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ERAVAMO TUTTI CHARLIE

Tra titubanze e distinguo in Italia non si comprende che è in atto una guerra

Era prevedibile. Pochi giorni fa eravamo tutti Charlie, poi hanno avuto inizio i distinguo e le precisazioni. “La satira deve avere i suoi limiti”, “le religioni vanno rispettate”, “i personaggi sacri non si toccano” fino all’imbarazzante pugno promesso a chi offende la mamma del Santo Padre . Ripensamenti? Dubbi? Paure? Analisi cervellotiche sull’uso della satira, come se la satira debba rispondere a dei canoni stabiliti (certamente no, nei regimi democratici n.d.r.); eppure nessuno ha avuto mai da ridire quando Gesù Cristo e tutto il suo entourage è stato sberleffato in tutti i modi e spesso in maniera decisamente spregevole dalla rivista satirica francese. Nemmeno una reazione da parte dei cristiani, nemmeno il tentativo di bucare le ruote dell’auto del direttore del periodico di Parigi. Il buon gusto ed il buon senso hanno sempre prevalso, perchè questi dovrebbero essere i limiti della satira, ed il risultato è stato che negli ultimi anni i lettori hanno acquistato sempre di meno Charlie Hebdo, tanto che la rivista era ridotta ad una tiratura da giornaletto di provincia ed i suoi debiti ne mettevano in serio dubbio la sopravvivenza. Ora c’è il rigurgito dei benpensanti, dei difensori dell’etica prevalente, degli ipocriti che non hanno ancora preso coscienza di che cosa sia accaduto e che cosa stia accadendo, che non hanno ancora pesato quali siano i valori in ballo e rimangono legati a doppio filo al proprio piccolo orticello ideologico su cui hanno lucrato la loro stessa carriera politica. Intanto sta passando quasi inosservata la reazione che milioni di musulmani hanno attivato in tutti i paesi a forte presenza islamica con le decine di chiese bruciate ed i tanti cristiani massacrati. Molti responsabili della politica nostrana, fedeli all’idiozia ideologica che distingue l’Islam buono dall’Islam cattivo, continuano a negare che è in atto un attacco da parte di una forte componente islamistica (la definisco volutamente islamistica e non islamica) nei confronti dell’occidente e delle sue radici giudaico-cristiane.

Che esistano tanti cittadini per bene di religione islamica nel nostro Paese; che rispettano le leggi e che rifiutano, condannandola, ogni violenza è pacifico ma le loro prese di posizione, a volte esplicite a volte molto pacate, non spostano certamente i termini del problema. Tutti i gruppi etnici e religiosi che esprimono una lotta armata nei confronti di un sistema di regole antagoniste hanno sempre una componente operativa, una componente ideologica (politica) ed un retroterra che spesso opera come supporto logistico. Il retroterra è sempre composto dalla massa e contiene elementi attivi ed elementi moderati che ripudiano la violenza pur condividendo l’ideologia generale del gruppo. L’IRA in Irlanda, l’ETA in Spagna sono solo esempi. Anche nel contrasto epocale fra il mondo islamista e quello giudaico-cristiano esistono, nella parte dell’aggressore, truppe addestrate all’attacco armato, ideologi e predicatori che inneggiano al Jahad e la grande massa dei fedeli che in buona parte rifiutano la violenza pur condividendo i principi essenziali della lotta. Attenzione: chi ha bruciato le chiese cristiane e le sinagoghe ed ha massacrato tanti cristiani colpevoli solo della loro fede, non erano addestrati guerriglieri o martiri del Jahad, e cioè componenti dell’”Islam cattivo”, ma erano folle scatenate di fedeli islamici comuni e cioè quelli che dovrebbero costituire, secondo l’opinione dei creduloni di casa nostra, la massa e cioè “l’Islam buono”. L’Islamismo è molto più di una religione: è un modello globale di vita ed è difficile farne parte ripudiandone i principi fondamentali del credo: direi che è impossibile se si vuole restare Musulmani. Chi nega che si tratti di un vero e proprio disegno storico e di un chiaro ed evidente progetto egemonico deve poter negare che l’occidente sia stato e sia oggetto di decine di attacchi terroristici di matrice islamista, che esistano imam che nelle piccole e grandi moschee disseminate in tutta l’Europa incitino al Jihad e cioè alla lotta di reazione alle Crociate e, qualche volta, facilitino anche l’arruolamento di coloro che per il Jahad sono pronti al martirio.

Chi nega che si tratti di una vera e propria guerra fra concezioni culturali inconciliabili deve infine negare che esistano milioni di persone già in Europa e spesso già europei e milioni di altre persone nel mondo che costituiscono un’immensa area socio culturale fortemente ideologizzata pronta a fornire migliaia di nuovi soldati pronti ad immolarsi contro il mondo occidentale cristiano. Se si riesce a restare scevri da qualsiasi forma di ideologia e si è nelle condizioni culturali di analizzare il problema senza nessun condizionamento, allora non si può negare un altro assunto. Se i paesi a forte prevalenza islamica sono luoghi in cui si coltiva il fanatismo contro l’Europa ed il mondo occidentale allora ogni flusso incontrollato di persone che proviene, a qualsiasi titolo, da quei paesi può, con molta facilità veicolare terroristi e volontari pronti al martirio. Lo afferma il Ministro degli Esteri, lo paventa il Ministro degli Interni ma non succede niente forse in attesa che qualche atto di terrorismo colpisca anche il nostro Paese. Intanto migliaia di persone arrivano nel suolo italiano ed, in modo vergognoso, nessun controllo effettivo viene esercitato su di loro, tanto che i clandestini possono allontanarsi dai campi di raccolta ed identificazione sotto gli occhi di che dovrebbe controllarli. Nessuno ha il coraggio di prendere iniziative coerenti con la realtà che stiamo vivendo; forse per non disturbare i nuovi manager del business del nostro tempo: il business del migrante, quello che rende più della droga. E’ un mutamento epocale che sta cambiando i nostri costumi, la nostra società e la nostra coltura senza che vi sia, nel nostro Paese, una vera presa di coscienza, uno scatto d’orgoglio e nemmeno l’ombra di un progetto per governare gli eventi. La profezia di Oriana Fallaci trova oggi qualche seguace in più alla luce dei drammatici fatti che si ripentono in tutto il mondo, come tante battaglie di una stessa guerra, che vedono soccombere chi continua solo al ricordare di porgere l’altra guancia ma che dimentica il Cristo capace di cacciare in malo modo i mercanti dal tempio. Non è una guerra  di religioni che auspico ne, tanto meno,  un regime persecutorio nei confronti degli stranieri nel nostro Paese o ancor meno dei cittadini di religione islamica che vi vivono in modo regolare. Auspico quello che già avviene in molti altri paesi del mondo occidentale e cioè un reale controllo di quanto sta avvenendo, l’emanazione di leggi necessarie per preservare la nostra cultura e la nostra sicurezza con il blocco di ogni tipo di immigrazione irregolare, il rispetto e l’accoglienza per tutti coloro che in questo Paese vengono in modo regolare con la difesa del loro diritto alla propria cultura. I grandi movimenti migratori non si possono fermare ma possono essere regolamentati e per farlo non c’è bisogno del populismo becero di chi cavalca tigri di periferia ma la presa di coscienza dei rischi reali che si corrono se si resta solo a guardare.
Sergio Franchi

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Commenti all'articolo

  • allianz

    31 Gennaio 2015 - 11:11

    Questi sono come i becchino.Ridono,scherzano,bevono,mangiano,ma quando devono portare via il morto...le facce diventano tristi,cupe,scure...chiaramente di circostanza.Appena sepolto ritornano come prima.Eravamo tutti Charlie.Appunto.

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