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Il bestiario

Giampaolo Pansa: se un kamikaze dell'Isis prende di mira Matteo Renzi

Al Baghdadi e Matteo Renzi

Che cosa succederebbe se un kamikaze del Califfato nero facesse una strage nel centro di Roma, sotto il naso del premier Matteo Renzi? Assolutamente nulla, dal momento che l’Italia, in teoria, si troverebbe già in guerra da tempo. Tutti saremmo pronti ad affrontare un nemico spietato. E lo stato d’animo del paese risulterebbe disposto ad accettare i rischi peggiori, pur di salvare la nostra civiltà. È quanto si legge su quasi tutti i media, in particolare dopo l’assalto ai turisti italiani a Tunisi. Il grido è diventato uno solo: siamo in guerra! L’Italia è in guerra. L’Occidente è in guerra. Il mondo civile è in guerra. Contro il Califfo e le sue bande. Contro l’islam che vuole sottometterci. Contro i killer barbuti che nel nome di Allah hanno deciso di sterminare i crociati, ossia chi non è uguale a loro.

Confesso che, messo giù così, il tutto mi sembra un gigantesco bluff. L’unica realtà è che, per ora, il Califfo e i suoi imitatori stanno vincendo. Loro sì che si sentono in guerra e la alimentano con ferocia, giorno dopo giorno. Se ne rendono conto gli italiani? Penso di no. Per cominciare, pochi di noi conoscono davvero, per ragioni di età, che mostro terribile sia una guerra.

Da ragazzino ho visto quella tra il 1940 e il 1945. E ne ho un ricordo orrendo. I bombardamenti dell’aviazione nemica. Le tante case distrutte, insieme alle fabbriche, alle ferrovie, alle strade, ai porti. I morti fra le macerie, brandelli di carne irriconoscibili. Le schiere di sfollati. La fame. Il mercato nero che ti strozza. L’immoralità dilagante. Neppure di notte si poteva dormire in pace. C’era Pippo, l’aviatore solitario pronto a mollare le sue bombe a casaccio: «Se vedo un lumicino sgancio un bombolino, se vedo un lumicione sgancio un bombolone».

Quella guerra, decisa da un Mussolini megalomane che voleva imitare Hitler, l’Italia l’aveva già persa prima di cominciarla. Il motivo numero uno è che eravamo del tutto impreparati a combatterla. Tanti dei nostri soldati sono morti al fronte con onore. Ma alle spalle avevano un regime e un paese che non avrebbe mai dovuto attaccare la Francia, poi la Grecia, poi la Jugoslavia, poi la Russia, poi l’Africa settentrionale e orientale.

Di qui viene la prima domanda: possediamo i mezzi, la convinzione, lo stato d’animo adatti a combattere i tagliagole dell’Isis? Temo di no. Per una serie di ragioni. La più pesante è che il nostro premier, Matteo Renzi, non possiede la stoffa del condottiero. Il modello Churchill gli è del tutto estraneo. L’unica strategia che conosce è la rottamazione degli avversari, ossia di chi non s’inchina davanti alla sua autorità. Il Cremlino renzista è un luogo d’intrighi e di vendette, non diventerà mai la sede di un comando in grado di guidare i poveri cristi costretti a combattere il Califfato.

Il nostro giovane presidente ha i modi di un bullo, o un ganassa per dirla in milanese, capace di pensare soltanto al proprio potere e di manifestarlo con un’infinità di colpi bassi diretti a chiunque gli dia fastidio. Anche i suoi ministri non hanno l’aria dei combattenti. Del Rio è un signore estenuato, messo al tappeto da Matteo. La Boschi non riesco a vederla nei panni di un’infermiera volontaria che cura i feriti di un attentato. Il misterioso Lotti sembra soltanto un esperto di complotti: trame inutili se i kamikaze si fanno esplodere.
Ma siccome al peggio non c’è mai fine, abbiamo il ministro della Difesa più incompetente del secolo. La signora Pinotti aveva già previsto di invadere la Libia, però il premier l’ha bacchettata e lei si è subito smentita. Adesso ne ha inventata un’altra: si è decisa a lanciare «Mare sicuro». Ossia «Più navi militari e caccia, così ci difenderemo dall’Isis» (Repubblica del 20 marzo).

La signora della Difesa arriva troppo tardi. Il nostro Mediterraneo è insicuro da molti mesi. Renzi non ha mai voluto aprire gli occhi sull’infinità di barconi che trasportano in Italia migliaia e migliaia di clandestini. E tra loro, fatalmente, chissà quanti terroristi islamici. Il giorno che si scriverà la storia del governo Renzi, un capitolo nerissimo riguarderà l’assoluta indifferenza del Ganassa fiorentino a proposito di questo dramma.

L’unica attenuante che possiamo riconoscere a Renzi è di aver capito prima di altri il carattere degli italiani. E’ inutile ricordare al premier che la guerra al terrorismo islamico dovrebbe avere come premessa un controllo più rigido dell’ordine pubblico, attraverso una serie di leggi che cambierebbero il nostro modo di vivere. Soprattutto quello dei giovani, diventati per Matteo un terreno di conquista elettorale e politica. Ma anche l’italiano con i capelli grigi non accetterebbe senza reagire di mutare il proprio stile di vita.

Il nostro è un popolo individualista al massimo, persino anarchico. Ciascuno di noi è un’isola, non si sente parte di nessuna comunità. Siamo pronti a obbedire soltanto se ne ricaviamo un vantaggio immediato. Immagino che molti si dicano: «Combattere il Califfato è un affare del governo, mica nostro. In guerra ci vadano i signori di Palazzo Chigi».

Mi viene in mente un’altra guerra: quella contro il terrorismo nero e, soprattutto, quello rosso. Me ne sono occupato molto e ho ricordi raggelanti. Le Brigate rosse erano diventate padrone di grandi città: Torino, Milano, Genova, Roma. Uccidevano e gambizzavano a man salva. Eppure per una quantità di italiani le Br non esistevano. Erano soltanto l’invenzione dei nostri servizi segreti. Oppure, al massimo, bande fasciste travestite da estremisti di sinistra.

In realtà, l’opinione pubblica prevalente non vuole sentir parlare di problemi che incutono paura. In questo 2015 l’italiano medio è angustiato da troppe questioni personali: il lavoro, la difesa dei risparmi, il tentativo di restare a galla e non diventare povero. Eppure il vero pericolo è un altro.
I giornali scrivono che nei dossier degli 007 italiani c’è una lista di tremila nomi, tutti di possibili reclute dell’Isis o fiancheggiatori della jihad. Nostri connazionali e stranieri, a volte inconsapevoli. Qualche politico di sinistra, rimasto inchiodato al passato, si affanna a giurare che non si tratta di schedature. Siamo al ridicolo.

La verità è che ci troviamo alle prese con un fronte di guerra sterminato che si avvicina all’Italia. La "Stampa" di venerdì ha pubblicato un grande grafico dedicato alla rete del terrore islamista. I combattenti della jihad ormai sono attivi in Algeria, in Tunisia, in Libia, in Nigeria, in Mali, in Marocco, in Yemen, in Somalia e, naturalmente, in Siria e in Iraq. Lo schema è stato costruito da Maurizio Molinari che ha pubblicato di recente, per la Rizzoli libri, un saggio che dovremmo leggere in molti: «Il Califfato del terrore. Perché lo Stato islamico minaccia l’Occidente».

La conclusione del Bestiario è pessimista. Per ora la guerra all’Isis è davvero un bluff, parole e parole, buone soltanto per i titoli dei giornali e per qualche battuta nei talk show. Per quanto riguarda l’Italia non siamo neppure alle parole. Manca la consapevolezza del pericolo e di quanto è necessario fare. Leggi più severe, sostenute dall’adesione di tutto l’ambiente politico, a cominciare dal cerchio magico del governo.

Per comprendere come andrà a finire in casa nostra, basterà attendere un attentato a Roma, sotto il naso di padron Renzi. Soltanto allora capiremo se cambierà e come la vita spensierata di un Italia in altre faccende affaccendata.

di Giampaolo Pansa

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Commenti all'articolo

  • er sola

    16 Luglio 2016 - 20:08

    Prendessero di mira anche qualcun altro/a.

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    • cane sciolto

      17 Luglio 2016 - 00:12

      Come non condividere con er sola.

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  • SGis

    16 Luglio 2016 - 20:08

    Fin quando avremo personaggi tipo presidente francese(non ci lasceremo intimidire dai terroristi....frasi che si ripetono all'occasione) o tipo il ragazzotto di campagna Renzi e la bombardata Boldrini(combattere il terrorismo con la cultura) allora si che vedremo i sorci verdi. Quando gli infileranno una bomba nel letto della Boldrini o Renzi daranno ai terroristi un buono da 500 euro ?

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  • muronigiovanni53

    03 Aprile 2015 - 14:02

    Se L'Isis prende di mira Matteo Renzi, sarà anche colpa sua perchè non si rende conto di quello che sta succedendo realmente.

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  • oooooo

    oooooo

    29 Marzo 2015 - 12:12

    Questi del governo tendono a minimizzare la minaccia dell 'Isis per questioni filosofico/buoniste che sono insite nella loro mentalità cattolica e di una sinistra ancora ideologica. Il loro popolo , come sempre, segue le direttive dei loro capi clerical/sinistri come nelle loro tradizioni secolari. Speriamo che non occorra sangue di innocenti a svegliare questi imbecilli !

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