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Salvini e la Meloni propongono Feltri: è il presidente ideale, quindi non vincerà

Salvini e la Meloni propongono Feltri: è il presidente ideale, quindi non vincerà

Non accadrà mai, perché in questo Paese eventi del genere non sono possibili a meno di apocalittici sconvolgimenti. Non accadrà, però sarebbe un sogno vedere Vittorio Feltri al Quirinale, come hanno proposto Matteo Salvini e Giorgia Meloni. L’idea andrebbe presa piuttosto sul serio, perché Feltri sarebbe un presidente perfetto, mica la solita pantomima dell’esponente della «società civile» a cui si appioppa una poltrona per far contento il popolo bove. Intanto, avremmo al Colle un aureo anticomunista, invece di bidoni ex Pci e sigle affini che ci vogliono appioppare. Poi, Feltri è sempre stato estraneo a qualunque pantano: la prima e la seconda Repubblica, al massimo, le ha prese a sberle, mica ci è bollito dentro come gli altri candidati. Appunto per questo, Feltri non sarà mai scelto. Ed è facile che non gliene freghi nulla di farsi scegliere. Lo ha detto in un’intervista al Tempo: «È sempre meglio che farsi dare della testa di cazzo pubblicamente ma (...) il fatto che sia uscito il mio nome dimostra a che punto siamo arrivati nel decadimento della nostra classe politica». Infine c’è da tener presente quel che dice Alessandro Sallusti: «Feltri potrebbe essere un buon presidente della Repubblica ma c’è uno scoglio insormontabile da superare: al Colle si guadagna troppo poco». Detto questo, nessuno ci impedisce di assaporare l’idea e sostenerla.

Feltri presidente sarebbe un atto situazionista, una provocazione meravigliosa: vorrebbe dire fare a pezzi i rituali stantii e le consuetudini pelose. Molti politici prenderebbero seriamente in considerazione l’idea di trovarsi finalmente un mestiere, pur di non farsi più rompere le scatole. La sua opinione sulla Casta, dopo tutto, è nota. Così come quella, ribadita sempre al Tempo, sulla corsa al Colle: «Un pirla vale un altro. Perché i pirla sono pirla. Più evidente di così!». Ecco, immaginatevi uno così a fare le consultazioni con i partiti per la formazione di un governo. Durerebbero mezza giornata. E la maggior parte dei segretari uscirebbe con le lacrime agli occhi e l’etichetta di «bamba» appiccicata in fronte.

Con Feltri presidente, le Scuderie del Quirinale, invece di ospitare mostre, caffetterie e altre baggianate tornerebbero alla loro funzione originaria, cioè ad accogliere cavalli. Per le stanze del palazzo si aggirerebbero felpati gattoni e probabilmente pure qualche bella ragazza, nonostante la disperazione dei corazzieri e i rimproveri di Renato Farina. Quest’ultimo infatti sarebbe nominato portavoce e subito gli sarebbero sbolognati tutti i mortiferi incontri con prelati e pretoni assortiti. L’aria delle stanze presidenziali sarebbe appesantita dal fumo di sigaretta, o magari dal profumo di pipa, che Feltri riprenderebbe a succhiare giusto per fare uno sberleffo a Pertini. Di sicuro lo vedremmo sull’aereo degli Azzurri di ritorno dai mondiali. E va da sé che metà della Nazionale sarebbe composta da giocatori dell’Atalanta e dell’Albinoleffe, personalmente selezionati dal fratello di Vittorio, Ariel Feltri, nominato ct.

Il discorso di Capodanno sarebbe da record di ascolti, e il più veloce della storia, perché il presidente Feltri si romperebbe le balle alla svelta e manderebbe gli italiani a stappare lo spumante. Ma il meglio sarebbero gli incontri internazionali. Pensate a Feltri che stringe la mano alla Merkel e pensa intensamente: «Non chiarmala Culona, non chiamarla Culona...», mentre i quotidiani tedeschi citano il suo libro antigermanico Il Quarto Reich. Ma tanto, a quel punto, saremmo già fuori dall’euro da un pezzo. Oppure Feltri con Obama, a cui viene ricordato il titolo di Libero all’indomani della sua elezione: «Strano ma nero». L’idea di Feltri che parla con Bergoglio, invece, causerebbe l’immediato suicidio di Eugenio Scalfari (anche perché i dialoghi sarebbero molto più divertenti). Insomma, non accadrà, però sarebbe meraviglioso. Anche se, fra le varie ipotesi da considerare, c’è anche che Feltri - miracolosamente eletto - dopo qualche tempo si fratturi i cosiddetti e dia le dimissioni, per tornare a fare quel che gli è più congeniale: dirigere un giornale. Ecco, speriamo non Libero. Perché in quel caso l’autore di questo pezzo rischierebbe seriamente d’esser licenziato.

di Francesco Borgonovo

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Commenti all'articolo

  • etano

    30 Gennaio 2015 - 15:03

    E perché no? Il buon Vittorio è un personaggio dal carattere molto estroverso, dalla diplomazia altalenante proprio perché è "diretto" e dice ciò che pensa non essendo un politico. Purtroppo è proprio questa particolarità di pregio che gli consentirebbe di andare al Colle a testa alta ma i sinistrani non lo vorrebbero mai, non è di sinistra e tanto basta per estrometterlo dalla contesa.

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  • jahier riccardo

    30 Gennaio 2015 - 08:08

    Un non politico sarebbe il bene del'Italia

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  • JamesCook

    29 Gennaio 2015 - 22:10

    Oggi 47 voti per il futuro presidente della Repubblica....... il suo sosia tale Teresa dei Legnanesi....... ne ha presi 50!

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  • marcolelli3000

    29 Gennaio 2015 - 20:08

    Feltri sarebbe un Presidente perfetto. Perfetto, senza dubbio, nessuno.

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