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Snobbato

Luciano De Crescenzo, donne e risate: l'italiano più letto al mondo

Luciano De Crescenzo

La civetta di Minerva vola al crepuscolo, dicevano gli antichi: con l’età la saggezza dovrebbe ingoiarsi tutto il resto, amore compreso. Dovrebbe. «Ma io continuo a dire, a costo di ripetermi, che innamorarsi non conviene. In ogni relazione amorosa, infatti, c’è sempre qualcuno che soffre e l’altro che s’annoia..». Luciano De Crescenzo, di solito, è quello che s’annoia.

Perlomeno è coerente. Nella suddetta prefazione del suo ultimo libro che presto, come sempre, diverrà l’ennesimo best seller sussurrato -Non parlare, baciami -La Filosofia e l’Amore (Mondadori pp 158, euro 15)- l’ex ingegnere idraulico napoletano ceduto in comodato all’epica letteraria consuma la vigilia del suo ottantottesino anno d’età -il 20 agosto - aggrappandosi ai ricordi amorosi. È un genetliaco che lascia scorrere dalla sua casa colorata di tramonto ai Fori Romani, impetuosamente come i pensieri di Eraclito. Non lo vedo. Ma me l’immagino, con lo sguardo cisposo, la faccia da Agamennone in pensione, il mezzobusto inschiodabile dalla scrivania, essere mitologico metà uomo metà sedia come il portiere di Così parlò Bellavista. Il suo ultimo pamphlet è delizioso. La sua prosa passeggia sulla carta a braccetto con la mitologia e l’incanto sociologico (tra i titoli dei capitoli, L’amore nel mito, Amore ematrimonio, L’avanguardia dell’amore, ecc). Ma è inutile parlare dei suoi libri tradotti in 19 lingue e diffusi in 32 paesi, siamo quasi a 30 milioni di copie vendute, secondo stime approssimative. Trenta miloni. Il primo best seller, Bellavista, anno 1977, ha toccato 788mila copie il secondo giorno di vendita; e non sto lì a contare le migliaia di saggi sui filosofi, le sceneggiature dei film, i cazzeggi alla Campanile. L’italiano vivente più letto al mondo. Quando mi citatano il successo di Saviano, mi viene da ridere. Eppure Luciano, l’apostata dell’editoria, non ha mai vinto un premio. Di quelli seri, dico. «Coi premi io vado maluccio: non dico vincere lo Strega, o il Campiello, o il Viareggio, per carità, sennò i giurati scrittori della domenica, poveretti, sai l'imbarazzo, ma almeno un premio minore...», confida l’uomo agli amici. Non ne sono rimasti moltissimi, di amici.

Giusto la banda di Renzo Arbore, qualche ex fidanzata ex giovane (quando l’amante Isabella Rossellini, trent’anni e venti in meno di lui, gli disse: «Lucià tu sie l’amante più vecchio che ho avuto», lui rispose: «pure tu»). Gli altri sono morti, come il più caro, Bud Spencer. De Crescenzo oggi non sta molto bene, non frequenta i salotti e le tv, non riconosce le facce, soffre ancora di prosopoagnosia, la malattia che gli permette di individuare le persone solo dalla voce. Separato da 50 anni, dotato di figlia e nipoti, egli vive, come direbbe Salvatore Di Giacomo appassiulato, solo e carezzato da allegra malinconia.

A chi ancora lo intervista rilascia perle di saggezza soprattutto su due temi: i libri e le donne. Sui libri il refrain riguarda spesso i concorrenti: «Feci la Filosofia greca, Oi dialogoi, Nessuno, la Filosofia medievale: 1.560, 715, 452mila copie a botta. E i critici nulla, non esistevo. Ahò, io 'so contento se Camilleri e Tamaro fanno 3 milioni di copie, perchè attirano il 62% dei non-lettori, dove pesco pur'io. Ma qui devo morire per essere valorizzato. Mò fingo, e poi vedo chi c'è al funerale». Su Umberto Eco era spietato: «se dividi il numero delle sue copie complessive diventa piccolino» . E a chi l’accusava di copiare i temi degli altri: «c'è differenza tra chi copia da un altro autore e chi da autori diversi. Nel primo caso è reato, si chiama plagio, nel secondo è cosa lodevole, e si chiama ricerca». Sulle donne invito a leggerne l’ultimo libro. Ma rimane una frase che oggi confida agli amici: «Alla mia età le donne mi piacciono ancora, solo che non mi ricordo perchè». Vende come Stephen King, ma ci fosse un critico che se lo fila. La preghiera è che lo scrittore italiano più venduto al mondo, figlio di un guantaio, scampato ai campi di concentramento di Cassino, alle sirene della tv italiana e al chiasso del rinomanza letteraria, oggi abbia il suo giusto riconoscimento. Tempo fa gli chiesi fino a che età volesse vivere. De Crescenzo mi rispose: «Fino a 88 anni, al massimo 89...». Siamo lì. Non vorrei che facesse qualche fesseria...

di Francesco Specchia

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