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Fiumi di retorica

Facci: "Sputiamo addosso a Corona perché lo invidiamo"

"Pirla", "vigliacco". Si infierisce dimenticando che la sua condanna è un bluff

Facci: "Sputiamo addosso a Corona perché lo invidiamo"

di Filippo Facci

Tra un po’ scriveranno pure che Fabrizio Corona ha il parrucchino e il fallo di plastica, che non sa fare di calcolo, che aveva i muscoli gonfiati a elio. Sarebbe interessante fare una descrizione fisica e temperamentale di alcuni dei giornalisti che hanno sentito il bisogno di infierire su di lui, dunque cercare di ridicolizzarlo, smitizzarlo, umiliarlo, pietrificarlo come una mammoletta lacrimante. Molti di questi scrivani, gente che ha la forfora sulla giacca e non ha mai visto il mondo reale neppure per sbaglio, non saprebbero neppure ribellarsi a un cafone che li sorpassi nella fila. Infieriscono su Corona con un'impietosità che va oltre il conformismo in cui inzuppano il pane ogni mattino, oltre la loro vocazione di accondiscendere alla furia del popolino perbenista o frustrato. 

Il dato rivelatore non è il loro biasimo nel descrivere ciò che Corona è, ma il loro impegno nel descrivere ciò che  non è, a loro dire, e non è mai stato: Corona non è coraggioso, non è un mito, non è un eroe neanche negativo, non è un coerente, non è un maledetto, non ha il rango del vero criminale, non è neppure bello. Ma quando di un personaggio dicono questo, spesso è perché un personaggio lo è davvero. E lui lo resta, nel caso, a dispetto del vile esercito proteso a dire che Corona non era Corona, che la leggenda era una patacca, l’eroe solo una macchietta, un pirla, un vigliacco, un fuggiasco senza statura. Figurarsi, in questo quadro, quanti abbiano voglia di ricordare che la sua condanna a cinque anni per estorsione fa acqua da tutte le parti, non sta in piedi neanche con lo sputo: anche perché l’estorto del caso - un calciatore - non si dichiara tale, anzi, ringrazia pubblicamente l’estorsore. Evocare il complotto e dire che il sistema «gliel'ha fatta pagare» suona come una banalità inaccettabile, ma in questo caso credo che corrisponda alla sostanziale verità. È normale che una società consolidata, a un certo punto, espella i Corona. 

La ragione è semplice e indicibile al tempo stesso. Da una parte Corona ha commesso dei reati: e basterebbe. Uno come lui, dall'altra, rischia di rappresentare la trasfigurazione di ciò che milioni di cittadini vorrebbero ma non possono essere: sia perché non ci sono portati, sia perché il sistema, appunto, crollerebbe. Delle fotografie di Corona a David Trezeguet non importa niente a nessuno: è un altro il Corona amato e odiato, è quello che sfreccia a 200 all'ora, che parcheggia dove capita perché si vive una volta sola, che guida senza patente, che mette le mani addosso al vigile stronzo, che dice tutto quello che gli passa per la testa, che corrompe una guardia per dimostrare che in carcere può entrare ogni cosa, che declina tutti i cerimoniali della falsa modestia, che nel caso evade le tasse, che è pure intelligente e sputtana i giornalisti, che fa tutto questo, peraltro, con eserciti di ragazzine al seguito e portandosi a letto le mejo fiche del bigoncio. È questa la sua innegabile pericolosità sociale. Tanti atteggiamenti e reati di Corona sono sue insofferenze «liberate» che ciascuno di noi, invece, tiene faticosamente in gabbia per dovere civico o per vigliaccheria: è questo che non gli perdoniamo. Noi non gli perdoniamo il nostro affanno quotidiano che lui, spesso, ha evitato bellamente con quell’espressione da impunito. Ora, finalmente, è punito. Ma non sarebbe in galera, se fosse un bluff: ci è finito perché è Corona, schiavizzato dalla sua autenticità, parzialmente depresso come tutte le persone tremendamente vive, furbastro, canaglia, zero inconscio e zero somatizzazioni. Come uno Sgarbi, a tratti. Come il Bill Foster di «Un giorno di ordinaria follia», quello che alberga in milioni di cittadini e che s’incazza, un bel giorno, contro tutte le assurdità dei tempi moderni che siamo costretti a patire. Ma anche Foster finisce male, alla fine. 

Non cedete alla tentazione di tirare in ballo Berlusconi e di contabilizzare Corona tra i cascami della sua era: è una sciocchezza, perché Berlusconi bene o male è sempre stato un vincente. C’è un’intercettazione telefonica, del 2009, in cui il Cavaliere dice male di Belen perché «non ha cervello, una che si mette con questo qua». Perché Corona è un perdente e prima o poi andrà a sbattere. Ci è andato. Lo prevedeva il copione e l’apparato che l’ha prodotto. Non sappiamo se lo prevedesse lui.

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Commenti all'articolo

  • Ale1960

    04 Febbraio 2013 - 13:01

    Mi scusi, dovrei invidiare chi io???? Cambi spacciatore. Cordialmente

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  • spezzella

    04 Febbraio 2013 - 11:11

    Credo che il nocciolo della questione sia proprio nel termine ” estorsione”,provate a chiederne il significato , giacchè l’avete tirato in causa, a qualche imprenditore che si è sentito dire” o mi dai x o ti faccio saltare per aria il negozio” sono sicura che saprà chiarirvi le idee sulla differenza tra la vendita di foto a privati, con relativa ricevuta di pagamento regolarmente rilasciata, e la VERA estorsione….è come quella sottile differenza che c’è tra i fischi e i fiaschi, basta una semplice vocale per stravolgerne completamente il significato….Bisogna solo andare al dì là del proprio naso per capire come Facci abbia assolutamente ragione.

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  • metallurgico

    28 Gennaio 2013 - 17:05

    facci hai pienamente ragione corona e' un ribelle di natura, molto intelligente ma ingenuo e questa sua ingenuita' non gli permette di correggere il tiro per rimanere al di qua' della legge. Ma siccome l'ingenuita' sparisce con l'esperienza, auspichiamo un corona piu' maturo e riflessivo alla faccia degli sfigati.

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  • Nacho4ever

    28 Gennaio 2013 - 13:01

    Delle molte cose che non condivido del Suo articolo ce n'è una che mi ha particolarmente infastidito: quando dice che "la sua condanna a cinque anni per estorsione fa acqua da tutte le parti, non sta in piedi neanche con lo sputo: anche perché l’estorto del caso - un calciatore - non si dichiara tale, anzi, ringrazia pubblicamente l’estorsore." L'estorsione, art 629 c.p., Le ricordo, è un reato perseguibile d'ufficio. Ciò significa che poco importa il fatto che la vittima non accusi, o nel caso ringrazi, il suo estorsore, altrimenti si potrebbe pensare che anche le altre sentenze che condannano altri reati di estorsione (come la richiesta del "pizzo") possano far "acqua da tutte le parti" per lo stesso motivo. Se "mediante violenza o minaccia, costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa," si "procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno" si commette estorsione e come tale va punita. Rispettare le regole è ciò che distingue un paese civile da uno che non lo è.

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