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"Il Lazio può ripartire dall'apprendistato"

Il segretario Cisl Lazio, Dario Roncon promuove la scelta della Polverini ma avverte: "Preoccupa il boom della cassa in deroga"

"Il Lazio può ripartire dall'apprendistato"
Dario Roncon, segretario  della Cisl Lazio, qual è lo stato di salute dell’economia regionale?
"Ci preoccupa il dato sul ricorso alla   cassa integrazione  tra gennaio e agosto di quest’anno. Tra ordinaria, straordinaria e in deroga, in totale sono 43,8 milioni di ore. Rispetto ai primi otto mesi del 2010 (44,5 ore)  c’è un calo ma molto relativo. In periodi “normali”   le ore   richieste si attestavano sugli otto-nove milioni".

Insomma siamo ancora in piena emergenza?
"È  così, e per comprenderlo bisogna guardare dentro i dati, cioè dentro quelle quasi 44 milioni di ore che dicevamo. E allora si scopre che la cassa integrazione ordinaria, tra 2010 e 2011, è rimasta pressoché stabile, passando da 8,3 milioni a 8,2 milioni di ore. La cassa integrazione straordinaria è invece diminuita da 26,5 a 22,3 milioni, ma il dato è probabilmente legato allo stabilimento Fiat di Cassino e alle aziende satelliti. La vera spia dell’emergenza è la cassa integrazione in deroga".

Cioè quella introdotta per venire incontro alle aziende di taglia più piccola…

"Già, quelle che altrimenti non disponevano di alcun ammortizzatore sociale:  piccoli imprenditori,  artigiani, commercianti… Ebbene, qui il monte  ore è  esploso, passando da 9 milioni a 13,3 milioni tra 2010 e 2011".

Come si spiega? I piccoli inizialmente hanno retto e ora cedono?
"No. Probabilmente  nel 2010 il ricorso alla cassa integrazione è stato ridotto   perché né le imprese né i dipendenti erano al corrente di questa opportunità.  Quindi licenziavano".

Quanto durerà ancora questa fase?
"Purtroppo non incoraggia il dato del settore edilizio, che è il vero potenziale volano della ripresa. Qui le ore di cassa integrazione sono passate da 3,8  a 5,8 milioni".

Con la Regione c’è collaborazione?

"Abbiamo chiesto un incontro per mettere in campo gli strumenti necessari. Certo, le risorse sono poche. Faccio solo un esempio. Circa tre anni fa fu presentato un fondo  per l’internazionalizzazione delle piccole  imprese. Si decise di stanziare 10 milioni di euro. Per noi sono  pochi, ne servirebbero almeno 30. Il problema è che, al momento, ne è stato messo sul piatto soltanto uno".

I tagli della manovra non aiuteranno…
"Proprio no.  Perché si tradurranno o nel taglio delle prestazioni sociali o in aumenti di tasse".

Che giudizio date sulla  proposta  di legge regionale sul lavoro presentata dalla Regione?

"Per il momento è ancora  un elenco di buone intenzioni.  Noi giudichiamo positivamente  l’ambiziosa  decisione di stilare un testo unico in materia, ma diciamo: attenti a quello che si cancella, è in ballo per esempio una normativa sul reddito minimo... Dell’approccio della Regione   ci piace   l’attenzione data all’apprendistato. È il mezzo  migliore per rilanciare l’occupazione,  perché  guarda ai giovani e “incorpora” flessibilità e vera formazione".

Articolo 8 della manovra: nelle piccole imprese c’è il rischio di accordi con sindacati di comodo, che aboliscano di fatto l’articolo 18?
"Nella stesura originaria il dubbio c’era, ora mi sembra che il riferimento alle associazioni sindacali rappresentative a livello nazionale sia  chiaro. Certo la norma rimane inopportuna. Di fatto, ha avuto l’effetto di dare una qualche giustificazione allo sciopero della Cgil".

di Alessandro Giorgiutti

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