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La polemica

Facci: su Caselli-Grasso il Fatto quotidiano sbugiarda Travaglio

L'ex toga Tinti sul quotidiano: "Grasso aveva più voti al Csm, avrebbe vinto anche senza la legge". E il vicedirettore lo ignora

Facci e Travaglio

Facci e Travaglio

 

di Filippo Facci

 

Povero Travaglio, guardate che cosa ha scritto ieri: «Chi vuole giornalisti cantori che suonano la viola del pensiero sotto il balcone dei potenti può cambiare giornale». Ditegli che la viola del pensiero non si suona, perché è un fiore primaverile. Lui voleva dire l’arco, lo strumento musicale  con voce di contralto o di tenore: quello che lui è di Ingroia o di Grillo, secondo partitura o verbale. Ma forse la sua papera, sul Fatto Quotidiano di ieri, era un omaggio al destinatario della sua polemica: Adriano Celentano. 

Il nuovo bersaglio - Travaglio l’ha scelto come nuovo importante bersaglio (il prossimo, probabilmente, sarà Gianni Morandi) dopo che il pensoso cantante l’aveva criticato per l’inutile piazzata messa in piedi contro Pietro Grasso e risoltasi con la consueta figura da scarabeo stercorario.  Giovedì sera l’Ugo Intini di Ingroia è tornato ad attaccare il neo presidente del Senato (con argomenti che Grasso e altri avevano già ampiamente confutato, peraltro) e si potrebbe pensare che abbia deviato su Celentano perché nessun altro ha raccolto la sua preziosa polemica: ma non è neanche vero. 

Specchio per le allodole - Sullo stesso numero del Fatto Quotidiano di ieri in cui Travaglio saltellava sul molleggiato, imboscato a pagina 18, l’ex magistrato Bruno Tinti infatti rispiegava come e perché Travaglio dice cazzate.  Dopo una spiega tecnica che vi risparmiamo, Tinti conclude: «La legge contra-Caselli fu espressione di violenza politica incostituzionale», circostanza mai negata, «ma Grasso non fu nominato Procuratore Antimafia per via di quella legge. Lo sarebbe stato comunque, perché la maggioranza del Csm avrebbe votato per lui. Per questo i suoi sostenitori fecero l’impossibile per completare la procedura: volevano impedire che la sua nomina fosse imputata a un illegittimo intervento della politica. Come invece è avvenuto. Ingiustamente».   Insomma, il contrario perfetto di quanto malamente sostenuto da Travaglio - e già ampiamente confutato, ripetiamo - col dettaglio ulteriore che Travaglio non replica né - come al solito - si confronta con Tinti né chicchessia: preferisce scagliarsi in prima pagina contro un polemista di pari livello, Adriano Celentano, e confinare l’intervento del suo amico Bruno Tinti a pagina 18, dopo un’intervista a Ficarra & Picone.  Preferisce suonarsela da solo, l’eroe, perché lui deve «dire ciò che sa», «raccontare in perfetta solitudine la biografia della seconda carica dello Stato», «dare notizie vere e documentate», «solo a scrivere queste cose». Suonarsela con la viola del pensiero, ovviamente.

 

 

 

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Commenti all'articolo

  • UNGHlANERA

    30 Marzo 2013 - 19:07

    fai un bell'articolo sulle ultime deliranti dichiarazioni di Giovanardi

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  • escursus

    30 Marzo 2013 - 17:05

    Travaglio, tutto Travaglio, niente altro che Travaglio. E' sempre colpa sua.

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  • Renatino1900

    30 Marzo 2013 - 16:04

    Bruno Tinti dice: «La legge contra-Caselli fu espressione di violenza politica incostituzionale». io approfondirei una cosa: chi ha compiuto una gravissima violenza politica incostituzionale?... ma il PDL!

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  • UNGHlANERA

    30 Marzo 2013 - 15:03

    basta Facci, sei uno stalker!

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