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Dopo le stragi

E' l'islam il problema? Il dibattito e i punti di vista

Della Logga, Belpietro, Fo e Boldrini

Dal giorno successivo alla strage nel Charlie Hebdo e nelle successive 48 ore di terrore si è sviluppato il dibattito: è l'islam il problema? Gran parte dell'intellighenzia progressista ha rifiutato con sdegno l'equazione, operando significativi distinguo. Mario Giordano, su Libero, però ricordava che "perdersi nei distinguo e giustificare i musulmani provocati vuol dire farsela col nemico", affermando poi che "chi non sta con l'Occidente aiuta il terrore". Nel mirino, soprattutto, chi come per pescare un nome dal mazzo - Carlo Freccero - spiega che "il conflitto lo ha iniziato l'Occidente nel 1990-1991", e che "è questo che ha provocato un odio viscerale".

Il direttore - Ancor più netto il pensiero del direttore Maurizio Belpietro, che il giorno successivo alla prima strage riprendeva le parole di Oriana Fallaci: "E' un nemico che trattiamo da amico. Che tuttavia ci odia e ci disprezza con intensità". Il direttore nel suo editoriale aggiungeva che "se non capiremo quello che spiegava Oriana Fallaci più di dieci anni fa, se non prenderemo lezione dalle vittime di Charlie Hebdo, se non reagiremo contro il buonismo, l'accoglienza e la tolleranza, atti di terrore come quello messo a segno ieri in pieno centro a Parigi o come molti altri registrati negli ultimi tempi in più parti dell'Occidente si ripeteranno". Quindi l'appello: "Sveglia, è il momento di aprire gli occhi, non di chiuderli di fronte a crimini commessi in nome di Allah. La tollerenza islamica non esiste e prima ce ne accorgeremo prima sarà meglio per tutti".

"Un legame ci sarà" - Poi anche sul Corriere della Sera - che al pari di Repubblica ben si è premurato nei titoli di questi giorni di nascondere la parola "islam" - c'è anche chi, come Ernesto Galli della Loggia scrive: "All'islam non servono ritrattazioni, dissociazioni, condanna. E diciamoci la verità: chiedere ai suoi esponenti qualcuna di queste cose ha sempre un sapore sgradevole, intimidatorio". I fatti degli ultimi giorni, aggiunge, non possono "essere un pura casualità". Non possono essere attribuiti "a una sorta di follia collettiva. Il mondo non è pazzo: qualche ragione deve esserci. Deve esserci qualche legame - distorto, frainteso grossolanamente, erroneamente interpretato quanto si vuole - ma un legame effettivo con qualcosa che riguarda l'islam reale". Un pensiero, quello di della Loggia, efficacemente sintetizzato nel titolo di prima pagina: "Assassini, il coraggio di dirlo".

Chi opera distinguo - Dall'altro lato della barricata, come detto, c'è chi invece opera dei distinguo. Per esempio Dario Fo, secondo il quale "c'è una totale falsificazione dell'Islam da parte di quei sedicenti fondamentalisti con lo scopo di scatenare una guerra". Per Fo quei "sedicenti fondamentalisti" neppure hanno mai letto il Corano che, sottolinea, stabilisce che "non dovrai mai uccidere nessuno, anche coloro che si dicono nemici". L'islam in sé e per sé, dunque, non c'entra. Pensiero sposato anche da Massimo Cacciari, secondo il quale "additare nell'islam il nemico è un errore madornale". E ancora: "Se non saremo accoglienti il terrorismo avrà terreno favorevole". Pensiero accolto dai vari Michele Serra, per esempio, contro il quale si è scagliato Giuliano Ferrara, che al contrario parla senza mezzi termini di "guerra santa".

Boldrini da record - Nella rassegna del pensiero, infine, si mette in luce Laura Boldrini, la presidentessa della Camera e campionessa di distinguo, che come molti altri più che di islam parla di "islamofobia". La tesi è semplice: i morti in nome dell'islam causano l'islamofobia, che sarebbe un problema prioritario anche nei giorni delle stragi. Il distinguo, dunque, è tra "assassini e il vero islam". Per la Boldrini, chi uccide, non può essere un "vero musulmano". Per ultimo, un accenno a Corrado Augias, che piuttosto che puntare il dito contro chi ha ucciso nel nome di Allah senza indugi, preferisce ricordare che "Charlie Hebdo era un giornale a volte sgradevole e provocatorio". Una serie di distinguo che nei giorni del grande terrore possono far storcere il naso.

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Commenti all'articolo

  • alexfocus56

    03 Marzo 2015 - 11:11

    L'aggressione occidentale ai paesi antisistema ha strumenti militari (NATO, North Atlantic TERRORIST Organization), agenzie di pubblicità (Hollywood giorni fa una troupe cinematografica USA è stata "beccata" da genti CIA a girare l'ennesimo film con l'emiro "del terrore"), agenti sovversivi (le Borse, i lupi di Wall Street, politici, economisti e gionalisti venduti). Basta propaganda, per pietà!

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  • grandisde

    grandisde

    12 Gennaio 2015 - 12:12

    E'innegabile che il terrorismo sia legato quasi esclusivamente agli islamici. Pertanto più islamici ospitiamo più aumenta il pericolo di attentati: chi può dimostrarmi che non è vero questo assioma ?

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  • Bandler

    12 Gennaio 2015 - 12:12

    TUTTE le religioni sono INTRINSECAMENTE violente. Nel 672 d.C. Maometto sterminò un villaggio ebraico di circa 800 persone. Il fatto è assodato e reperibile in qualsiasi libro di storia dell'Islam. Peraltro I conquistadores spagnoli, quando Montezuma gettò via la Bibbia, non esitarono a sterminare la popolazione. Infine, le tribù d'Israele si sterminarono tra loro per secoli.

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  • pietro.garinei

    12 Gennaio 2015 - 12:12

    Domanda: Ma non vi è nessuno che ha letto il Corano ? nessuno che ha letto la biografia di Maometto ed il suo comportamento nei confronti dei non islamici? Basterebbe solo questo per capire che non è possibile nessun accordo se non di sottomissione Pietro

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