Cerca

Un duro commento

11 settembre, quindici anni dopo. La tragica verità di Filippo Facci: perché l'islam ci ha sconfitto

11 settembre, quindici anni dopo. La tragica verità di Filippo Facci: perché l'islam ci ha sconfitto

Quindici anni fa, io e Mattia Feltri eravamo sul Frecciarossa diretto verso Roma quando a intervalli regolari cominciò a telefonarci Christian Rocca; Feltri e Rocca lavoravano al Foglio, oggi sono rispettivamente alla Stampa e al Sole24 Ore. Io cercavo di dormire, ma Rocca continuava a dire che un aereo si era schiantato contro un grattacielo di New York. E vabbeh. Poi, più tardi, ci disse che un altro aereo si era schiantato contro un grattacielo affianco, sempre a New York. Io volevo dormire, Rocca ci sembrava scemo.

Quando ci richiamò per dirci che un terzo aereo era caduto sul Pentagono, ci chiese testualmente «ci credete adesso?» ma a me e Mattia faceva male lo stomaco dal ridere, pensammo che ci stesse pigliando per il culo. Ricordo che chiesi: «Bruce Willis a che ora arriva?». Più tardi, alla sede romana del Foglio, io e Mattia vedemmo la collega Maria Giovanna Maglie che piangeva e che parlava del suo cane che era a New York; mentre Marina Valensise, ai tempi non ancora all’Istituto italiano di cultura a Parigi, riguardava le immagini dei grattacieli e si chiedeva: «Ma saranno assicurati?». In molti di noi, comunque, prevaleva una segreta eccitazione e non c’era la minima contezza del momento «storico» che stavamo vivendo, di ciò che avrebbe rappresentato negli anni a venire. Ecco: gli anni a venire sarebbero stati un severo bagno di consapevolezza, qualcosa poi sintetizzato nel dibattutissimo «scontro di civiltà», comunque in una contrapposizione tra la mollezza dell’Occidente e la determinazione di chi - era l’espressione - amava la morte come noi amiamo la vita. Ora: si disse «nulla sarà come prima» e non lo fu, non lo è, ma chiedersi se oggi l’Occidente non stia ridiventando come quei due ragazzi che si spanzavano sul Frecciarossa, beh, forse è una domanda che pare un po’ meno assurda.

Ora: di riassunti degli ultimi 15 anni ne troverete a bizzeffe, qui la domanda è un’altra. La domanda, per dire, è: che cosa accadrebbe se Oriana Fallaci, domani mattina, pubblicasse le due paginate de «La rabbia e l’orgoglio» sul Corriere della Sera: come verrebbe accolta? Oppure: 15 anni fa, a tratti, si visse anche una sindrome, non si poteva guardare un aereo senza pensarci: ma come avremmo reagito, allora, al pensiero che 15 anni dopo - oggi - sia più facile parlar male del Papa che non di un milione e mezzo di islamici che vivono nella Penisola? Che cosa avremmo pensato del fatto che non si possa antipatizzare per l’islam, chessò, su Facebook, senza che scattino censure? Oppure che il proposito di non offendere l’islam sia divenuto a tratti un’ossessione, a comincire dalle parole «maiale» e «carne di maiale»? Dei capi di Stato che eliminano il vino da tavola nei convivi diplomatici? Dell’abitudine di accondiscendere al galateo di teocrazie dove le condanne e violazioni dei diritti umani sono la norma? Dei costumi da bagno «burkini»? Di mille cazzate che prese una alla volta sembrano trascurabili? Del fatto che ci sono zone - non solo a Milano - dove la gente prega per strada e dove ogni tanto riecheggia il muezzin? Del politicamente corretto che sta riavendo il sopravvento?

Del presunto problema dei titoli di Libero o del timore di «assecondare Salvini» perché semplicemente si dice quel che si pensa? «Loro» non hanno certo vinto, ci mancherebbe, il punto è se non stiamo ricominciando - noi - a perdere. Il punto è se la sconfitta culturale, diciamo così, non sia un veleno che si è insinuato lentamente e inconsapevolmente. Dopo al-Qaeda, l’Isis. Dopo gli Usa, l’Europa. Prima gli aerei, poi i treni, persino i camion se soltanto vai a guardarti in spiaggia i fuochi artificiali. Ci siamo abituati, quasi assuefatti a un certo tasso di esposizione e pericolosità del vivere comune; ormai giudichiamo normale scegliere le vacanze all’estero sulla base degli attentati, sappiamo che prendere un’aereo è diventato e resterà un inferno, che per morire basta frequentare locali, concerti o riviste satiriche, che i pazzi e i lupi solitari sono dietro l’angolo, che ormai ogni spostato mentale può trovare un movente politico nel jhad. Ci siamo raccontati la ridicola e inconsistente bipartizione tra islam moderato e radicale, che le primavere arabe guardassero a un modello laico-occidentale, che sciiti e sunniti non convivano tranquillamente tra loro nelle nostre città, che noi tutti non abbiamo ristretto le nostre libertà politiche e civili rinegoziato la nostra sicurezza pubblica. Non abbiamo svenduto i valori cardine della nostra democrazia: ma la sensazione è che stiamo trattando.

di Filippo Facci
@FilippoFacci1

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog