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Cade la barriera di Simenon

Lo strano caso del Maigret senza Maigret

29 Agosto 2017

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Lo strano caso del Maigret senza Maigret

Quanto è tetra la Parigi di Georges Simenon, in inverno o in estate, non manca mai una pioggia insistente. E anche nell' ultima uscita simenoniana per Adelphi, Il sorcio (155 pp., 18 euro), sinora inedito in Italia, i personaggi si muovono per piazze e boulevard regolarmente inzuppati d' acqua. Il sorcio (titolo orginale Monsieur La Souris), edito nel 1938 e qui presentato finalmente nella bella traduzione di S. Mambrini, è un caso interessante di «Maigret senza Maigret»: infatti, non è in scena il massiccio commissario, e questo farebbe ricadere il romanzo nel novero-peraltro sterminato-di quelli che l' autore chiamava romans durs (leggere Il grande male o Il passeggero del Polarlys per capirne la grandezza). Tuttavia, Il sorcio è comunque pienamente di diritto ascrivibile nel genere poliziesco, e, anzi, potremmo definirlo uno dei migliori polizieschi simenoniani, secco e preciso nell' intreccio e nella lingua.

Va detto che, prima di fissare in Maigret il personaggio dell' investigatore che l' avrebbe reso celebre, Simenon aveva testato altri detective pensati per la serialità: uno di essi era G7, detto anche Ispettore Sancette, che a Maigret non somiglia per niente (è giovane, con l' aria timida e i capelli rossi) e che compare nella Pazza di Itterville, datato 1931 (trad. di M. Scotti, Adelphi 2008, 5,50 euro, 82 pp.). Il sorcio invece, nasce a partire da un' intuizione geniale del grande belga: creare un intreccio che, per una volta, rendesse protagonisti i comprimari di Maigret: Lucas, in primis, e poi lo scalognato ispettore Lognon. Ma protagonista assoluto è il Sorcio, singolare tipo di clochard, che, invece di impietosire i ricchi avventori dei locali affacciati sugli Champs-Élysés, cerca di scroccare qualche spicciolo facendoli ridere.

Questo omino percorre instancabile le vie con una sua personalissima, sbrindellata eleganza e coltiva un sogno: comprare nella natìa Alsazia una canonica abbandonata per farne il suo buen ritiro. E, una sera-naturalmente piovosa-,mentre sta raggranellando qualche soldo aprendo le portiere agli elegantoni in fila per il teatro, gli cade in grembo un portafogli zeppo di soldi: dieci banconote da cinquecento dollari, cinquanta da cento e altre francesi. Una manna: peccato che, all' apertura della portiera, il tizio dell' auto scivola fuori, e il clochard capisce subito che è morto: morto ammazzato. Il Sorcio deve così salvaguardare il suo tesoro, ma anche evitare di farsi coinvolgere nelle indagini sul delitto. Insieme ai soldi però c' è una fotografia, che porta a una certa Mademoiselle Boisvin, ex prostituta mantenuta da un sedicente rappresentante svizzero, presto identificato col ricchissimo uomo d' affari, Edgar Loëm, che a Parigi conduceva vita ritiratissima e che è scomparso. E mentre il Sorcio viene per pagine e pagine pedinato dallo Lognon:Lognon, regolarmente bocciato agli esami da commissario per la sua ortografia scorretta, da Basilea calano su Parigi, per evitare lo scandalo, gli alti papaveri della società di Loëm.

In fondo, anche i romans durs sono spesso centrati su un delitto: a volte il colpevole è chiaro, e bisogna capire il movente (come nel disturbante La verità su Bébé Donge); altrove, Simenon si compiace di entrare nei meandri della lucida follia che scorre sotto l' apparente rispettabilità della buona borghesia provinciale (come nei Fantasmi del cappellaio); qualche volta regala indimenticabili ritratti di donne, fatali a se stesse e al prossimo (La camera azzurra). Il sorcio, invece, lo potremmo definire "giallo procedurale": il caso non si risolve con un colpo di genio dell' investigatore di turno, ma l' autore ci presenta il realistico svolgersi delle indagini, con le necessarie lungaggini, e anche con i tempi morti. Ma il romanzo è anche una sorta di Avere e non avere in salsa simenoniana: da una parte, i grandi affaristi, che «si riunivano nella sala del consiglio dal pavimento a scacchi biachi e neri e in un mormorio quasi religioso, come in una cattedrale, concludevano affari colossali» (p. 78); dall' altra, l' universo di chi lotta con la sorte: lo scalognato Lognon, il Sorcio, la gaia Boisvin. E, sopra tutti, c' è la superba capacità di Simenon di delineare un personaggio e di evocare un' atmosfera con poche, studiatissime parole.

di Silvia Stucchi

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