprese, innescando investimenti ambientali per 12 miliardi di euro, altre diciassette lo firmeranno prossimamente e così metteranno in moto ulteriori, notevoli investimenti».
Si metterà in moto anche l’occupazione?
«Nonostante l’attuale delicato periodo economico, la green economy resta un driver considerevole per la ripresa, uno dei pochi che è cresciuto durante questi anni. Io credo che il ruolo del governo, in tutte le sue articolazioni nel rapporto con il mondo produttivo, debba essere quello di creare le condizioni per la competitività del Paese. Un ruolo da svolgere senza mai abdicare alla difesa di interessi collettivi come quello della tutela dell’ambiente. Occorre, insomma, essere motori di innovazione. Ed è quello che stiamo facendo sin dal nostro insediamento, puntando sull’eco-sostenibilità nelle sue varie sfaccettature associata a obiettivi economicamente plausibili».
L’Italia si caratterizza per creatività e inventiva. Qual è il ruolo del ministero nel coordinare le iniziative “verdi” che nascono nel nostro Paese?
«Il ministero punta a promuovere iniziative e progetti che le intelligenze italiane sono capaci di produrre ed esportare in tutto il mondo. Per farle solo  un esempio: abbiamo attivato il “Fondo di rotazione per Kyoto”, allo scopo di contribuire al superamento di parte delle difficoltà finanziarie che ancora ostacolano la diffusione di progetti e tecnologie per le rinnovabili e l’efficienza energetica, grazie a un fondo di rotazione di 600 milioni di euro gestito dalla Cassa Depositi e Prestiti e dal Ministero, che può mobilitare investimenti per 3 miliardi di euro».
Può farci qualche esempio eccellente, qualche recente iniziativa l’ha favorevolmente colpita?
«Mi piace ricordare il ruolo dell’Italia all’Expo di Shanghai: le imprese del nostro paese hanno operato non solo nel nostro padiglione, ma hanno avuto un ruolo di guida e progettualità innovativa in tante altre realizzazioni acquisendo prestigio e credibilità in quello che è si appresta a diventare il più grande mercato del mondo. Una attività che s’è sviluppata anche grazie al “ponte” che il ministero dell’Ambiente ha creato con la Cina, che oggi ci vede come interlocutori autorevoli e privilegiati».
La green economy è una possibilità anche per il Mezzogiorno?
«Fra pochi giorni, mercoledì prossimo, parteciperò all’inaugurazione della prima grande centrale che utilizza il solare termodinamico a Siracusa, realizzata su un progetto innovativo del premio Nobel Carlo Rubbia. Ma in generale, per le sue caratteristiche fisiche e climatiche il nostro meridione è una location ideale per lo sviluppo delle energie rinnovabili. E la classe imprenditoriale del sud sta raccogliendo questa grande opportunità. A questo impegno dobbiamo corrispondere con una sensibilità rinnovata per il Mezzogiorno, con progetti concreti come le infrastrutture e risorse aggiuntive ma ben spese, grazie a una programmazione mirata, sia a breve che a medio-lungo termine. E il federalismo può rappresentare una grande opportunità per un nuovo, diverso e responsabile, sviluppo del sud nel segno della sostenibilità».
Come promuovere invece uno stile di vita più "verde"?
«Il ministero promuove le buone pratiche della sostenibilità attraverso  campagne di comunicazione per diffondere stili di vita rispettosi dell’ambiente. Abbiamo lavorato e lavoreremo sulla mobilità sostenibile con la promozione delle biciclette. Il 9 maggio scorso s’è svolto il primo Bici-day, la giornata nazionale della Bicicletta, che ha visto iniziative in oltre 1.300 Comuni italiani con la partecipazione di centinaia di migliaia di persone. Siamo poi impegnati sul fronte dei rifiuti per sostenere e far passare nell’opinione pubblica l’importanza della raccolta differenziata. Ma, più in generale la grande sfida è quella che, assieme alla collega Maria Stella Gelmini, abbiamo deciso di sostenere nelle scuole introducendo l’educazione ambientale nel corsi di studio per costruire nuove generazioni ambientalmente consapevoli e responsabili».
Quale convenienza per i cittadini, nel cambiare le proprie abitudini?
«Credo che i vantaggi che derivano da condotte e scelte ecologicamente corrette siano evidenti. Rendere “sostenibile” una casa (adottando accorgimenti contro la dispersione termica, scegliendo elettrodomestici a basso consumo, caldaie di ultima generazione, tutte misure incentivate) comporta un concreto risparmio per le famiglie oltre a benefici per l’ambiente».
Pubblica amministrazione: si è intrapresa una strada di attenzione verso la sostenibilità? Come e con quali risultati?
«Il dialogo serrato con il mondo produttivo, cui accennavo prima, ne è un esempio. Alle imprese chiediamo interventi di ambientalizzazione ma oggi possiamo garantire tempi certi nelle autorizzazioni che ieri erano impensabili.  Ma sono vari i fronti su cui intervenire e su cui ci stiamo muovendo, come quello della semplificazione normativa, della sburocratizzazione e dell’informatizzazione, obiettivi tra l’altro del SISTRI, il sistema di tracciabilità dei rifiuti speciali che garantirà un maggiore controllo della movimentazione dei rifiuti speciali, pericolosi e non, sfruttando le tecnologie più avanzate. Un sistema in grado di sostituire procedure obsolete, inefficienti e onerose che consentirà inoltre di dare un grande contributo alla lotta dell’illegalità ambientale».

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