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I giovani senza occupazione ma rifiutano 45mila lavori

Le imprese: non riusciamo a trovare commessi, camerieri, parrucchieri e informatici. Non è solo colpa dei contratti-capestro

I giovani senza occupazione ma rifiutano 45mila lavori

I giovani senza lavoro. In molti casi è colpa dei contratti capestro che sfiorano lo sfruttamento vero e proprio, ma spesso anche perché rispondo in pochi alle offerte delle imprese e il 52% di chi va ai colloqui è impreparato.


Posti di lavoro scoperti e posti di lavoro in nero. Due facce della stessa medaglia con cui deve fare i conti il Governo di Mario Monti. Proprio mentre è allo studio il discusso pacchetto di misure per l’occupazione, sul tavolo piovono numeri a volontà. Destinati ad alimentare polemiche, i dati della Cgia di Mestre. Secondo cui ci sarebbero ben 45.250 posizioni che i giovani rifiutano: vuoi  per il ridotto numero di candidati che hanno risposto alle inserzioni (circa il 47,6% del totale), vuoi per l’impreparazione di chi si è presentato al colloquio di lavoro (52,4%). Un flop a 360 gradi e, per certi versi, un paradosso.

E chissà che fra i motivi non ci sia pure quella voglia dei giovani di «stare vicino a mamma e papà» denunciata nei giorni scorsi dal ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri. Una «frase infelice», come ha riconosciuto ieri lo stesso numero uno del Viminale che tuttavia è una mezza verità. Sta di fatto che mentre la disoccupazione cresce a ritmi sostenuti,  si rintracciano posizioni scoperte un po’ in tutti i settori. Commessi (5.000), camerieri (2.300);  parrucchieri (1.800),  informatici e telematici (1.400), contabili (1.270),  elettricisti (1.250), meccanici auto (1.250), tecnici della vendita (1.100 posti); idraulici  (1.000); baristi (1.000). Il rovescio della medaglia è il nero. I controlli dell’Inps e della Guardia di finanza hanno portato portato alla luce 117.955 lavoratori finora sconosciuti alla previdenza e al fisco (in calo rispetto ai 150mila del 2010). E oltre la metà delle imprese passate al setaccio è risultata irregolare: su un totale di 244.170 ispezionate ben 149.708  sono risultate fuori legge.

Una doppia fotografia che restituisce un quadro assai complicato nel quale, non c’è dubbio, è urgente intervenire. A spingere la riforma dell’Esecutivo ieri è scesa in campo l’Ocse.L’articolo 18, ha detto il segretario generale dell’organnizzazione con sede a Parigi, «non è il punto fondamentale» della riforma  allo studio in Italia: in realtà, ha spiegato Miguel Angel Gurria , «si parla di flessibilità ma anche di reti di protezione per chi oggi non ce l’ha, e di reinserimento nel mercato del lavoro». Per il ministro del Welfare, Elsa Fornero, non sarà facile raggiungere la sintesi tra le varie posizioni delle parti sociali.

Sulla questione dei “licenziamenti facili” (articolo 18) Susanna Camusso mantiene la linea dura.  «Il problema - ha dichiarato il capo della Cgil - non è se il posto è fisso o non è fisso: il posto per ora non c’è. L’emergenza è questa e non si deve colpevolizzare la ricerca del lavoro sotto casa». Più concreto e pragmatico il   segretario  della Cisl, Raffele Bonanni, che auspica una crescita dell’economia che perti più lavoro per tutti» perché «pure quello flessibile non c’è».

Una delle ipotesi in campo prevede l’aumento delle tutele in caso di perdita del posto di lavoro. Così, preoccupato per eventuali nuovi oneri sulle aziende, Marco Venturi, segretario di Rete Imprese, ieri a palazzo Chigi, ha detto chiaro e tondo che eventuali interventi sull’articolo 18 «non dovranno ricadere sulle imprese» con l’introduzione di «insostenibili aggravi di costi».

di Francesco De Dominicis

 twitter@DeDominicisF

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Commenti all'articolo

  • tizziocaio

    05 Marzo 2012 - 17:05

    abbiamo dei pessimi ed incompetenti imprenditori, ovvero abbiamo dei autodefiniti imprenditori che poi non sanno cosa vul dire esserlo davvero. Non sanno come si ricerca il personale, non sanno come scegliere quello giusto e idoneo alle loro esigenze, non sanno....Con una classe di autodefiniti imprenditori come potremmo vedere il futuro? Imprenditori non ci si inventa o si nasce, solo con fatica e senso di tanto autoimprendimento dopo molti anni forse si impara. Abbiamo pessimi esempi, quelli che spesso vengono confusi con gli amministratori delegati, molti nomi illustri che negli multimi 20 anni si sono spacciati per imprenditori per poi essere dei demolitori aziendali. Ci sarebbe da dire molto ma mi fermo tanto e inutile.

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  • tizziocaio

    11 Febbraio 2012 - 17:05

    1) abbiamo imprenditori impreparati, incompetenti e privi di testa imprenditoriale. 2) causa l'incapacita' di fare gli imprenditori , non riescono a trovare i colaboratori che gli servono, non conoscono i tipio di contratti che possono essere utilizati per le loro esigenze, non sanno trovare lavoro per la propia impresa, non sanno che per riuscire ci vuole esperienza per cui qualche anziano da affiancare al giovane e' una esigenza che non fa parte della cultura imprenditoriale di oggi. Per cui dire che non si trovano dipendenti e' falso e da incapaci che vogliono fare cio' di cui non hanno la piu' pallida idea imprenditoriale.

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  • lepanto1571

    10 Febbraio 2012 - 10:10

    Gli industriali si lamentano per il costo del lavoro, però intanto esportano le frabbriche in Cina e i soldi e il lavoro se li prendono i cinesi; che acqusiscono conoscenze e poi rifanno (meno bene) gli stessi prodotti. I giovani si lamentano perchè non c'è lavoro. Intanto però rifiutano i lavori dove è necessaria una certa manualità. Le donne si sentono dicriminate nei confronti degli uomini. All'Enel le donne facevano sciopero perchè c'erano poche donne dirigenti. Mai che protestino perchè ci sono poche operaie! E' giusto cercare di migliorare, ma nel frattempo, diamoci una mossa e prendiamo quello che c'è!

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  • bellissimo

    09 Febbraio 2012 - 10:10

    Vedrete che gli immigrati risponderanno bene alla domanda,e saranno anche preparati, specialmente se la paga è ridotta o è in nero.Vero Marcegaglia?

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