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Il vero Made in Italy torna ad assumere

Dopo aver svuotato i magazzini, si riprende a produrre: i professionisti della ricerca di personale spiegano l'impennata nelle offerte di lavoro

Il vero Made in Italy torna ad assumere
Moda, elettronica, cultura, benessere e, in generale, tutto il manifatturiero: sono questi i comparti che a partire dall’ultimo trimestre 2010, sono tornati a cercare personale. E ad assumerlo. L’ultimo aggiornamento dell’osservatorio Excelsior di Unioncamere conferma l’accelerazione fatta registrare dalla produzione industriale nel medesimo periodo. Ma cosa pensano i protagonisti della ricerca e selezione di personale? Sono d’accordo con questo scenario inaspettatatamente positivo? "Mi ritrovo abbastanza nei dati Unioncamere", spiega a Libero Barbara Bruno, responsabile operativo di  Gi Research, "La ripresa si è vista comunque in tutta la seconda parte dello scorso anno e per quel che ci riguarda si è concentrata sull’area marketing e vendite. Anche se, in effetti, l’intero sistema manifatturiero ha dato segnali di risveglio netti e inequivocabili. Ma con una richiesta di professionalità più elevate. Noi lavoriamo soprattutto con il middle management", aggiunge la Bruno, "e per esempio quando ci chiedono di ricercare responsabili della qualità o della produzione le aziende mirano più che in passato le richieste. Chiedono professionalità più elevate, competenze più alte. Sono alla ricerca di un’iniezione di efficienza al massimo livello Soprattutto quando si tratta di posizioni strategiche per l’azienda".
Fiacca, invece, la richiesta nell’area del personale: "Le richieste sono poche", conferma la Bruno, "al pari di quelle dei responsabili nell’area operation, mentre tengono l’area amministrativa e la logistica, ma con figure 'junior'".
"Anche noi abbiamo registrato una netta ripresa nelle ricerche da parte delle imprese manifatturiere", spiega Marco Ceresa, amministratore delegato di Randstad Italia, "d’altra parte la crisi ha avuto origini finanziarie: passata la fase più acuta le imprese di produzione hanno ricevuto nuovi ordini e ci stanno richiedendo tante figure sia operai sia impiegati. Il risveglio è più evidente per quelle società orientate all’export. Ma era prevedibile visto come si erano messi gli indicatori: con il rallentamento delle economie i consumi a livello mondiale erano calati del 2% mentre la produzione di beni e servizi si eraq ridotta del 26%. Esaurite le scorte è naturale tornare ad assumere".
Ma le ombre rimangono. Non solo per colpa della congiuntura mondiale. "Se è vero che c’è una buona ripresa della domanda per gli addetti alla cura della persona", puntualizza Ceresa, "è altrettanto vero che nei centri benessere si trovano moltissimi dipendenti stranieri. Evidentemente ai giovani non interessa più diventare parrucchieri o estetisti, lavori che richiedono un notevole impegno iniziale  per apprendere il mestiere".
Sul recupero del manifatturiero made in Italy non ha dunbbi anche Antonio Tubiolo, chief operating officer di Mercuri Urval Italia: "L’elettronica per esempio, ha dimostrato un miglior stato di salute e, più di quanto la ricerca Unioncamere racconti, anche il settore della meccanica intesa come produzione di macchine e componenti. È andato bene anche l’arredamento e c’è stato qualche piccolo segnale positivo pure dal mondo grafico ed editoriale. Mentre non conosce pause il settore delle energie rinnovabili, in particolare il fotovoltaico. Bisogna però tener conto che i segnali di miglioramento si registrano  rispetto all’annus horribilis 2009 e ci troviamo di fatto di fronte a situazioni molto discontinue sul territorio italiano. Settembre dell’anno scorso ad esempio è stato un mese di ottimismo alto, mentre l’ultimo trimestre dell’anno è stato meno vivace. È presto per cantare vittoria, insomma".
Ma c’è un filo rosso che lega comparti e aziende capaci di reagire meglio. "Le imprese che sono riuscite ad arginare la crisi presentano due fattori comuni", spiega Tubiolo, "la chiave del miglioramento è da un lato lo sviluppo della distribuzione e quindi dell’export. Le aziende cercano sul mercato figure manageriali esperte in questo campo. Dall’altro lato la ricerca di profili professionali va nella direzione di un miglioramento dell’efficienza delle attività produttive, della logistica interna, degli acquisti. Sul fronte finance poi più che manager di estrazione contabile e amministrativa si cercano manager  esperti nel controllo di gestione".
Ma per altre società il risceglio riguarda pure settori che erano dati per morti. O quasi. "Sono tornate le ricerche pure nel chimico, nel farmaceutico mentre è in forte crescita il food", racconta Anna Bogatto, direttore del candidate management alla Adecco Italia. "Negli ultimi quattro mesi poi", aggiunge, "abbiamo registrato un aumento della domanda di figure specializzate: perito meccanico o perito elettronico. Per i candidati  giovani è fondamentale il diploma tecnico e in generale pesa parecchio l’esperienza professionale: le ricerche ora sono più mirate".
E le prospettive per l’anno da poco cominciato sono tali, comunque, da indurre un cauto ottimismo. "Siamo positivi perfino sull’edilizia", aggiunge la Bogatto, pensiamo alla Lombardia e a cosa ci aspetta con l’Expo: ci aspettiamo una buona richiesta di figure specializzate e ci  stiamo preparando a reclutare alcune figure specifiche in diversi settori. Quel che può apparire come un controsenso tale non è: dopo l'uscita di persone molto preparate nel 2009, in questo momento molte aziende si trovano scoperte quanto a competenze. Così parecchi fra quanti sono stati tagliati hanno buone speranze per rientrare. Anche nel settore  tessile".

di Attilio Barbieri e Giulia Cazzaniga

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