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Il libro

L'ultimo confidente, la storia vera di un carabiniere infiltrato tra i narcos

8 Ottobre 2017

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L'ultimo confidente, la storia vera di un carabiniere infiltrato tra i narcos

Narcotraffico, infiltrati e confidenti. Sono questi i protagonisti de “L’ultimo confidente” (Acar Edizioni), un romanzo noir scritto dal giornalista Luca Scarpetta, ispirato a una storia vera, che nasce da alcune operazioni che il maresciallo dei Carabinieri Giancarlo Rapone ha effettuato come infiltrato quando lavorava per il Road, il Reparto Operativo Anti Droga dei Carabinieri, attivo fino al 1996.

La trama si basa su una serie di storie vere amalgamate l’una con l’altra, nella forma di un romanzo noir: nella loro ultima operazione prima della chiusura del reparto a favore del Ros, gli infiltrati del Road si imbattono in due variabili impazzite: da un lato Silvia Luz Arcanjo, sexy e spietata regina del narcotraffico, e dall’altro Ennio Olivieri, uno dei loro più fidati confidenti che, sempre sul filo del rasoio tra criminalità e giustizia, ricompare in concomitanza ad un misterioso duplice omicidio al Prince, celebre discoteca di Milano gestita da Mustafà il libico, un’altra vecchia conoscenza del Road, con un trascorso oscuro e un presente tutto da decifrare.

L’obiettivo del libro è mettere in risalto il lato più umano dei confidenti, personaggi borderline sospesi sul filo tra bene e male, tra la vita e la morte, ma soprattutto considerati maledetti e dannati senza famiglia e senza patria. Hanno vissuto nel mondo del crimine, hanno fatto parte integrante di organizzazioni criminali che operano nei cinque continenti, fornendo ad esse i necessari collegamenti, per poi magari lavorare per le peggiori agenzie di sicurezza o servizi segreti del mondo: dal Nicaragua al Kurdistan, dalla Svizzera al Sudafrica, senza dimenticare gli Stati Uniti.

Sono persone poliglotte, di una intelligenza arguta e veloce, con una speciale capacità di adattamento e flessibilità nel rapportarsi con variegate tipologie di uomini e di donne, con spiccate doti di sopravvivenza, anche nelle situazioni più critiche, in ambienti difficili, come ad esempio nelle più famigerate carceri di massima sicurezza di alcuni regimi totalitari del pianeta.

Le varie sfaccettature della loro personalità rispondono ad un’unica esigenza, ad un unico obiettivo: inseguire il dio denaro, ricercando ricchezze ma come chimere, visto che i confidenti passano rapidamente dal lusso al declino, caratterizzandosi per una doppia personalità; da una parte criminali, ma dall’altra “sbirri”, come essi stessi si sentono, spie assoldate dalle Forze di Polizia nel doppio gioco che conducono.

Nelle loro mani gli infiltrati mettono la propria vita, con atto di estrema fiducia, quando vengono introdotti nelle varie organizzazioni criminali, con i confidenti che si fanno garanti per loro, rischiando a loro volta la vita.

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