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Pillole di classica

Quegli obblighi ridicoli che lo Stato ci impone senza ottemperare ai suoi

Al conservatorio di Adria, ieri, il corso sulla sicurezza nel luogo di lavoro si è svolto in giardino, perché l'edificio non è a norma e in giro, come si vede, c'erano i pompieri!

Al conservatorio di Adria, ieri, il corso sulla sicurezza nel luogo di lavoro si è svolto in giardino, perché l'edificio non è a norma e in giro, come si vede, c'erano i pompieri!

Il Censis ha certificato che gli edifici scolastici sono messi male. Per rimediare ci vogliono miliardi e, pare, un secolo di ore di lavoro; ma tranquilli, il governo dei Fantastici Pierre ha già annunciato il blitz estivo. Nel frattempo lo Stato, pena la galera (la galera!) fino a un mese, o una multa da 200 a 600 euro, ha obbligato anche i professori a frequentare il corso di salute e sicurezza sul lavoro, cioè a scuola. Sembra una barzelletta.

Adria, la barzelletta del corso di sicurezza
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Io lo frequento in conservatorio tra leggi, decreti, regolamenti, segnaletiche, porte col maniglione e vie d’uscita. Eppure, perfino l’aula magna della succursale dove si tiene, che poi è la stessa del collegio dei docenti, non è a norma. E sulle scale della sede centrale, per esempio, secondo l’esperto che ci istruisce si potrebbe scivolare; in più, se fa un terremoto, chi sa se reggono: quindi è meglio stare calmi e aspettare che vengano a tirarci fuori dalla finestra. Da dimenticare è l’istinto che, nel caso tutto tremi, il palazzo possa venir giù e allora via di corsa: insulso per legge: non si può; anzi, non si deve: perché è più pericoloso scendere da quei gradini, che restare a pregare i soccorsi e non un’altra scossa. Vietato il panico. I percorsi d’evacuazione sono obbligati, studiati secondo i crismi che diano la massima tranquillità legale a chi ha dovuto pubblicarli, prim’ancora che ai disgraziati in fuga (non musico sensu); perché il bello è che gli stessi percorsi attraversano, oltre alle scale farlocche, corridoi occupati da librerie e scatolami vari, i quali non si sa dove mettere se non lì, in mezzo ai piedi.

Riassumendo: se sei su, la legge praticamente t’obbliga a restarci e sperare con i tuoi alunni nella gru; al pianoterra, invece, quasi quasi usciamo dalla finestra sul cortile e ringraziamo Iddio? Errore. La norma non lo prevede, perché un vetro potrebbe beccarci il collo, tipo ghigliottina, e il rischio di denuncia per il professore è certo, anche se il pericolo di finire con gli alunni in ospedale (o peggio, certo) è solo eventuale. Scoppia un incendio: che fai? Niente. È meglio niente. Perché se, putacaso, non sei un addetto della sicurezza e il tuo intervento scatta solo per fegato e cervello minimo di capire che il bocchettone va indirizzato ai piedi della fiamma, rischi il tribunale più che di finire arrosto. Meglio fermarsi e pregare Santa Barbara, patrona dei pompieri.

Stanti le condizioni dell’edificio, dunque, il corso (che immagino abbia un costo) si sostanzia in una serie di velleità legali contro il quasi sempre illegalissimo buon senso. Col corollario arrogante, da parte dello Stato, dell’accusa d’interruzione di pubblico servizio per quel docente che protestasse recandosi, senza però entrarvi, nella sua scuola illegalmente insicura per la stessa legge sulla sicurezza. Prima di annunciare piani architettonici spaziali e finché la situazione è questa, il governo dei Fantastici Pierre farebbe quindi cosa seria se revocasse agli insegnanti questi obblighi ridicoli perché inottemperabili, e inottemperabili perché lo Stato non ha ottemperato ai suoi. Anche così, forse, potremo cominciare a credere che la differenza politica tra la Boschi e la Minetti non stia solo in una faccia d’angelo.

di Nazzareno Carusi
@NazzarenoCarusi

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