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Il gioco dell'estate

Selvaggia risponde a Gerardo:
"I disoccupati vanno bene
basta azzecchino i congiuntivi"

Lo spasimante la invita in gita a Paestum in pullman, ma sfoggia un italiano "allo Lapo". La Lucarelli lo boccia, pur apprezzando l'originalità dell'invito

Selvaggia Lucarelli

Selvaggia Lucarelli

Ti porto a vedere i templi e poi a pranzo da mia zia
Selvaggia, ci usciresti mai con uno qualunque come me? Boh! Intanto ti  elenco i miei titoli: disoccupatissimo. Però qualora accetteresti il  mio invito ti porto a vedere i templi di Paestum (in pulmann), poi  andiamo a pranzare  (a piedi) da mia zia che ha un locale in zona.  Dopodiché, se si è fatto tardi, ti accompagno alla stazione ferroviaria  in Vespa (però ho un solo casco, perciò se vieni portatelo). Ti auguro  una bella estate
Gerardo

Ecco la risposta della Lucarelli

Uno qualunque? Mio caro Gerardo, non buttarti così giù . Gli uomini qualunque sono altri. La banalità risiede altrove,  credimi. Tu in appena dieci righe sei riuscito a elevarti dalla massa e a distinguerti dal maschio ordinario grazie a una serie di guizzi non indifferenti. Intanto, questo tuo definirti «disoccupatissimo» non suona esattamente come  il lamento di un esodato, ma più come lo slogan di un fiero fancazzista. Per carità, rispetto l’altrui inedia ma fossi in te Gerardo, in qualcosa mi terrei occupato. Per esempio mi occuperei parecchio di ripassare la lingua italiana. «Qualora accetteresti il mio invito» è un condizionale che non uscirebbe neppure a Lapo Elkann al settimo giorno di disidratazione su una zattera, per cui io accetterebbi pure di uscire con un uomo qualunque purché non utilizzi un condizionale qualunque al posto di un congiuntivo. 

I templi di Paestum li vengo a vedere volentieri e apprezzo l’originalità nel propormi di raggiungerli in pullman, oltre che all’originalità di scrivere «pulmann» con una l e la doppia n.  Irresistibile poi la proposta di raggiungere a piedi il locale di tua zia nelle cui cucine immagino terrai parcheggiata la tua Vespa, visto che se siamo arrivati lì in pullman non è chiaro da dove sbuchi il mezzo a due ruote. O meglio. Un’idea ce l’avrei pure ma mi piace pensare che tu sia un ragazzo onesto e che non abbia la minima idea di come si accende un motorino quando si ha il noto problema di aver scordato la chiave del mezzo a casa. 

Anche ’sta cosa che io debba venire a Paestum in pullman con un casco in mano suona male, Gerà. Più che un incontro a fini turistici sembra un accordo a fini di scippo. Insomma Gerardo, il dubbio è che tu non voglia mettere in piedi una nuova relazione ma una nuova banda della Magliana per cui, come premettevo all’inizio, non sei affatto un uomo qualunque, questa è una certezza. Il problema è che io cerco un uomo che mi rubi il cuore, non gli scooter fuori dalle pizzerie.

di Selvaggia Lucarelli

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Commenti all'articolo

  • nick2

    06 Agosto 2013 - 23:11

    … sbaglia in modo plateale tutti i congiuntivi e il termine “pullman” (l’errore viene evidenziato da Word) e poi azzecca l’accento acuto su “dopodiché” e racchiude correttamente gli incisi tra parentesi. Secondo me si sta facendo quattro risate alla faccia della Lucarelli e di Libero che gli hanno pubblicato la sgrammaticata letterina!

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  • spalella

    06 Agosto 2013 - 15:03

    ma la pretesa di cultura la approvo... non per classismo ma solo perchè oggi la cultura è alla portata di chiunque la voglia, E troppo pochi la vogliono. Però la differenza è proprio quì, perchè dalla cultura nasce tutto, anche la moralità.

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