Cerca

La storia della caccia grossa

Decadenza Berlusconi, Facci: dai tribunali al Senato, ecco come hanno incastrato il Cav

Le stranezze del processo Mediaset, il voto palese in Aula: giudici e avversari hanno fatto di Silvio un caso straordinario

Facci

Filippo Facci visto dal nostro Vasinca

Io quelli di Forza Italia li rispetto. Conoscendoli, singolarmente, li rispetto molto meno: ma nell'insieme potrebbero anche sembrare appunto dei lealisti, dei coerenti, delle schiene dritte, gente che ha finalmente trovato una linea del Piave intesa come Berlusconi, come capo, come leader, come rappresentante di milioni di italiani che non si può cancellare solo per via giudiziaria: almeno non così. Non con sentenze infarcite di «convincimenti» e prove che non lo sono. Dunque rispetto quelli di Forza Italia - anche se in buona parte restano dei cavalier-serventi - perché tentano di fare quello che nella Prima Repubblica non fu fatto per Bettino Craxi e per altri leader, consegnati mani e piedi alla magistratura assieme al primato della politica. Solo che, dettaglio, Forza Italia ha perso: ha perso quella di oggi e ha perso quella del 1994. E non ha perso ieri, o un mese fa, cioè con Napolitano, la Consulta, la legge Severino, la Consulta, la Cassazione: ha colpevolmente perso in vent'anni di fallimento politico sulla giustizia.  

Dall’altra c’è qualcuno che ha vinto, anche se elencarne la formazione ora è complicato: si rischia di passare dal pretenzioso racconto di un’ormai stagliata «jurecrazia» - fatta di corti che regolano un ordine giuridico globale - all'ultimo straccione di pm o cronista militante. Resta il dato essenziale: vent’anni fa la giustizia faceva schifo e oggi fa identicamente schifo, schiacciata com'è sul potere che la esercita; e fa identicamente schifo, per colpe anche sue, la giustizia ad personam legiferata da Berlusconi, che in vent'anni ha solo preso tempo - molto - e alla fine non s'è salvato.   

Si inizia nel 1994Elencare tutte le forzature palesi o presunte per abbatterlo, magari distinguendole dalle azioni penali più che legittime, è un lavoro da pazzi o da memorialistica difensiva: solo la somma delle assoluzioni - mischiate ad amnistie e prescrizioni - brucerebbe una pagina. Basti l'incipit, cioè il celebre mandato di comparizione che fu appositamente spedito a Berlusconi il 21 novembre 1994 per essere appreso a un convegno Onu con 140 delegazioni governative e 650 giornalisti: diede la spallata decisiva a un governo a discapito di un proscioglimento che giungerà molti anni dopo. L’elenco potrebbe proseguire sino a oggi - intralciato anche da tutte le leggi ad personam che Berlusconi fece per salvarsi - e infatti è solo oggi che Berlusconi cade, anzi decade. 

Ciò che è cambiato, negli ultimi anni, è la determinazione di una parte della magistratura - unita e univoca come la corrente di sinistra che ne occupa i posti chiave - a discapito di apparenze che non ha neanche più cercato di salvare. I processi per frode legati ai diritti televisivi non erano più semplici di altri, anzi, il contrario: come già raccontato, Berlusconi per le stesse accuse era già stato prosciolto a Roma e pure a Milano. Ciò che è cambiato, appunto, è la determinazione dei collegi giudicanti a fronte di quadri probatori tuttavia paragonabili ai precedenti: ma hanno cambiato marcia. 

Il cambio di marciaSi poteva intuirlo dai tempi atipici che si stavano progressivamente dando già al primo grado del processo Mills, che filò per ben 47 udienze in meno di due anni e fece lavorare i giudici sino al tardo pomeriggio e nei weekend; le motivazioni della sentenza furono notificate entro 15 giorni (e non entro i consueti 90) così da permettere che il ricorso in Cassazione fosse più che mai spedito. Ma è il processo successivo, quello che ora ha fatto fuori Berlusconi, ad aver segnato un record: tre gradi di giudizio in un solo anno (alla faccia della Corte Europea che ci condanna per la lunghezza dei procedimenti) con dettagli anche emblematici, tipo la solerte attivazione di una sezione feriale della Cassazione che è stata descritta come se di norma esaminasse tutti i processi indifferibili del Paese: semplicemente falso, la discrezionalità regna sovrana come su tutto il resto. Il paradosso sta qui: nel formidabile e inaspettato rispetto di regole teoriche - quelle che in dieci mesi giudicano un cittadino nei tre gradi - al punto da trasformare Berlusconi in eccezione assoluta.

Poi, a proposito di discrezionalità, ci sono le sentenze: e qui si entra nel fantastico mondo dell'insondabile o di un dibattito infinito: quello su che cosa sia effettivamente una «prova» e che differenza ci sia rispetto a convincimenti e mere somme di indizi. Il tutto sopraffatti dal dogma che le sentenze si accettano e basta: anche se è dura, talvolta. Quando uscirono le 208 pagine della condanna definitiva in Cassazione, in ogni caso, i primi commenti dei vertici piddini furono di pochi minuti dopo: un caso di lettura analogica. E, senza scomodare espressioni come «teorema» o «prova logica» o peggio «non poteva non sapere», le motivazioni della sentenza per frode fiscale appalesavano una gigantesca e motivata opinione: le «prove logiche» e i «non poteva non sapere» purtroppo abbondavano e abbondano. «È da ritenersi provato» era la frase più ricorrente, mentre tesi contrarie denotavano una «assoluta inverosimiglianza». Su tutto imperava l’attribuzione di una responsabilità oggettiva: «La qualità di Berlusconi di azionista di maggioranza gli consentiva pacificamente qualsiasi possibilità di intervento», «era assolutamente ovvio che la gestione dei diritti fosse di interesse della proprietà», «la consapevolezza poteva essere ascrivibile solo a chi aveva uno sguardo d’insieme, complessivo, sul complesso sistema». Il capolavoro resta quello a pagina 184 della sentenza, che riguardava la riduzione delle liste testimoniali chieste dalla difesa: «Va detto per inciso», è messo nero su bianco, «che effettivamente il pm non ha fornito alcuna prova diretta circa eventuali interventi dell’imputato Berlusconi in merito alle modalità di appostare gli ammortamenti dei bilanci. Ne conseguiva l'assoluta inutilità di una prova negativa di fatti che la pubblica accusa non aveva provato in modo diretto». In lingua italiana: l’accusa non ha neppure cercato di provare che Berlusconi fosse direttamente responsabile, dunque era inutile ammettere testimoni che provassero il contrario, cioè una sua estraneità. Ma le sentenze si devono accettare e basta. Quando Berlusconi azzardò un videomessaggio di reazione, in settembre, Guglielmo Epifani lo definì «sconcertante», mentre Antonio Di Pietro fece un esposto per vilipendio alla magistratura e Rosy Bindi parlò di «eversione». 

La galoppataIl resto - la galoppata per far decadere Berlusconi in Senato - è cronaca recente, anzi, di ieri, Il precedente di Cesare Previti - che al termine del processo Imi-Sir fu dichiarato «interdetto a vita dai pubblici uffici» - è pure noto: la Camera ne votò la decadenza ben 14 mesi dopo la sentenza della Cassazione. Allora come oggi, il centrosinistra era dell’opinione che si dovesse semplicemente prendere atto del dettato della magistratura, mentre il centrodestra pretendeva invece che si entrasse nel merito e non ci si limitasse a un ruolo notarile. Poi c’è il mancato ricorso alla Corte Costituzionale per stabilire se gli effetti della Legge Severino possano essere retroattivi: la Consulta è stata investita di infinite incombenza da una ventina d’anni a questa parte - comprese le leggi elettorali e i vari «lodi» regolarmente bocciati – ma per la Legge Severino il Partito democratico ha ritenuto che la Corte non dovesse dire la sua. Il 30 ottobre scorso, infine, la Giunta per il regolamento del Senato ha stabilito che per casi di «non convalida dell’elezione» il voto dovesse essere palese, volontà ripetuta ieri dal presidente del Senato: nessun voto segreto o di coscienza, dunque.  

Poi - ma è un altro articolo, anzi, vent'anni di articoli - ci sono le mazzate che il centrodestra si è tirato da solo. La Legge Severino, come detto. Il condono tombale offerto a Berlusconi dal «suo» ministro Tremonti nel 2002 -  che l'avrebbe messo in regola con qualsivoglia frode fiscale – ma che al Cavaliere non interessò. Il demagogico inasprimento delle pene per la prostituzione minorile promosso dal «suo» ministro Carfagna nel 2008. Però, dicevamo, non ci sono solo gli autogol: c’è il semplice non-fatto o non-riuscito degli ultimi vent’anni. Perché nei fatti c’era, e c’è, la stessa magistratura. Non c’è la separazione delle carriere, lo sdoppiamento del Csm, le modifiche dell’obbligatorietà dell’azione penale, l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione, la responsabilità civile dei giudici, i limiti alle intercettazioni. Ci sono state, invece, le leggi sulle rogatorie, la Cirami, i vari lodi Maccanico-Schifani-Alfano, l’illegittimo impedimento: pannicelli caldi inutili o, per un po’, utili praticamente solo a lui. Per un po’. Solo per un po’. Fino al 27 novembre 2013.

di Filippo Facci

 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • imahfu

    29 Novembre 2013 - 11:11

    B é indagato dal'82 e subì una condanna prima del 94 (poi ci fu l'amnistia). Quindi non é il suo ruolo politico a determinare la condanna ma ''risultanze documentali'' cui non si é opposto nulla. Infine, le leggi pro domo propria sono troppe, come le prescrizioni. Così ha evitato condanne.Doveva fare l'imprenditore e basta, come consiglio' Confalonieri e la stampa estera: ''inadatto'', giudizio condiviso dalla politica un po' ovunque (e basato su loro informazioni) Che avesse scheletri nell'armadio era noto fuori dal nostro paese. Ricordo che il Ministro della cultura francese, all'inosservanza del 'cahier des charges' (capitolato), lo liquido' (c'era La cinq)e commento' in TV ''on a réussi à lui donner un coup de pied au cul'' (siamo riusciti a dargli una pedata nel sedere) Lo stesso B. confessò che un imprenditore é costretto a qualche escamotage . Lui era imprenditore.

    Report

    Rispondi

  • imahfu

    29 Novembre 2013 - 10:10

    Ero il segretario di un pezzo grosso del mondo finanziario. Si aveva un dossier in cassaforte, dove c'erano notizie sul giovane costruttore cui arrivava anonimo mezzo miliardo di lire al giorno per Milano 2. Giorgio Bocca chiese 'chi é costui ?' sul Corriere della Sera. Ero incaricato di dare informazioni alle banche estere in maniera riassuntiva ''alla larga'' . B era al riparo per merito di Craxi che poi minaccio' la crisi di governo se non si davano le frequenze a B. Facci, tu sei giovane, non conosci gli inizi, i suoi legami con la Banca Festi-Rasini (che se ne andarono), con la Svizzera ecc.. Io ho frequentato per anni suoi parenti, non stretti: anch'essi ammettevano ma dicevano ''sono tutti ladri in politica'' Insomma: tutti ladri, nessun ladro. Nel 92-93, Borrelli avviso': ''non scenda in politica chi ha scheletri nell'armadio'' E Falcone ''poi ci occuperemo di quello'' (B.) La condanna attuale: ineccepibile, tardiva e per una delle molteplici magagne

    Report

    Rispondi

  • rossini1904

    29 Novembre 2013 - 08:08

    Sarebbe interessante a questo punto sapere se esistono criteri scritti, automatici e predeterminati per individuare i magistrati destinati a comporre la sezione feriale. Io credo che il criterio principale sia quello della "offerta spontanea". Vengono scelti in primo luogo quelli che spontaneamente si offrono di sacrificare il periodo estivo di ferie (quello a cui generalmente ambiscono tutti i magistrati). In tal modo la sezione feriale non è più un giudice scelto in maniera casuale ma è un giudice "prescelto", cioè costruito a tavolino per determinati processi. Basterebbe acquisire le circolari dei Primi Presidenti della Cass. con cui è stata disciplinata la composizione della sezione feriale nell'anno 2013 e negli anni immediatamente precedenti e verificare chi ne ha fatto parte e perchè. Forse si apprenderebbero cose molto interessanti.

    Report

    Rispondi

  • rossini1904

    29 Novembre 2013 - 08:08

    Caro Facci, possibile che nessun giornalista faccia una seria inchiesta su come si è arrivati alla composizione di quella Sezione Feriale della Cassazione che ha giustiziato Berlusconi? Rifletta. Ad un certo punto la procura di Milano lancia un allarme: il processo si prescriverà il 5 settembre. Non è vero, ma serve per sottrarre Berlusconi al suo giudice naturale e cioè alla sezione della Cass. che in via ordinaria giudica dei reati tributari e per farlo giudicare con urgenza dalla Sezione Feriale. Come sarebbe stata composta questa sezione lo si sapeva da molto tempo prima. Si sapeva cioè che sarebbe stata presieduta da Esposito. Quello che non si sa è secondo quali criteri è stata composta quella Sezione. Per sorteggio? O sono stati privilegiati quelli che hanno dichiarato la loro disponibilità a lavorare ad agosto, i cd "volontari"? Se così fosse, e sono convinto che Esposito e qualcun altro dei consiglieri fossero stati scelti perché "volontari", ecco fatto il giochetto.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog