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Maternità e redditi, il welfare privato funziona

Agenzie per il lavoro. Come cambia il mercato

Maternità e redditi, il welfare privato funziona
di Gianni Bocchieri - Fino al 1997, l’organizzazione del mercato del lavoro si poggiava su due pilastri incontrovertibili: il divieto di interposizione e il divieto di intermediazione. Tradotto, significa che ai soggetti privati non era consentito di intervenire nell’incontro tra domanda e offerta, sia prima della costituzione di un rapporto di lavoro, sia tramite un contratto di lavoro.
Secondo l’assunto “il lavoro non è una merce”, si pensava che la giustizia e l’equità per l’accesso al lavoro potesse essere garantita solo dallo Stato.
Con un processo normativo iniziato nei primi anni ’90, nel 1997 i due divieti sono stati superati con l’introduzione delle agenzie private di collocamento e delle agenzie di lavoro temporaneo. Con gli stessi provvedimenti, sono stati delegati funzioni di organizzazione del mercato del lavoro dallo Stato centrale alle Regioni e alle Provincie, fino ad arrivare alla riforma costituzionale 2001 che ha previsto la competenza esclusiva delle Regioni in materia di mercato del lavoro, formazione e politiche attive.
La Riforma Biagi del 2003 ha definitivamente superato i modelli precedenti, consentendo alle agenzie di diventare polifunzionali (ossia di fornire servizi di collocamento privato, reinserimento lavorativo, somministrazione, formazione)  ed affidando alle Regioni il compito di regolare le funzioni del mercato del lavoro attraverso i sistemi di accreditamenti dei servizi all’impiego pubblici e privati. Si è così completato un processo di sussidiarietà verticale e un processo di sussidiarietà orizzontale. Vale a dire: dallo Stato centrale alle Regioni ed Enti Locali e dallo Stato ai soggetti privati, a cui vengono affidati servizi a finalità pubblica, a favore delle persone.
L’organizzazione sussidiaria del mercato del lavoro ha spostato le tutele dal solo rapporto di lavoro al mercato del lavoro, consentendo la collaborazione tra soggetti pubblici e privati, al fine di favorire l’ingresso ed il reinserimento di inoccupati e disoccupati alla ricerca di un impiego. Solo in questo modo si può superare la segmentazione del mercato che ancora vede lavorare assieme soggetti con protezione variabile: tendenzialmente, gli anziani che hanno avuto la possibilità di avere rapporti di lavoro a tempo indeterminato e i giovani che entrano ora in un mercato del lavoro, che ha  esigenze di flessibilità diverse rispetto al passato.
I principi della sussidiarietà hanno spinto le agenzie a realizzare un proprio welfare, in particolare, per quella categoria di lavoratori considerati svantaggiati (over 50, donne con carichi di famiglia, disabili e immigrati). Attraverso gli enti bilaterali, le Agenzie hanno svolto, e svolgono tuttora, politiche di sussidiarietà che si traducono in formazione, rimborsi sanitari, i sussidi di maternità e il sostegno al reddito.
In questo quadro, le politiche di sussidiarietà si completano attraverso la norma contenuta nella Finanziaria che consente alle Agenzie, attraverso un sistema di incentivi alle imprese che assumo lavoratori svantaggiati, di ricoprire un ruolo attivo nel sistema welfare del Paese. Segno che un’impresa che funziona bene per i più “deboli” è necessariamente anche un’azienda che funziona bene per tutti i lavoratori.

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Commenti all'articolo

  • caterpillar

    17 Settembre 2010 - 19:07

    Non osannerei tanto il povero defunto Marco Biagi.Si è vero che il principio di sussidiarietà si è sposato benissimo con la legge 276 del 2003;ormai i Centri per l'Impiego costituiscono un mero database di disoccupati, inoccupati che a fatica viene aggiornato; ad essi si sono sostituite le Agenzie di Somministrazione Lavoro. E' proprio questo termine che spaventa..la legge Biagi ha sì contribuito a diminuire il tasso di disoccupazione , ma allo stesso tempo ha moltiplicato il tasso di lavoratori precari e agevolato le Aziende ad assumere a costo zero figure altamente qualificate, celate dietro un Apprendistato elevato a 29 anni. Tirando le somme il mercato del lavoro si è fortemente modificato ma in peggio, trasformando il lavoratore in mercenario, invece che in figura professionale su cui un'azienda investire per la sua crescita e per la crescita personale del lavoratore stesso.D'altronde in Italia si sa, "fatta la legge, trovato l'inganno".

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