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La grande monnezza

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Filippo Facci

È una vendetta di Craxi: i romani lo chiamavano «il cinghialone» e ora lui per ripicca, da lassù, ha scatenato orde di cinghiali che scorrazzano nell’impotenza della nuova politica, impegnata a destreggiarsi tra immunovaccini, salvaguardia della biodiversità e altre cazzate che negano la realtà più evidente: che le bestie vanno dove c'è da mangiare, che se non c'è da mangiare se ne vanno, che a Roma da mangiare ce n'è un sacco (storicamente) perché è pieno di cassonetti d'immondizia traboccanti schifezze. Ergo - stai a vedere - se tieni Roma pulita risolvi anche il problema dei cinghiali, dei maiali, dei topi, dei gabbiani, dei bacarozzi e persino di M5S, che almeno capire, nel caso, che c'è da ripartire dall'ABC anziché biascicare cazzate. A meno di fare come in Germania, dove assoldano tiratori scelti e poi, i cinghiali, se li magnano. L'ha proposto il commissario del parco di Veio, non l'Arcicaccia. Non solo per le periferie: la monnezza si addensa anche attorno a Campo de' Fiori e via dei Giubbonari. E i cinghiali stringono d'assedio, ora come allora. L'Hotel Raphael è sempre più vicino. Questo mentre Il Messaggero informa che proliferano anche pappagalli parrocchetti, tartarughe a guance rosse, scoiattoli grigi, furetti, baby coccodrilli, draghi barbuti, civette, sparvieri, rane toro e addirittura boa costrictor. Il sindaco Raggi ha indetto una riunione di giungla.

di Filippo Facci
@FilippoFacci1

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