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La scrittrice basca

Dolores Redondo: “Voglio che i catalani con un accordo democratico tornino felici”

26 Ottobre 2017

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Dolores Redondo

Per trovare il cuore della Spagna bisogna andare alle periferie, dove si cela la sua anima più oscura e più profonda. Su questa traccia si è mossa Dolores Redondo, giallista spagnola, nel suo ultimo noir Tutto questo ti darò (DeA, pp. 578, pp. 16,50), con cui ha vinto il premio Planeta, il riconoscimento letterario più importante in Spagna. Bestsellerista da 1 milione e mezzo di copie vendute, l'autrice vi racconta la vicenda di uno scrittore omosessuale cui viene ucciso il marito, rampollo di una famiglia aristocratica, ritrovato cadavere nelle campagne della Galizia. Da qui si dipanano le indagini, rese complesse da un contesto nel quale le logiche dell'onore pesano più della sete di giustizia.

Dolores Redondo, la Spagna che lei descrive è ancora ferma al feudalesimo?
«Ci sono luoghi del mio Paese dove le famiglie proprietarie di grandi estensioni di terra svolgono un ruolo simile a quello delle famiglie feudali, condizionando i rapporti sociali. Questo vale non solo per i nobili, ma più in generale per i potenti: l'appartenenza a certe famiglie di banchieri e oligarchi ha salvato molti individui accusati di reati dalle condanne che avrebbero meritato».

Il sottofondo del romanzo è la Ribeira Sacra, estensione di vigneti nel Nord-ovest della Spagna. Quella zona, ai nostri occhi, è nota per il Cammino di Santiago. Ma lei allude a un'altra forma di Sacro, che riguarda non tanto il rapporto col Divino, quanto il legame Vino/Natura…
«Sì, da sempre, in quest'area del Paese i concetti cattolici sono mescolati a rituali pagani, allo scopo di difendersi dal Male. Lo stesso è visibile anche nei Paesi Baschi: in molte feste si sommano conoscenze parascientifiche, come quelle degli erboristi, e pratiche tipiche delle fattucchiere. È un mondo affascinante, legato a un rispetto ancestrale dei cicli della natura e della donna».

Uno dei protagonisti del romanzo è Manuel, scrittore costretto a diventare investigatore per amore del suo uomo, e a uscire dal suo mondo ovattato. Quando uno scrittore si accorge che la realtà è più grande dei suoi libri?
«Dipende dall'autore, ma capita spesso che uno scrittore di successo sia come protetto in un guscio. È facile cadere nella trappola e perdere il contatto con la realtà. Conosco scrittori che sono incapaci di prendere un taxi, di cambiare la prenotazione in un albergo o di rivolgersi a uno sportello informazioni».

A lungo i libri gialli spagnoli sono stati associati a Vásquez Montabán e al suo noir mediterraneo. Quanto i suoi libri hanno contribuito a creare un nuovo filone, che potremmo definire “noir galiziano”?
«Decisamente il Nord della Spagna ha un'influenza determinante nelle atmosfere dei miei romanzi. Ma le differenze più profonde con Montalbán riguardano i personaggi e le storie. Le sue erano vicende di crimine ambientate nei bassifondi, tra miserabili e prostitute, che non toccavano temi di natura politica, ed erano molto maschiliste. Io invece tocco questioni legate alla corruzione e descrivo una società matriarcale, dove le donne assumono un ruolo decisivo sia nel risolvere i crimini sia nel sorreggere i meccanismi sociali».

Lei è nata nei Paesi Baschi e vive in Navarra, regioni dalle forti tradizioni autonomistiche. Come giudica lo scontro durissimo tra Madrid e Barcellona?
«Quanto successo nei Paesi Baschi non si può paragonare alle vicende della Catalogna: qua fortunatamente non c'è una tradizione di attacchi terroristici. Credo che la lotta politica sia sempre legittima purché avvenga all’interno dell'alveo della democrazia. E la volontà popolare in Spagna ha i mezzi per potersi esprimere attraverso canali democratici. Nello specifico, voglio che i catalani tornino a essere felici. E quindi, se nel quadro di una consultazione plurale e libera, i catalani si pronunciano per l'indipendenza, e i loro interlocutori accettano di venire a patti, non vedo perchè opporsi al loro desiderio di felicità».

di Gianluca Veneziani

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