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Per lavorare? Meglio conoscere l'inglese che usare Facebook

Elena Balzaretti (Shiseido): "Fondamentali parlare lingue straniere e conoscere Excel"

Per lavorare? Meglio conoscere l'inglese che usare Facebook
Imparare a gestire le risorse umane. È quel che la crisi ha insegnato a Shiseido. Da quattro mesi se ne occupa Elena Balzaretti. «Sto lavorando affinché i valori del marchio “entrino anche in ufficio” e non si rivolgano “solo” al cliente», dice, riferendosi alla «ricerca continua della bellezza e dell’estetica, alle scienze umane e alla devozione verso il cliente».
Balzaretti, la cosmetica ha attraversato la crisi senza grossi contraccolpi, a differenza di altri comparti. È accaduto lo stesso anche per la Shiseido?
«Sì, l’azienda ha fronteggiato il periodo recessivo con onore, direi. Nel senso che ha risposto ai momenti più duri con la forza del prodotto e con la sua esperienza: l’anno prossimo compirà 140 anni, è l’azienda di cosmetica più antica del mondo».
Che cosa è cambiato nell’ultimo periodo dal punto di vista organizzativo? Sono stati effettuati dei tagli al personale?
«No, nessun taglio. In primis nella filiale italiana ci si è resi conto dell’importanza fondamentale della gestione delle risorse umane. Dal 2009 a oggi Shiseido è comunque cambiata molto, anche dal punto di vista manageriale. È stato fatto un grosso investimento nel team marketing e in quello comunicazione. Le due funzioni sono state potenziate perché il nostro mercato di riferimento si è fatto più sofisticato. Le donne sono più esigenti nelle loro scelte, occorre veicolare il prodotto con messaggi giusti».
A proposito di donne: come si rapporta con la presenza femminile in azienda? Quali misure per favorire la conciliazione avete adottato?
«Su un centinaio di dipendenti circa, la maggior parte sono donne. Da anni Shiseido ricorre alla flessibilità, perché l’interesse principale per noi è dare la possibilità di lavorare alle persone valide, che siano uomini o donne. C’è molta apertura per chi affronta la maternità e solo dopo un periodo torna al 100% in azienda. Lo strumento principe è il part time verticale, che permette di conciliare esigenze personali e lavorative senza  rinunciare a un lavoro ben fatto».
Non in tutte le aziende funziona così. Cosa cambierebbe, da donna e da manager, del mercato del lavoro italiano?
«Se potessi, cambierei la normativa che gestisce la maternità: è troppo rigida. Le donne che diventano madri sono perfettamente in grado di gestirsi, come fanno le libere professioniste. Vogliono lavorare a una settimana dal parto un paio d’ore al giorno? Dovrebbero essere libere di farlo. Libere di gestire quel che faticosamente si sono conquistate nel corso della loro carriera. C’è troppa poca flessibilità in questo paese, e vedo un’eccessiva preoccupazione da parte delle giovani professioniste rispetto a come possa incidere una famiglia sul loro lavoro. Si spaventano per un loro eventuale allontanamento, un’ipotesi che – posso assicurare – è tutt’altro che sventata nel panorama aziendale italiano. In  Shiseido c’è un grande rispetto per la donna, e per fortuna: non sei una diversa se hai bisogno di flessibilità».
Quali consigli darebbe a un giovane che si presenti a un colloquio di lavoro?
«Accogliamo numerosi stagisti, di solito neolaureati. Diamo loro la possibilità di fare esperienza sul campo dopo gli studi per 6-9 mesi. Ecco, vedo questi giovani molto spaesati. Rispetto a quel che si impara sui banchi di scuola vedo due pecche: l’informatizzazione e le lingue. I giovani sanno chattare, ma non conoscono Excel o Power Point. Per non parlare dell’inglese: elemento imprescindibile da noi per comunicare con la casa madre in Giappone. Sono giovane anche io, ho soltanto quarant’anni, ma nelle nuove generazioni vedo anche un po’ di “snobismo”, di mancanza di umiltà. Sembra che “il lavoro sporco” sia qualcosa di degradante, ma noi che siamo sul mondo del lavoro sappiamo che anche far funzionare bene una fotocopiatrice può essere apprezzato. Non si può pensare di essere fin da subito piccoli manager. Giovani, smettete di essere viziati, il mondo del lavoro è la vita vera».

di Beatrice Corradi

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