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Lefebvre, vescovo Stoccolma

"Il Papa sapeva di Williamson"

Lefebvre, vescovo Stoccolma


Il vescovo di Stoccolma, mons. Anders Arborelius, aveva avvertito la Santa Sede delle dichiarazioni che negavano l'Olocausto del vescovo lefebvriano Richard Williamson, rilasciate ad un programma televisivo svedese, andato in onda il 21 gennaio 2009 e coinciso con la decisione di papa Benedetto XVI di revocare la scomunica ai quattro vescovi lefebvriani. A rilanciare il caso dei lefebvriani e le polemiche nei confronti del Papa è lo stesso vescovo in un comunicato pubblicato mercoledì sul sito della diocesi.
Nel comunicato del presule si legge: «Questo inverno la Chiesa ha attraversato un periodo molto duro quando il Papa ha revocato la scomunica dei vescovi della fraternità sacerdotale di S. Pio X solo pochi giorni dopo che uno di loro, Richard Williamson, aveva negato la Shoah nel programma televisivo “Uppdrag granskning”»

«Il 23 settembre, “Uppdrag granskning” trasmetterà un programma in cui si racconta cosa è successo da questo inverno, e cosa si sapeva in Vaticano prima della revoca della scomunica. Nel programma si vedrà che noi alla diocesi cattolica di Stoccolma, come facciamo sempre, abbiamo inoltrato le informazioni in nostro possesso su SSPX e Richard Williamson, e anche il contenuto dell'intervista di Uppdrag granskning con lui, ai rappresentanti del Vaticano». «Tengo a sottolineare – aggiunge mons. Arborelius – che abitualmente inviamo informazioni su questioni che riguardano la Chiesa al Vaticano, e che non si tratta di nulla di eccezionale in questo caso».

Vaticano: accuse senza fondamento - «È assolutamente senza fondamento affermare o anche solo insinuare che il Papa fosse stato antecedentemente informato sulle posizioni di Williamson». È quanto dichiara ai giornalisti il direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, in merito a quanto comunicato dalla Diocesi di Stoccolma circa l'invio in Vaticano di informazioni relative alle posizioni negazioniste della shoah di mons. Richard Williamson prima che fosse messo in atto il provvedimento di revoca della scomunica ai quattro vescovi lefebvriani.  «Ciò è stato negato chiaramente nella nota della Segreteria di Stato del 4 febbraio – ha detto ancora Lombardi – che esprime anche nel modo più netto la radicale dissociazione del Papa e della Chiesa cattolica nei confronti di ogni posizione antisemita o negazionista dell'Olocausto»
«Inoltre la lettera del Papa ai vescovi – spiega ancora Lombardi – del 10 marzo scorso, ha messo un punto fermo su tutta la questione e non vi è quindi motivo di riaprila. Il Papa ha spiegato il senso della remissione della scomunica come gesto per favorire l'unità della Chiesa e allo stesso tempo ha mostrato la totale infondatezza delle accuse a lui dirette di mancanza di rispetto per il popolo ebraico; ha anche riconosciuto con semplicità i limiti della comunicazione vaticana interna ed esterna, e ha provveduto a un nuovo status della Commissione Ecclesia Dei, proprio per garantire un migliore e più sicuro modo di procedere nelle questioni relative ai rapporti con i tradizionalisti». «Rilanciare il caso Williamson – ha concluso – non può quindi servire ad altro che a creare confusione senza motivo»

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