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Verso il voto del 22 ottobre

Subito Veneto autonomo : con Libero il libro sulle buone ragioni della Venexit

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Subito Veneto autonomo: con Libero il libro sulle buone ragioni della Venexit

Se non ci fosse il Veneto sarebbero guai seri per l' Italia. I numeri parlano chiaro. Il Pil nel 2016 è cresciuto dell' 1,2% contro il più 0,9% italico. Il risultato è frutto dell' export, come da tradizione, che ha raggiunto la cifra record di 58,2 miliardi. Massimo storico.

Volano le produzioni meccaniche, ma è l' agroalimentare a fare fuochi d' artificio: 6 miliardi di esportazioni, col vino - in particolare il mitico Prosecco - a farla da padrone. Le bollicine originarie della marca trevigiana valgono da sole 700 milioni: dal 2011 a oggi lo spumante Veneto è cresciuto del 225% fuori confine. Numeri da spavento anche alla voce turismo: 65,4 milioni di presenze nel 2016. Cifre mai viste prima: l' ex Serenissima è la quarta regione più visitata in Europa dopo Ile de France, Catalogna e Andalusia.

Con questi numeri anche il lavoro riprende quota: la disoccupazione è scesa al 6,8%, di gran lunga al di sotto della media italiana. Che performances: Luca Zaia ieri mattina era infatti soddisfatto durante la presentazione del bollettino statistico regionale. Ci sono però due dati che devono far pensare. Il rischio povertà ed esclusione sociale sale al 18,1% per i minori e al 18,34% per i giovani fra 18 e 34 anni, in progressivo aumento negli ultimi anni. E poi, per la prima volta nella storia, i giovani sono più poveri dei loro padri da giovani: nel confronto con 25 anni fa i ragazzi di oggi hanno un reddito inferiore del 26,5%. Il presidente della regione Veneto tiene comunque a precisare che anche la realtà è completamente diversa, e forse poco paragonabile, rispetto al 1991. Basti pensare all' aumento di diplomati e laureati, senza contare la rivoluzione digitale che sta trasformando il modo di vivere e lavorare. E comunque il Veneto è ancora nella fascia ricca del Paese, ma non bisogna aspettare di toccare il fondo per invertire la rotta. Ne è convinto il governatore leghista, la cui unica ricetta è creare impresa e lavoro. Non redditi di cittadinanza o di inclusione. Basta lo sviluppo per generare occupati e diminuire le disparità sociali.

Sì, ma come? Un appuntamento fondamentale sarà il referendum del 22 ottobre. I veneti quel giorno saranno chiamati a votare sull' autonomia. Più competenze e più risorse sul territorio. Ogni anno 21 miliardi di gettito fiscale partono dal Veneto, destinazione Roma. Senza ritorno. Quante cose si potrebbero fare con 21 miliardi di più da investire e spendere ogni 12 mesi? Pil, occupazione e imprese ne sarebbero solo che felici. In questa direzione Zaia si è detto «onorato» nel presentare, in riva al Canal grande, Venexit, il libro da oggi allegato a Libero (4,5 euro più il prezzo del quotidiano) in vendita nelle sole edicole venete. Venexit, ha spiegato il "doge", «è bene che ci sia, è importante una riflessione culturale sui contenuti di una consultazione - quella del 22 ottobre - che getta le basi per il futuro di un Veneto autonomo». In effetti il libro non è un trattato politico sulla secessione. È come un campanile con tante campane che suonano, da quella del direttore Vittorio Feltri fino a quella dello stesso Zaia, con un' unica melodia: quella della libertà di scegliere il proprio futuro senza imposizioni dall' alto. Un po' come è capitato agli inglesi con la Brexit, un episodio che democraticamente cambierà la storia dell' Europa. Fra pochi mesi toccherá ai veneti decidere le sorti dell' Italia. Per capire come potrà finire non si può non leggere Venexit. Buona lettura.

di Giuliano Zulin e Matteo Mion

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