Cerca

La pasta al ristorante costa

3500 volte più che a casa

La pasta al ristorante costa
Roma - Che consumare un pasto al ristorante  fosse meno conveniente che farlo in casa è risaputo. Ma che anche mangiare un semplice e salutare piatto di spaghetti al pomodoro, simbolo dell’alimentazione italiana, dallo chef costi la bellezza del 3500% in più è davvero incredibile. I conti, però, sembrano presto fatti.
Secondo l'indagine condotta dall’ associazione dei consumatori Aduc, un piatto di pasta al sugo di 100 grammi cucinato tra le mura domestiche costa mediamente 0,25 euro, mentre al ristorante, per lo stesso piatto, si devono sborsare in media 9 euro. "Diamo per scontate le osservazioni dei ristoratori: occorre considerare tutte le spese che vengono sostenute, dal personale alle stoviglie”, sottolineano dall'Aduc. “Ma un aumento del 3.500% non è eccessivo? Come si riesce a rilanciare un settore come quello della ristorazione in crisi?".
Secondo l’indagine, nei ristoranti romani all'inizio dell'estate, solo nel mese di giugno la percentuale dei clienti è diminuita del 30%. La soluzione per combattere il caro-menù? I ristoratori dovrebbero abbassare i prezzi, visto che "da 15 anni il reddito reale medio non cresce e, invece, i prezzi al ristorante sono lievitati smisuratamente e furbescamente dall'entrata in vigore dell'euro".
“I ristoratori “, conclude l’Aduc, “devono mettersi in testa che il periodo delle vacche grasse è finito e che se non vogliono cadere uno dietro l'altro come birilli devono adeguare (diminuire) i prezzi alla mutata realtà economica del Paese”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • emilihi

    17 Aprile 2011 - 17:05

    buon giorno! ma chi fa questi commenti (ADUC)ha delle competenze nel farli, o fa solo critiche tanto per riempire le pagine? Il personale , l 'affitto ,luce e gas ,dipendenti ,tasse ,materie prime ,attrezzature,licenze le regala l 'ADUC o non sa nemmeno fare semplici conti di aritmetica. Chiunque abbia scritto questa cosa ridicola ,consiglio di ritornare a scuola e di ricominciare da quella elementare ! Non credo ci voglia una laurea per smentire tali infondate accuse. Se così non fosse ve ne servirebbero almeno una dozzina prima aprire bocca. Arisentirci e complimentoni

    Report

    Rispondi

  • moicano

    21 Luglio 2008 - 19:07

    L'ADUC o non capisce un tubo o fa finta. Prima cosa si prendono sempre ad esempio casi che riguardano Milano o Roma e l'Italia non è tutta lì. Secondo ci sono cose il cui prezzo viene ricaricato molto, quelle che costano pochissimo, altre che vengono ricaricate pochissimo, a volte niente. Per esempio se aumentassimo 3500 volte il prezzo di una grigliata di pesce bisognerebbe andare al ristorante con il notaio per il rogito. Secondo l'ADUC bisognerebbe vendere un piatto di pasta a quanto? 30centesimi? 40? Se vuoi chiudere il mese dopo, si. Per favore un po' di serietà. Poi accusare sempre i ristoranti di lucrare sull'euro. Ma che i ristoratori le materie prime le comprano su Marte? O i prezzi aumentati se li ritrovano anche loro? E le bollette aumentate? E gli affitti aumentati? E le tasse e le imposte ? Sapete quanto paga un ristorante solo di tassa sui rifiuti? Purtroppo la situazione, specialmente in provincia, è proprio al contrario di quello che dice l'ADUC che vuole dipingere gli esercenti come dei profittatori. Spesso a fronte di un continuo aumento dei prezzi(dall'entrata dell'euro anche il 400/500 %) i ristoratori non possono aumentare il listino perchè già la gente non ha più le disponibilità economiche di una volta per cui si vedrebbero diminuire ancora di più (e già c'è crisi) la clientela. Per cui l'aumento dei prezzi viene assorbito tutto dai gestori, altro che profittatori, che si trovano tra l'incudine del caro-vita ed il martello dei clienti con sempre meno disponibilità economica. E' la solita tecnica del "dagli all'untore" che le cosiddette associazioni per i consumatori portano avanti per giustificare la loro esistenza e che condividono con i sindacati dove gli "untori" sono i datori di lavoro.

    Report

    Rispondi

blog