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Immigrati cinesi

Un milione in Italia

Immigrati cinesi
Uno studio fa un’importante rivelazione: sarebbero un milione gli immigrati cinesi nel nostro Paese. A questa sorprendente conclusione è giunto il Rapporto dell'Osservatorio permanente per l'immigrazione afro-asiatica in Italia, un gruppo di studio della facoltà di giurisprudenza dell'Università del Molise, che viene presentato oggi Mazara del Vallo nel corso del convegno «Quale immigrazione, quale solidarietà».
Al convegno prendono parte i professori Alessandro d'Avack, presidente del «Comitato nazionale per lo studio del principio di sussidiarietà, fraternità, solidarietà ed eguaglianza da Leone XIII alla Costituzione europea», Giuseppe Fabrizi in rappresentanza del Ministero dei Beni Culturali, Onorato Bucci, direttore dell'Osservatorio permanente, e il vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero, questi ultimi due in qualità di relatori. Interverranno, tra gli altri, anche l'assessore regionale Gaetano Armao, il presidente della provincia di Trapani, Girolamo Turano, e il sindaco di Mazara, Nicolò Cristaldi.
La scelta di Mazara non è casuale: nell'anno 827 sbarcarono le armate musulmane, che conquistarono tutta la Sicilia e la dominarono per oltre due secoli, ma, attualmente, la città è anche il maggior porto peschereccio del Mediterraneo e ospita ben settemila lavoratori tunisini, circa il 12 per cento della popolazione totale.

Il dato sull'ingresso dei cinesi prende in esame sia i regolari sia i clandestini. Secondo la relazione dell'Osservatorio, gli immigrati di origine afro-asiatica erano alla data del 31 dicembre dello scorso anno oltre 6 milioni e 700mila unità. Dopo i cinesi, che secondo lo studio sarebbero al primo posto (con un milione di unità, appunto), verrebbero gli immigrati provenienti dalla ex Jugoslavia (588mila) gli indiani (555mila), i romeni (305mila), i marocchini (302mila), i senegalesi (281mila), gli egiziani (252mila), i somali (242mila), i cittadini dello Sri Lanka (233mila), etiopici ed eritrei (205mila), gli indonesiani (197mila), i tunisini (195mila), i turchi (172mila, in maggioranza curdi), gli iracheni (164mila, dei quali più di un terzo profughi cristiani), i filippini (134mila) e i bengalesi (120mila). Dal calcolo sono esclusi gli immigrati dai paesi latino-americani.
Ma il dato più singolare riguarda  l'origine culturale degli immigrati afro-asiatici: infatti, i musulmani entrati nel nostro Paese sarebbero 3 milioni e 133mila, oltre il 45 per cento del totale. Di cultura «cristiana» sarebbero invece oltre 2 milioni di persone, quasi la metà delle quali cattolici. Rilevante sarebbe anche l'ingresso di persone di radice orientale, quali i confuciani (537mila), i buddisti (434mila) e gli induisti e sikh (388mila).

Si presenta, dunque, un caleidoscopio di culture e religioni che, secondo Francesco Beer e Iolanda Palazzo - autori della ricerca - e il direttore dell'Osservatorio e del Dipartimento di scienze giuridiche e sociali dell'Università del Molise, Onorato Bucci - già docente di diritto canonico presso l'Università Lateranense di Roma  - rappresenta soltanto un indicatore, non tanto di adesione a fedi e pratiche religiose, quanto di distinzione culturale: distinzione particolarmente significativa per regioni non europee, che, storicamente, non hanno conosciuto la scissione tra società civile e comunità religiosa.
I dati raccolti derivano da un’elaborazione di quelli rilevati dal Ministero degli Interni, raffrontati con quelli della Caritas, del Censis e della Comunità di S. Egidio o pubblicati dall'Istat e riferiti a tutti gli immigrati afro-asiatici entrati nel nostro Paese in modo regolare o irregolare e comunque censiti alla frontiera, ma non riguardano le attuali presenze, in quanto non tengono conto di quanti sono usciti per recarsi in altri paesi sviluppati o per tornare in patria.
I ricercatori ricordano poi che anche i clandestini sbarcati a Lampedusa - o a Otranto, per tutti gli anni '90 - o in altri luoghi delle coste meridionali oppure ancora fermati ai confini terrestri con la Slovenia vengono di norma schedati sulla base dei documenti in loro possesso, e sono fotografati e segnalati in appositi archivi prima di essere destinati nei luoghi di accoglienza.
Nell'ultimo trentennio, i flussi migratori hanno avuto varie provenienze: dopo una prima ondata nella quale, per tutti gli anni '80 e '90, era predominante una presenza africana - quella est-europea è analizzata soltanto marginalmente dallo studio - nei primi otto anni del 2000 si è manifestata una prevalenza da paesi asiatici quali Bangladesh, Cina, Sri Lanka e India, mentre è proseguito l'afflusso dalle Filippine.

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Commenti all'articolo

  • roda41

    14 Marzo 2010 - 23:11

    ci mangeranno..per ora stanno mangiando i nostri gatti.

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  • allengiuliano

    28 Dicembre 2009 - 16:04

    e moltiplicatevi, NON INTEGRATEVI, rimanete mentalmente cinesi tutta la vita..........la madre Cina ha bisogno di voi come testa di ponte affaristica in tutti gli stati. Penso sia questo il motto che viene inculcato ai cinesi prima della partenza dalla Cina. Così la nostra economia in moltissimi campi và a puttane!

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  • nicola.guastamacchiatin.it

    30 Novembre 2009 - 09:09

    Non penso che sentirete mai che un cinese o gruppi di cinesi si sono ubriacati e aggradito cittadini italiani inermi. Loro pensano soltanto a lavorare e silenziosamente si inseriscono nella platea commerciale del Paese che li ospita arrivando persino a diventare imprenditori di un certo livello. I loro prodotti di piccolo consumo,sono molto concorrenti nel prezzo con i nostri e per questo fatto che molti piccoli nostri imprenditori rischiano di fallire. Ma,questo che accade ora,è nulla di fronte a quello che accadrà entro una decina di anni. I nostri imprenditori devono incominciare a pensare in maniera diversa se vogliono ancora esistere sul mercato.

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