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Basta yes man

Maria Giovanna Maglie: Bravo Berlusconi, ora finisca l'opera. Smontato Monti, rifondi il Pdl

Silvio ci ha salvati dal Professore, ma se avesse avuto al suo fianco uomini all'altezza avrebbe stravinto. Basta scuse: ribalti il partito

Maria Giovanna Maglie: Bravo Berlusconi, ora finisca l'opera. Smontato Monti, rifondi il Pdl

di Maria Giovanna Maglie

Ogni volta che penso al Cav e alla sua impresa portentosa, non posso non evocare la greve e raffinata barzelletta di Gigi Proietti: il Cavaliere nero che sfida il cavaliere bianco e lo ammazza in duello, poi ammazza i tre figli, i nove nipoti, i ventisette pronipoti del medesimo cavaliere bianco, e avanti così fino alla morale della storia, che è semplice e spietata, è che  al Cavaliere nero non gli devi rompere il c…. Così è stato, contro tutto e contro tutti, ma non contro tanti italiani che si erano dolorosamente dispersi in una diaspora, che sembravano consegnati alla rinuncia o alla rabbia, e invece si sono ritrovati e hanno ritrovato il loro leader. La speranza, l’idea stessa, di un Italia liberale,  liberista e libertaria ieri non è morta a opera di una rappattumata macchina da guerra, e di questo si sarà ancora una volta - come già quasi vent’anni fa - eternamente grati a Silvio Berlusconi. Oppressi da Imu e tasse, angariati dalle banche, disperati per non saper come pagare i dipendenti,  italiani che non hanno lo stipendio fisso, che non vivono assistiti tutta la vita, che sono senza lavoro, che si trovano in mano un titolo di studio che è carta straccia,  non si sono consegnati a Beppe Grillo, non hanno trasformato la sua marcia su Roma in un plebiscito, perché hanno creduto che un’altra via d’uscita c’è. Glielo ha fatto credere di nuovo un Cav anziano ma non vecchio, che ha imposto il tradizionale schermo televisivo come arena e tribuna, che ha sfidato tutti con durezza rivendicativa e basse battute di spirito, che ha messo il dito nella piaga del disastro economico, dell’austerità senza sviluppo, della condizione di vita deteriorata, mostrando soluzioni semplici, facendo promesse che ancora una volta sono state credute. Il Cav è un grande comunicatore non o non solo perché sa recitare benissimo, ma perché sa capire e soffrire, e la sua empatia è contagiosa e consolatoria. Altro che il miliardario del quale parlava con disprezzo ideologico Bersani: la capacità quasi miracolosa dell’uomo è stata quella di fotografare la crisi sembrando tanto uno che la capisce, come se la vivesse, quanto uno che ha gli strumenti e le soluzioni per dominarla e superarla. Come lui ne ho conosciuto uno solo, si chiama Bill Clinton, e gli americani gli hanno perdonato anche le bugie.

Il centrodestra ha ancora una faccia e una voce, forti, ha un popolo e un leader, ma non ha un partito adeguato. Ieri un politico di rango come Fabrizio Cicchitto in tv polemizzava giustificatamente con i giornalisti: «Ci avete dati per morti, ci avete bollati come brutti sporchi e cattivi». Non è così: si sono dati per morti, si sono bollati come brutti sporchi e cattivi. Aggiungo che si sono o si stavano per consegnare in folti ranghi a Mario Monti (ben oltre lo stabilito consenso, che doveva essere critico ed è stato troppo spesso acritico), al suo governo di austerità recessiva nazionale e di subalternità depressiva internazionale. Carta canta, come fotografie e immagini di una giornata al Teatro Olimpico di Roma; come una lista di candidati e ora eletti complessivamente mediocre, frutto di un accordo di autoconservazione studiato a tavolino infischiandosene del Paese; come le troppe voci di disponibilità a passaggio di casacca, anzi di loden, a voto avvenuto e sconfitta frettolosamente data per certa. Fatto sta che alla straordinaria campagna “virtuale” del Cav non si è accompagnata una campagna di massa, di piazza, di territorio, quella che ha imposto Grillo, dallo stretto di Messina a piazza San Giovanni. L’avessero fatta, ci avessero messo la faccia, avendone una presentabile, oggi il centro destra avrebbe stravinto.

Queste cose il Cav le sa bene, figurarsi se una sondaggista di fiducia e fine analista politica come Alessandra Ghisleri non gli ha mostrate - e per tempo - le conseguenze di una lista debole che da oggi diventa un Parlamento poco adeguato con le dovute eccezioni alla sfida dell’incertezza dei numeri e della valanga dei barbari grillini. Le sa bene e ne reca responsabilità, allergico com’è a una forma partito forte, sensibile com’è nella scelta delle persone al richiamo dell’estetica. Il porcellum ha aiutato lui come tutti gli altri ad aggirare il problema della qualità della classe dirigente. Da oggi cambia tutto, e se dovrà cambiare la legge elettorale per prendersi un collegio ci vorrà un candidato all’altezza, non più yes men, “tramestoni”, signorine leggiadre. Con la straordinaria rimonta di questa campagna elettorale il Cav ha fatto un grande regalo all’Italia, su quel che farà da domani il giudizio è necessariamente sospeso.

 

 

 

 

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Commenti all'articolo

  • cassandradixit

    26 Febbraio 2013 - 19:07

    Brava Maria Giovanna, hai fatto un quadro perfetto della situazione esistente nel centrodestra. Anch'io ho sempre pensato che tolto il geniale Berlusconi, gli altri siano tutti poca cosa. Pavidi nelle sfide televisive, pronti a passare sul carro di un altro vincitore al primo sintomo di debolezza del proprio partito. E' ora di fare piazza pulita, è ora di scegliere gente competente e tenace, pronta a combattere, altrimenti, uscito di scena Berlusconi, del partito dei riformatori liberali, nè rimane più nulla.

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  • Al-dente

    26 Febbraio 2013 - 17:05

    Rifondare il partito per Berlusconi, che l'ha sempre visto come un utile e docile strumento nelle sue mani, sarà difficile. Dovrà permettere l'entrata di gente capace e che abbia il coraggio di contraddirlo. Berlusconi ha creato appositamente un partito di Yes Men, ha estromesso mano mano tutti gli uomini che potevano creargli problemi interni, crearne un altro di gente che ha idee proprie per realizzare i programmi sarà difficile da vedere e da credere, a meno che, vista l'età e il suo prossimo ritiro, giocoforza, dalle scene politiche, non voglia farlo di suo.

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