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Vita io ti aspetto

Laura Avalle, epistolario felice tra una mamma e il suo pancione

21 Luglio 2017

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Laura Avalle, epistolario felice tra una mamma e il suo pancione


Per le donne che desiderano un bambino, per quelle che lo hanno nella pancia, per quelle che un figlio ce l' hanno già e per quelle che pensano di non volerlo, Vita io ti aspetto di Laura Avalle (Giuliano Landolfi Editore, 104 pagine, 10 euro) è un viaggio sincero e profondo nella maternità, dal test di gravidanza al parto. Dal primo al nono mese di attesa tra paure, entusiasmo, tempeste ormonali e amore. Tanto amore.

Scrivendo sotto forma di lettera Avalle racconta alla bambina che porta in grembo le visite mediche, l' emozione di vederla grazie all' ecografia, l' incanto del suo cuoricino che batte. Le parla del suo corpo che cambia e poi delle sue esperienze di donna, una donna di oggi che deve giostrarsi tra casa, lavoro e pancione. Un equilibrio difficile da mantenere: «Trentacinque settimane, più sei giorni. Mi sono svegliata su un cuscino intriso di lacrime, questa mattina. Troppe emozioni tutte insieme», «troppe domande affollano la mia testa. Sarò una buona madre? Riuscirò a gestire famiglia e lavoro, senza per forza dover sacrificare niente e nessuno?» e «se non ce la facessi?». Uno «tsunami», lo definisce l' autrice, «di sensazioni che investono prima la mia mente e poi il mio corpo fino a sfinirlo».

Questa onda travolge ogni donna in dolce attesa. Quelle più fortunate e amate hanno mariti che sanno come proteggerle. Un compagno che quando lei si sente «a pezzi» e «tutto è pesante e fa male» sa prenderle «la mano per stringerla forte». «"Andrà tutto bene vedrai", mi rassicura, dandomi tutto quello di cui ho bisogno in quel momento», scrive Avalle. Ecco, «in quell' attimo l' amore che provo per lui mi travolge come un fiume in piena», e «d' istinto porto le mani sulla pancia come per proteggerti e inizio ad accarezzarti, dolcemente, smettendo di pensare».

Ma il parto non è mai indolore. E a volte può essere pieno di difficoltà, come nel suo caso. «All' improvviso, mani, tante mani, tutte insieme. Qualcuna mi somministrava una flebo di ossitocina, altre mi tagliavano». «Vai amore, segui lei, io me la cavo. "Guarda nostra figlia e dimmi se sta bene, ti prego", ho chiesto a papà mentre tu emettevi i primi vagiti». «Ti ho tenuta in braccio un minuto, forse due, poi ti ho vista portare via in incubatrice». Dopo due giorni, fortunatamente, la gioia totale: «Tu mi hai guardata, mi hai sorriso e così facendo mi hai spalancato le porte della felicità più vera, più pura, assoluta. Ha ragione tuo padre quando, riferendosi a te, dice che la felicità è una cosa fisica, capace di provocare uno spasmo che parte dal cuore per diffondersi in tutto il resto del corpo, come una scintilla che pervade ogni singola cellula, rigenerandola di infinito amore».

E quel sentimento di cui è stata investita dal giorno del test di gravidanza porta Avalle, nelle lettere alla figlia, non solo a narrarle i suoi stati d' animo e le sue nuove esperienze. Sente la necessità di insegnare alla sua bambina, che a sua volta diventerà donna e madre, a riconoscere l' amore vero, che mai ha a che fare con la violenza e l' ingiustizia, bensì con il rispetto, e a essere sempre se stessa «perché questa vita appartiene solo a te».

di Eliana Giusto
@giocattolirock

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