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Lavoro, spariscono gli stage e le partite Iva Ecco come cambia la vita in azienda

Come cambia il lavoro. Vincoli su collaborazioni e progetti a chiamata: obiettivo, disincentivare i contratti a termine

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Lavoro, spariscono gli stage e le partite Iva Ecco come cambia la vita in azienda

Nella riforma del mercato del lavoro ci saranno vincoli "stringenti ed efficaci" soprattutto sulle collaborazioni a progetto e sui contratti cosidetti "a chiamata". L'obiettivo della riforma non è il posto fisso in sè, bensì "disegnare un sistema sul quale imprese e lavoratori si impegnano per l'incremento di produttività necessario alla cresita del Paese". Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha detto che non sarà più possibile attivare tirocini (stage) dopo il periodo di formazione (consistente in laurea, dottorati o master universitari). Gli stage saranno quindi consentiti fino alla laurea. Dopo la laurea, se un giovane entra in contatto con un'azienda, questa dovrà retribuirlo utilizzando altri tipi di rapporti come collaborazioni o contratti a tempo determinato. Altra nota importante, lo stage non potrà più essere lavoro gratuito, mentre fino ad ora le imprese abusavano di questo esercizio nei confronti dei giovani.

Partite Iva - Come detto all'inizio, per i contratti intermittenti e quelli a progetto verranno introdotti "vincoli stringenti ed efficaci". Un modo per colpire eventuali abusi e le forme più comuni di aggiramento delle norme sulla flessibilità. Le aziende saranno tenute ad effettuare una comunicazione amministrativa per ogni chiamata del lavoratore. Un'alta nota importante sarà il giro di vite su una delle pratiche più diffuse nel mondo del lavoro: le false partita Iva. Per scoraggiare questa forma di lavoro dipendente, il Governo predispone un limite (6 mesi) dopo il quale l'azienda sarà costretta o a considerare queste collaborazioni come rapporto di lavoro a tempo indeterminato (con relativo pagamento di contributi) oppure sarà obbligata a pagare una sanzione paragonabile ai contributi da versare allo Stato.

Contratti tempo determinato
- La riforma del lavoro, mira a disincentivare i contratti a termine attraverso un triplice intervento. In primis, viene assicurato il contrasto alla loro reiterazione che se superiore ai 36 mesi, porterà alla stabilizzazione del rapporto. Si conferma poi la penalizzazione contributiva mentre si elimina l'onere di impugnazione stragiudiziale del contratto a termine entro 60 giorni dalla sua impugnazione. In poche parole, oltre i tre anni i contratti a tempo determinato non possono più essere reiterati e scatterà in questo modo l'assunzione definitiva.

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Commenti all'articolo

  • biric

    22 Marzo 2012 - 08:08

    Complimenti ai tecnofusi, eliminano le partite IVA per creare occupazione ottenendo esattamente l'effetto contrario. Portiamo le aziende fuori da questo paese di balordi e lasciamoli morire di fame.

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  • RobertPaul

    21 Marzo 2012 - 15:03

    due datori di lavoro pagavano ognuno le proprie tasse e contributi però realizzavano un solo lavoro . Il più grande aveva un dipendente senza tutele e costi e il più piccolo non doveva sbattersi per fare l' imprenditore. Ottimo metterli sotto mirino . Buono anche non sfruttare una persona che entra nel mondo del lavoro . Nell' articolo da commentare manca la parte del licenziamento ... attendiamo con ansia notizie chiarificatrici ...

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  • betzero

    21 Marzo 2012 - 14:02

    così si spingono solo le aziende ad assumere i laureati con contratti a termine, massimo triennali, la vera rivoluzione sarebbe stata quella proposta a suo tempo da Pannella: tutti partite iva e soldi in mano ai lavoratori che potranno assicurarsi dove vogliono. A proposito, perchè l'Inail resta monopolista?

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