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Monti mette l'elmetto

Il tecnico alla guerra
Il governo dimissionario
ci fa invadere l'Africa

Il professore vuole scimmiottare il presidente francese e ci coinvolge in un'impresa ad alto rischio. Grave silenzio di Pd e Pdl

di Maria Giovanna Maglie

Sapete che fa Mario Monti per candidarsi definitivamente a risanatore dell’immagine d’Italia in Europa e nel mondo? Una bella guerra inutile in Mali, di quelle che ti portano i terroristi in casa e che mettono a rischio la vita degli italiani all’estero, Una bella guerra santa in vacanza di Parlamento; una bella guerra per un governo già nato tecnico e ora in mero disbrigo di affari ordinari; una bella guerra per scimmiottare e compiacere François Hollande, uno così fesso che invece di aiutare l’esercito del Mali rifornendolo di armi in attesa dei contingenti militari africani, sta provocando un afflusso di guerriglieri islamisti da tutto il mondo; una bella guerra che già ha provocato il primo sequestro di cittadini europei e americani per ritorsione in Algeria;  una bella guerra che conferma il disastro dell’eliminazione di Gheddafi, che faceva da tampone e da calmiere del fondamentalismo nell’area; una bella guerra che si sta già configurando come un remake del tragico fallimento in Somalia. 

Che c’entra l’Italia? Niente, già abbastanza guai economici e di sicurezza abbiamo avuto dalla sciagurata missione in Libia provocata dalle mire elettorali del predecessore di Hollande. Che c’entra un governo nato tecnico per risolvere questioni economiche e ora dimissionario, a un mese da elezioni politiche, a Parlamento sciolto? Un governo che in un anno non è stato in grado di risolvere la detenzione illegale di due militari italiani in India? Meno di niente, non fosse che il suo presidente del Consiglio è salito, come dice lui, in politica, e se la gioca pesante con gli amici europei e con l’amico americano, a rischio di far precipitare l’Italia, altro che salire. 

Si lascia definire dagli amici del Ppe il successore di Berlusconi nel mondo moderato europeo, nello stesso tempo compiace il socialista Hollande che è in grave crisi di consensi interni in Francia, e leva le castagne dal fuoco a Merkel. Fantastico!

Dispiace che dei ministri che hanno fatto il diplomatico e il militare di carriera per decenni, quali i titolari di Esteri e Difesa, caschino in questo trappolone e in nome nientemeno delle Nazioni Unite si prestino a varare un impegno che, anche se meramente logistico e non di impegno di soldati sul campo, è illegittimo, non necessario, ci espone a pericoli tremendi, in casa e all’estero, visto che abbiamo soldati in missione per esempio in Afghanistan, visto che abbiamo lavoratori italiani in Paesi sensibili. Nel frattempo tutti zitti, tutti d’accordo, da Pierluigi Bersani e la sua sinistra, freschi di conversione a spirito belligerante dopo averci afflitto per anni sull’articolo 11 della Costituzione che ci obbliga al pacifismo; al Cav, che bene farebbe invece a ricordare agli italiani che quella in Libia fu una missione alla quale fu obbligato contro i nostri interessi nazionali, grazie anche all’operato molto più che ambiguo dell’allora ministro Frattini, e che quella in Mali rischia di esserne la prosecuzione. Ho sfogliato tutte le agenzie di stampa e ho trovato una sola dichiarazione di protesta, la parlamentare europea del Pdl Laura Comi, che ricorda che questo governo non è autorizzato a decisioni così gravide di pericoli. Encomiabile, ma solitaria.

Due punti solamente per chiarire l’assurdità della vicenda. François Hollande, protagonista assoluto della crisi, attraversa in patria un momento di difficoltà. La Corte suprema ha definito incostituzionale l’aumento delle tasse fino al 75% per i redditi oltre il milione di euro; dall’altro, il provvedimento che estende l’istituto del matrimonio alle coppie omosessuali sta trovando un’opposizione popolare molto al di sopra delle aspettative. 

La  richiesta di aiuto di Traoré, presidente del Mali, gli è arrivata provvidenziale e, scavalcando il Parlamento, ha immediatamente deciso di assecondarla e intervenire militarmente nell’ex colonia, spostando gli orizzonti dell’opinione pubblica francese.  L’appello di Traoré è avallato dagli accordi bilaterali franco-maliani in tema di difesa ma non, come sostengono le autorità, dalla risoluzione 2085 dell’Onu, che autorizza il dispiegamento di una forza africana nel Paese per un periodo di un anno e riserva all’Europa, non alla Francia, competenze esclusivamente finanziarie e logistiche.

La rivolta del Mali è nata perché tutte le armi abbandonate nel deserto libico dai seguaci di Gheddafi sono finite in mano ad al Qaeda, e a ciò si è aggiunto l’arrivo di volontari da Mauritania, Senegal e Algeria meridionale. Lo sconvolgimento in un Paese importante come la Libia ha scatenato le forze che ora intendono sconvolgere il Mali e altri Paesi. La guerra sarà lunga, altro che poche settimane per eliminare tutti i jihadisti. Peggio: la Francia in campo, ex potenza coloniale, ha trasformato quei combattenti in eroi e patrioti agli occhi della popolazione. L’Europa ancora una volta non governa, non decide, non capisce. Monti ne è l’interprete e esecutore perfetto.

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