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Di Mario Giordano

La fine del mondo: lo dice un pesce pagliaccio

La fine del mondo: lo dice un pesce pagliaccio

Il mondo sta finendo, me l’ha detto la rana dorata. Non sto scherzando: il Venerdì di Repubblica l’ha messa in copertina con un titolo che recitava testualmente «Cra Cra». Proprio così: la foto della rana e sotto «Cra Cra» a caratteri cubitali. Si aspettano le prossime puntate per sapere l’opinione dei gatti («Miao Miao»), dei canarini («Cip Cip») e delle mucche («Muu»), mentre quella delle capre, purtroppo, sulle pagine dei giornali è già abbondantemente rappresentata. Non a caso il catastrofismo trova sempre ampio spazio, nonostante le ripetute notizie sulla fine del mondo siano apparse sempre piuttosto esagerate.

Secondo il celebre Club di Roma degli anni Settanta, infatti, l’umanità doveva estinguersi entro il 2010, un’agenzia dell’Onu disse nel 1989 che entro il 2000 metà Terra sarebbe stata sommersa dai mari, gli esperti di Obama sostennero nel 2009 che c’erano solo quattro anni per salvare il Pianeta. Spiace contraddire tutti costoro, e i tanti che si sono accodati, ma siamo ancora qui. Inopinatamente vivi. E ora, pertanto, siamo costretti a vedercela con i nuovi messaggeri di sventura. I gufi di renziana memoria? Macché: il vero disastro («Cra Cra») è annunciato dalla rana dorata.
L’animaletto maculato, scientificamente detto Atelopus zeteki, se ne stava bellamente negli stagni di Panama, ma è stato distrutto da un fungo mai visto prima in zona. E questo basta al settimanale debenedettiano per tirar fuori sei pagine sotto una testatina degna di Savonarola («ultima chiamata»), in cui si svelano i segreti della sesta estinzione.

Dopo le estinzioni del Siluriano, del Devoniano, del Triassico, del Giurassico e del Cretaceo-Terziario, eccoci arrivati alla nuova drammatica svolta dell’umanità: la scomparsa della rana dorata. Con tanto di intervista (anzi: intervista-brivido, Cra Cra) all’esperta di turno che guarda caso ha appena scritto un libro sull’argomento. Si aggiungono inoltre al menu terroristico antipasto di numeri alla rinfusa, gran cocktail di paure assortite (global warming, Ebola, meteoriti, acidità degli oceani, etc.) e dessert di citazioni memorabili. Come quella del professore catastrofista che torna a casa e dice alla moglie: «Il lavoro va proprio bene, ci sarà la fine del mondo». Vedi a volte, la fortuna...

«Se non cambiamo siamo fottuti», continua il Venerdì di Repubblica, con un tono da angiporto che lascia spazio a dubbi. «Siamo fottuti», evviva. Però possiamo cambiare. Del resto se uno non cambia quando lo dice la rana dorata, quando diavolo lo fa? Se poi avete qualche dubbio, avete avuto cattive esperienze con il batrace, magari l’avete assaggiato fritto e vi è rimasto sullo stomaco, non preoccupatevi: i giornalisti della sinistra engagé hanno mangiato il rospo anche loro. E sanno come cavarsela: infatti nelle pagine seguenti portano a supporto dell’autorevole «Cra Cra», un’altra prova inconfutabile della fine del mondo prossima ventura: il pesce pagliaccio. Purtroppo, per ovvie ragioni, manca l’onomatopeico dell’animale marino. Ma il segreto della sesta estinzione è così terribile, che non ci si può stupire se qualcuno raccomanda «acqua in bocca».

«A Ischia», scrive il Venerdì di Repubblica, «c’è un luogo dove ciò che accadrà al Pianeta può essere visto in anticipo. Sott’acqua, dove il pesce pagliaccio è già messo male». Avete capito o no? La rana dorata è morta, il pesce pagliaccio è messo male. Dunque noi siamo spacciati. E se non vi pare una conseguenza inevitabile è soltanto perché, sciagurati, non sentite l’ennesima «ultima chiamata». Possibile? È almeno un secolo che ci lanciano ultime chiamate e voi non le sentite? Il 2 novembre del 1922 il Washigton Post scrisse: «L’oceano artico si sta scaldando, gli iceberg stanno scomparendo, è in atto un cambiamento radicale del clima, si stanno raggiungendo temperature mai viste prima…».

E nel 2007 l’autorevole Bbc comunicò che entro il 2013 il riscaldamento globale avrebbe sciolto completamente il ghiaccio del Mare Artico. Purtroppo per loro non è stato così. Tanto che nel 2013 l’agenzia dell’Onu Ipcc certificò che la calotta polare risultava cresciuta del 60 per cento. E il livello dei mari? Sta aumentando sì, ma dal 1850, l’epoca della fine della Piccola era glaciale, mentre le temperature sono ferme da 17 anni, e anche in questo sciagurato 2014 il termometro globale risulta in perfetta linea con gli anni precedenti. E allora, se il mondo si ostina a non scomparire, come si fa a dar un po’ di spazio agli amici catastrofisti? Cra Cra, per fortuna ci sono la rana dorata di Panama e tanti pagliacci. Pesci e non.

di Mario Giordano

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Commenti all'articolo

  • Bolinastretta

    27 Ottobre 2014 - 17:05

    d'altronde é il pane quotidiano dei sinistri (lo dice la parola setessa che incarna perfettamante gli esseri in questione) le catastrofi come quella del nuovo Renziano partito che ci governa, loro, ignari gongolano, ma repubblica ha notizie fresche dal loro padrone che ha capito che é finita, siamo tutti finiti... e metaforicamante usano il povero pesciolino come alis del grande pinocchio renzi

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  • aresfin

    aresfin

    27 Ottobre 2014 - 15:03

    Prevedo che domani sarà martedi, che alle 18 sarà già buio, che i komunisti rimarranno "intelligenti" uguale, che andrò a letto con la mia compagna e che tromberò .......... Visto ????? Non importa essere giornalisti di Repubblica.

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  • agostino.vaccara

    27 Ottobre 2014 - 14:02

    Il mondo finirà! ma certo che finirà, tutto ciò che ha un inizio deve avere una fine! Il problema è quando!!!!! Avrebbe dovuto finire dopo l'anno mille! avrebbe dovuto finire dopo il duemila! Avrebbe dovuto finire nel 2012 per la profezia Maya!!! E potrebbe finire anche domani. E se invece a finire debbano essere le cretinate di chi non capisce niente???

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  • ghinoditacco2

    27 Ottobre 2014 - 13:01

    un simile iettatore merita due sole cose: o lo cacciano, o gli levano la bottiglia. Segue gesto scaramantico di un napoletano puro.

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