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Adesso straparla anche il giudice di Sollecito

Nencini rivela ai media le motivazioni della condanna, dicendo persino che una parte sarà "discutibile". Andrebbe punito

Adesso straparla anche il giudice di Sollecito

Una macchina da interviste: il discreto e riservato giudice Alessandro Nencini prima ha letto il dispositivo della sentenza d’appello sul caso Meredith (scritto da lui) e poi si è concesso a Corriere della Sera, Stampa, Messaggero, Mattino e chissà chi altri. Diritto di opinione? Facciamola breve: è un giudice che andrebbe punito e basta. Il Csm dovrebbe muoversi - ma non si muoverà - o il Parlamento in alternativa dovrebbe fare un apposita legge - che non farà, perché al dunque salterà sempre fuori qualcuno a sostenere che la libertà di parola è garantita dalla Costituzione: refrain preferito per giustificare ogni sparata dei De Magistris e degli Ingroia.

Cosicché è da vent’anni che blateriamo contro il protagonismo dei giudici e che ci inamidiamo la bocca dicendo che «le sentenze non si commentano»: col risultato che i più, da vent’anni, se ne fottono, e le belle frasi rimangono sfondi di talkshow, di convegni e di pompose inaugurazioni dell’Anno giudiziario. In questo caso, poi, non siamo neanche a un commento della sentenza propriamente detta, comprensiva cioè delle motivazioni: quelle verranno rese note più avanti. Siamo al commento del semplice dispositivo da parte del giudice che l’ha redatto, cioè a un’approssimativa anticipazione mediatica di quanto potrebbe scrivere: con l’ausilio di qualche «motiveremo», «espliciteremo» e addirittura un «abbiamo sviluppato un ragionamento che sarà la parte più discutibile». Incredibile. E se tutto questo attiene a un apparente piano formale - senza dimenticare che la forma, in diritto, è sostanza - poi c’è un piano di merito, ossia le cose che il giudice ha concretamente detto nelle varie interviste. Per farla breve: Nencini ha commentato pubblicamente quello che è successo nel segreto della camera di Consiglio: e pare grave. Poi si è spinto a criticare la strategia difensiva del condannato, Raffaele Sollecito, e in particolare la sua scelta di non sottoporsi a interrogatorio: una facoltà liberamente concessa dal Codice anche se non dovesse piacere al giudice Nencini. E pare grave anche questo, a noi profani. Anche perché la circostanza spinge a chiedersi se un comportamento processuale legittimo possa aver influito sulla decisione di condannarlo: «Lo leggerete nelle motivazioni» ha risposto il giudice, che giudica anche ciò che ha voglia o non ha voglia di dire adesso. Del resto le dinamiche di una decisione di tribunale, insegna Nencini, si rivelano in parte con le motivazioni (che non ci sono) e in parte con le interviste, rilasciate a titolo personale e che quindi non sappiamo neppure se condivise dai giudici popolari che hanno condiviso la camera di Consiglio.

Nel complesso, un meraviglioso spettacolo offerto alla stampa mondiale: galera preventiva all’italiana, indagini per sei anni, trenta perizie, colpevolezza in primo grado, assoluzione in Appello, Cassazione che smonta l’Appello, rifacimento dell’Appello e presto un’altra Cassazione, il tutto condito da quell’assenza di chiaroscuri - innocenti, anzi colpevoli, anzi vittime, anzi assassini - che contraddistingue un sistema giudiziario che sembra aver smarrito il ragionevole e umano dubbio, ma non l’irragionevole e umana vanità di chi giudica e poi si concede alla passerella. E già ci sembra di sentirlo, il giudice Alessandro Nencini: prima di straparlare, direbbe, «attendete le motivazioni». E lui, prima di straparlare, cominci a scriverle. 

di Filippi Facci

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Commenti all'articolo

  • vedrana

    vedrana

    13 Febbraio 2014 - 16:04

    Questo giudice lo puniranno con un piccolo trasferimento ma ESPOSITO il fuciliere del Cav. è stato archiviato. La legge è uguale per tutti......ci vogliono far credere. Vedrana

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  • costaser

    04 Febbraio 2014 - 15:03

    Sono per certo, a giudicare dalle scorte che debbono avere a tutela della loro incolumità, una delle categorie a "rischio". Non sarebbe opportuno, ai fini di una migliore tutela, promulgare una legge che vieti di pubblicare foto, e/o nomi, e/o riprese televisive dei magistrati ?

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  • Napolionesta

    02 Febbraio 2014 - 22:10

    Italiani una massa di inetti!!

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  • rossini1904

    02 Febbraio 2014 - 20:08

    E poi il Presidente della Cassazione si lamenta di un ventennio durante il quale Berlusconi avrebbe delegittimato la Magistratura. Caro Presidente Santacroce, sono episodi come quello del suo collega Esposito, sul quale prudentemente durante l'inaugurazione dell'Anno Giudiziario, non ha speso una parola, e come quello del suo collega Nencini che delegittimano la Magistratura!

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