Cerca

15 anni con noi

Buon compleanno, "Libero": il primo editoriale di Maurizio Belpietro

Maurizio Belpietro

Buon compleanno, Libero. Oggi nostro quotidiano compie 15 anni. Per celebrarli, vi riproponiamo il primo editoriale del direttore, Maurizio Belpietro, datato 13 agosto 2009. In edicola, invece, oggi trovate un numero speciale di Libero, con 18 pagine dedicate alla nostra storia: le copertine più celebri e gli editoriali di tutte le firme storiche del quotidiano.

Io, Vittorio Feltri, "Libero" e i nostri lettori

La vita è strana. Per anni Vittorio Feltri e io abbiamo girato le redazioni di settimanali e quotidiani cercando di rompere la cappa di conformismo sessantottino che opprimeva i giornali. Insieme siamo stati a Bergamo Oggi, il piccolo quotidiano di provincia in cui ci conoscemmo, all’Europeo, poi all’Indipendente e infine al Giornale, dove arrivammo quando Indro Montanelli ruppe con Silvio Berlusconi per fondare La Voce.

Insieme, Feltri e io, ci siamo divertiti a prendere in giro i potenti della prima repubblica, sfottendoli e ridicolizzandoli. Di quel periodo ricordo i titoli irridenti, come quello dedicato a Ciriaco De Mita il giorno in cui si dimise da presidente della commissione per la riforma costituzionale (“De Mita lascia la bicamerale, gli resta l’attico”, con allusione all’appartamento preparatogli dai servizi segreti a spese del contribuente) o quello che commentava l’arresto del compagno G. (“Primo Greganti, secondo Occhetto”). Ancora adesso Massimo Fini, che della nostra allegra brigata giornalistica faceva parte, rimpiange quei tempi e lo spirito d’indipendenza che li contraddistinse.

Insieme, Feltri e io, siamo riusciti a mettere sulla graticola un’intera classe dirigente, prevalentemente di sinistra, che s’era approfittata del patrimonio dei pensionati, facendosi assegnare attici nel centro di Roma al prezzo di monolocali della Magliana. Nel mirino finì mezza nomenklatura dell’allora Pds, con in testa Walter Veltroni e Massimo D’Alema, che per quell’inchiesta fu costretto a rinunciare all’appartamento a scrocco. Per Feltri fu la consacrazione della sua capacità, per me l’inizio di una nuova sfida, ma questa volta solitaria. Come dicevo, la vita è strana e ha voluto che, dopo tante cose fatte insieme, mi toccasse subentrare proprio a Vittorio. Prima al Giornale, dove venni chiamato nel 1997, quando lasciò il timone a causa dell’accordo con Antonio Di Pietro. Ora a Libero, avendo egli scelto di ritornare in via Negri.

NOTIZIE CONTROCORRENTE
Dico subito che succedere a Feltri non è facile. Vittorio i giornali li plasma su se stesso, li personalizza come nessun altro direttore fa o abbia fatto: nemmeno il grande Indro. Lui è il giornale e il giornale è lui. Punto. In via Negri fu difficile, ma almeno lì il quotidiano fondato da Montanelli aveva una tradizione, una storia lunga decenni e un radicamento che ne garantì la sopravvivenza. Qui l’incarico è ancora più gravoso, perché questo è il giornale di Feltri. Lui l’ha fondato, lo ha retto fra mille difficoltà, lo ha portato al successo. Quando s’è dimesso, nel settore il commento è stato unanime: Libero è finito, chiude, e i suoi lettori traslocheranno tutti al Giornale. Diciamoci la verità: il rischio c’è, ed è concreto.

Senonché Libero è anche una redazione di ragazzi che in questi nove anni si è dannata l’anima per darvi notizie controcorrente e per non cedere al pensiero unico che vige nei giornaloni. Senonché Libero è anche un gruppo di editorialisti corsari che in questi anni vi hanno fornito le loro opinioni fuori dal coro, uscendo dalle regole del politicamente corretto, rischiando l’isolamento e spesso l’insulto. Sono loro che non vogliono mollare, che vogliono che Libero continui a esistere, a essere un giornale fuori dagli schemi e fuori dai grandi interessi editoriali. Ha ragione Gianluigi Paragone, che ieri vi ha salutato e mi ha dato il benvenuto: Libero è libero e nel panorama editoriale italiano questa è una rarità.

IL GIORNALE DEI LETTORI
Quando l’editore mi ha chiamato chiedendomi di assumerne la guida, ho passato in rassegna tutti i buoni motivi per non farlo. Ne ho trovati almeno una mezza dozzina, primo tra i quali il rischio di rompersi l’osso del collo, concludendo malamente una dignitosa carriera. Perché lasciare un gruppo solido come la Mondadori e una portaerei come Panorama per un incrociatore che naviga senza flotta alle spalle? Ma, alla fine, ciò che mi ha convinto è stata proprio la possibilità di fare un quotidiano indipendente, un quotidiano libero. Libero di raccontare quello che non va in questo Paese, fors’anche per colpa di qualcuno che si guarda con simpatia perché sta dalla stessa parte politica in cui crediamo.

L’editore mi ha garantito di poter lavorare con tranquillità e i redattori mi hanno assicurato il massimo impegno. Ma la miglior garanzia siete voi, cari lettori. Senza di voi questo giornale non vale niente. Senza di voi le nostre battaglie non hanno alcuna possibilità di successo. Siete voi, dunque, a doverci dire se stiamo interpretando quello stile irriverente e indipendente che ha fatto grande il vostro giornale. Siete voi che dovete sostenerci per consentirci di continuare a essere quello che siamo. Qui sotto trovate il mio indirizzo di posta elettronica: usatelo per farmi sapere le vostre opinioni e le vostre critiche. Scrivetemi, mi raccomando, fatemi sentire la vostra voce. Insieme possiamo farcela. In bocca al lupo.

di Maurizio Belpietro

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog