Cerca

Bersani si allea con Camusso e in Italia sale lo spread

La Cgil annuncia 16 ore di sciopero, il Pd si ribella al diktat di Monti. Risultato: Piazza Affari giù e titoli di stato alle stelle

Bersani si allea con Camusso e in Italia sale lo spread
La giornata in Borsa, mercoledì 22 marzo,  era cominciata bene sulla scia dell'annunciata riforma del lavoro che ha spinto molte società, che speravano di poter beneficiare della flessibilità ma poi, con il passare delle ore,  si è capito che il Pd non aveva alcuna intenzione di mollare la Cgil sull'art 18, la giornata si è chiusa in negativo con lo spread che ha raggiunto oltre quota 300. Insomma, gli entusiasmi si sono smorzati e gli operatori hanno optato per la cautela aspettando di capire cosa succede prima di giudicare una riforma soprattutto dopo l'annuncio di 16 ore di sciopero fatto dalla Cgil. E anche questa mattina, giovedì 22 marzo, l'orientamento in Borsa sembra quello della cautela: A inizio contrattazioni il differenziale di rendimento tra Btp decennali e Bund tedeschi equivalenti è a 310 punti, a 311 punti. Il rendimento del decennale è al 5,04%.

Se la Borsa è scettiva, nell''elettorato Pd monta la rabbia dopo l'annunciata riforma del lavoro del governo Monti ormai in dirittura d'arrivo. La base democratica non nasconde il proprio scontento e lo fa riversando centinaia di commenti minacciosi sulla pagina Facebook del leader democratico Pierluigi Bersani. "Se dite sì a questa riforma del lavoro non vi votiamo più", questo il senso dei commenti che accompagnano il post scritto da Bersani. "E’ chiaro - scrive Bersani - che su quel che c’è di buono nell’impostazione del governo e su quel che c’è da migliorare e da correggere, a questo punto dovrà pronunciarsi seriamente il Parlamento". E in serata il segretario ha rincarato la dose: "Monti non può dirci prendere o lasciare. Con noi si ragiona". E ancora: "Con questa norma, licenziamenti per discriminazione e disciplina scompariranno ci saranno i licenziamenti per cause economiche. Non va bene, è una questione di diritti dei cittadini lavoratori, questa cosa va corretta. C'è il parlamento e si corregge e il Pd si prenderà la briga di trovare le strade per correggere, non per andare indietro, ma avanti con una certa idea di modello sociale".

La base -
In parallelo molti esponenti della base del pd chiedono a Bersani di staccare la spina all'esecutivo. "Al voto! Non fate continuare questo scempio", scrive allarmato Franco Falbo. C'è chi è pronto addirittura a restituire la tessera Pd appena rinnovata, come Gennaro di Colandrea. La maggior parte degli utenti avvisa il leader democratico: "Se voti la riforma scordati il nostro voto", verga lapidario Francesco Salerno. "O ti schieri con la Cgil, o altrimenti, come ho già detto, alle urne sono davvero, ma davvero c...i. L'elettorato ti punirà in modo esemplare". Il punto è che il partito, però, non la pensa così.

Divisioni nel Partito - Per Bersani la situazione è incandescente, esplosiva. Infatti non è soltanto la base a marcare il distacco dal segretario. Non è certo una novità per la sinistra, ma è anche tra le varie correnti del partito che cresce il malconento nei confronti del leader, che secondo gli ultimi sondaggi viene dato in calo continuo. La riforma del lavoro potrebbe disintegrare il primo partito della sinistra dall'interno. Bersani, dopo il tavolo con le parti sociali di martedì, ha spiegato che "i patti non sono stati rispettati". Eppure Enrico Letta, il suo vice, non ha dubbi: "Il nostro voto favorevole, pur con tanti distinguo, non può essere in discussione". Parole in netta controtendenza rispetto a quelle del leader. Anche Beppe Fioroni, cuore dell'area Modem del partito, la pensa diversamente da Bersani: "Credo che sia stata trovata sia nel metodo che nel contenuto una soluzione importante - spiega riferendosi alla riforma del lavoro presentata da Elsa Fornero -. Si incentiva il lavoro a tempo indeterminato, vengono rafforzati gli ammortizzatori sociali, l'articolo 18 resta con una significativa manutenzione. Nella riunione - ha concluso Fioroni -, altro fattore degno di nota, si è registrata l'unità su tanti punti. Adesso nessuno faccia saltare il banco". Nella serata di martedì, Enrico Letta, ospite alla trasmissione Otto e Mezzo, ha cercato di buttare acqua sul fuoco replicando con un secco "no" quando Lilli Gruber gli ha chiesto se sulla riforma del lavoro si dividerà il partito. "Penso - ha spiegato Letta - che tutti noi sappiamo che abbiamo una   responsabilità superiore alla nostra persona, il Pd è un bene comune”, sottolinea. Per il vicesegretario, il Pd “discute ma non si  spacca”. Una speranza vana.

Una polveriera - Col segretario resta l'irremovibile responsabile economico del partito, Stefano Fassina: "Da quello che si può capire finora - ha dichiarato - ci sono dei punti positivi, ma anche molti buchi, per esempio per quel che riguarda gli ammortizzatori sociali. La parte che riguarda l'articolo 18 non va bene perché lo svuota completamente". Il Pd è insomma una polveriera: la base contro il segretario, isolato con poche eccezioni anche in Via del Nazareno. Bersani è pronto a portare le sue istanze in parlamento, spiegando che "sulla riforma dovrà pronunciarsi l'aula". Il problema, semmai, è capire quanto compatto il Partito Democratico possa arrivare al dibattito parlamentare.

 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • marcolelli3000

    22 Marzo 2012 - 17:05

    e non ci vuole certo un grande sforzo per vedere le cose come sono: le caste sono l'obbrobrio del privilegio, tutto il contrario del mercatop libero e concorrenziale. Ma l'obbrobrio dei sindacati egoisti e reazionari fa danni molto piu' grossi. Gli imprenditori scappano , io stesso sono emigrato negli USA. E i sindacati ci sono anche qui (negli USA) solo che sono piu' coerenti: difendono i privilegi ma si abbassano le paghe per fare lavorare altri. Resta che sono reazionari (in pratica di destra): un esempio: a New York i sindacati dei muratori che violentemente si avventano contro i poveri emigranti messicani e non li fanno lavorare. Qui sventolano le bandiere americane, espressione della reazione piu' feroce (di destra, appunto), mentre in Italia sventolano le bandiere rosse ma l'effetto e' lo stesso: reazionari di destra contro la povera gente che non ha e non deve avere i privilegi che loro hanno. Mentre nei regimi dittatoriali comunisti i sindacati non esistono. Buffo, no?

    Report

    Rispondi

  • maurizio1960

    22 Marzo 2012 - 16:04

    E' proprio vero;i comunisti sono proprio la rovina del paese.

    Report

    Rispondi

  • maurizio1960

    22 Marzo 2012 - 16:04

    Sono proprio ridotti male.Hanno sputtanato il paese per affondare il Berlusca;adesso appoggiano il governo che sta attuando le stesse riforme che il precedente governo voleva fare.Allora non andava bene,ma adesso sì.Ma non si rendono conto che ormai la gente si è nauseata di loro ?

    Report

    Rispondi

  • freefaber

    22 Marzo 2012 - 16:04

    Concordo con Lei sul fatto che i sindacati difendono i privilegi di pochi con una precisazione però: i notai hanno difeso gli interessi dei notai, gli avvocati hanno difeso gli interessi degli avvocati, i farmacisti hanno difeso gli interessi dei farmacisti. Risultato: le liberalizzazioni, tanto per dire, sono rimaste al palo con buona pace di tutti e le citate categorie e molte altre appaiono tuttora molto privilegiate forse anche più di quella operai privilegiati e di cui Lei, con molta ragione, parla.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog