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Abitudini delgi adolescenti:

più internet e alcol

Abitudini delgi adolescenti:

Dall'indagine sulle “Abitudini e stili di vita degli adolescenti” 2009, che la Società italiana di pediatria realizza ogni anno dal 1997, emerge la fotografia degli adolescenti italiani.
L'indagine sarà presentata domani a Pisa, al convegno “La società degli adolescenti”, nella Sala Auditorium del Centro polifunzionale Maccarrone. Si tratta di un lavoro svolto annualmente su un campione nazionale di 1.300 studenti delle scuole medie inferiori tra gli 12 e i 14 anni.

INTERNET E TELEVISIONE - Secondo i risultati dell’indagine, gli adolescenti sarebbero sempre più cybernauti: il 97% ha un computer in casa, il 51% naviga online tutti i giorni – e il record spetta alle ragazze - e il 16,7% lo fa per più di tre ore al giorno. Esplode dunque l'uso del web tra i teenager italiani, e diventa un'abitudine prevalentemente femminile. Il social network Facebook si consacra come fenomeno dell'anno, con i giovanissimi in cerca di “amici” anche sconosciuti, «purché siano fighi».
L’utilizzo tra gli adolescenti del pc, e in particolare di Internet, è cresciuto dal 2000 a oggi in modo costante: nove anni fa solo il 37% aveva in casa un personal computer, contro il 97% di oggi, e il 16% ne ha addirittura più di due. Chat e “messenger” sono usati da oltre il 75% degli adolescenti e l'80% ha dimestichezza con YouTube, del resto il 22% ha già inviato un suo filmato. Il 41%, poi, ha un suo blog, nel quale inserisce prevalentemente foto e musica.
Le ragazze, molto più dei coetanei maschi, pubblicano anche riflessioni sulla famiglia, le amicizie, l'amore, facendone una sorta di “diario on-line”. Come rassicura Gian Paolo Salvioli, direttore del Dipartimento di Scienze ginecologiche, ostetriche e pediatriche dell'Università di Bologna e presidente del convegno, gli interlocutori sono nella grandissima maggioranza dei casi altri adolescenti, «ma abituarsi ad abbassare le difese è certamente un rischio grosso che si corre».
Infatti, oltre il 50% degli adolescenti (53% delle femmine) ha già un proprio account su Facebook, e un ulteriore 17% dichiara di essere in procinto di iscriversi. Si fa a gara sul numero di “amici”, quindi ci si propone anche a perfetti sconosciuti, ma a patto «che siano fighi», come ha raccontato una tredicenne coinvolta nell’indagine.

Dopo due anni di calo - dovuto alla diffusione di Internet - torna poi a crescere il “consumo” di televisione da parte degli adolescenti italiani: a guardarla più di tre ore è il 23% del campione (25% dei maschi). Un risultato ottenuto però, come rilevano i pediatri, non a discapito della Rete, anche perché sono proprio gli appassionati di televisione ad essere anche i più assidui frequentatori del web: più del 7% degli adolescenti intervistati ha dichiarato infatti di passare oltre tre ore al giorno sia davanti alla tv che in Internet. C'è quindi una significativa percentuale di giovanissimi che passa, in media, 4-5 ore al giorno davanti a un monitor.
Il computer è diventato sempre più “personal”, dato che, oltre il 54%, lo ha nella propria camera, e il 21,7% naviga in Internet la sera tardi prima di addormentarsi. Come sottolinea Giorgio Rondini dell'Università di Pavia, già presidente della Sip e ideatore, con Gian Paolo Salvioli e Maurizio Tucci, dell'indagine sugli adolescenti, si tratta di «un aspetto che evidenzia come i ragazzi siano sempre più autonomi, e probabilmente poco controllati, nella navigazione in Internet».
Aumentano così i comportamenti a rischio: numero di telefono, foto anche provocanti, e disponibilità a un incontro vengono dati a sconosciuti con sempre maggior disinvoltura, e la disponibilità aumenta in modo significativo con l’aumentare del tempo che abitualmente si trascorre in Internet. Gli effetti negativi del consumo televisivo su abitudini e comportamenti adolescenziali «li evidenziamo ormai da anni - dicono i pediatri Sip - e sono particolarmente significativi». Dalle abitudini alimentari rischiose, alla scoperta precoce del sesso, al bullismo, fino all'inclinazione verso comportamenti rischiosi, fumo, alcol e droghe. Quest'anno per la prima volta sono state confrontate le risposte del campione nazionale con quelle di chi ha dichiarato di trascorre in Internet più di tre ore al giorno. In particolare, tra chi frequenta maggiormente la Rete, si rileva una maggiore tendenza a considerare accettabili comportamenti di tipo razzista.

FUMO, ALCOL E BULLISMO - Ha il vizio del fumo circa un adolescente italiano su tre. Al Sud la percentuale di fumatori in erba sale al 36%, mentre l'8% dei giovanissimi - nel 2007 era il 4,7%, nel 2008 il 6,4% - ha ammesso di «farsi le canne», ma si tratterebbe di una percentuale «certamente sottostimata, specie se si considera che il 37% ha dichiarato di avere amici che fumano» le canne, almeno secondo gli autori dell'indagine.
Inoltre, il 5% dei giovanissimi conosce ragazzi che hanno preso ecstasy, ma solo lo 0,3% ne ha ammesso l'uso, e il 9,1% conosce qualcuno che ha provato la cocaina.
Il 40% del campione - 1.300 studenti tra i 12 e i 14 anni - inoltre, beve vino; il 50%, e il 57% dei maschi, beve birra, e il 22,4% liquori. E, dato più grave, il 13,3% (che sale al 17,7% al Centro Italia) si è ubriacato almeno una volta. Il 20,2%, poi, trova ragionevole assumere farmaci o integratori per migliorare le prestazioni sportive, mentre nel 2008 era il 18%.
Giorgio Rondini, pediatra dell'Università di Pavia, evidenzia che «l'abitudine di bere alcolici, oltre a compromettere il sano e corretto sviluppo di un adolescente, è spesso il primo passo verso l'uso di sostanze “da sballo”». Inoltre, «si è significativamente abbassata l'età in cui gli adolescenti entrano in contatto con la droga», rileva l'esperto.
Per quanto riguarda il bullismo, il 64% degli intervistati dichiara di aver assistito a fenomeni simili, si tratta di un dato fortunatamente in calo, dato che nel 2007 era il 75%, anche se i pediatri si chiedono se ciò sia dovuto a una reale contrazione del fenomeno o a una sorta di «assuefazione», tanto più che il 41% sostiene che qualora fosse vittima di un bullo non lo rivelerebbe a un adulto. Il 71% giudica male chi si comporta da bullo, ma il 5,4% dei maschi considera tipi simili «in gamba».

AMORE E SESSO - Il 66,7% degli adolescenti italiani di 12-14 anni ha o ha già avuto il “ragazzo” o la “ragazza”. Anche se questi dati non implicano che i ragazzini abbiano già avuto rapporti sessuali, «indicano comunque una contiguità col sesso. E a questo proposito il 63% dei maschi e il 44% delle femmine dichiara di avere già tutte le informazioni necessarie».
Il problema è che la prima fonte di notizie sul sesso sono i coetanei (64%), mentre continua ad assottigliarsi la percentuale di chi si rivolge ai genitori (mamma 29% contro 33% nel 2008, papà 17% contro 19%). Il 22% dei maschi e il 14% delle femmine si affidano, invece, ai forum o alle chat su Internet.
Per quanto riguarda la famigerata “prima volta”, il 12% circa pensa che il momento giusto arrivi a 14 anni (che poi è la l’età che hanno gli intervistati), mentre il 22% indica 16 anni e un altro 22% 18 anni. La maggioranza (41,5%) è però propensa a sostenere che non ci sia una età precisa, ma che sia più che altro importante «sentirsi pronti».
Per apparire più grandi - cosa che desidera oltre il 40% degli intervistati - inoltre, si utilizza per le femmine il trucco (secondo il 21%), il modo di vestirsi (16,1%), solo il 6,8% invece cerca di comportarsi in modo più maturo. Per i maschi, invece, è il modo di vestire (11%) l'espediente più utilizzato.
Le regole degli adulti sono considerate adeguate - né troppe né poche - dal 70% degli adolescenti, ma oltre il 27% afferma di rispettarle raramente o mai. Dalla ricerca emerge come «inevitabile conseguenza di una genitorialità molto debole», che «l'influenza dei genitori sulle decisioni che li riguardano è addirittura minore di quella che gli stessi adolescenti considererebbero ragionevole», scrivono i pediatri Sip, i quali spiegano che il fatto che un adolescente abbia come interlocutore privilegiato un suo coetaneo, anche se si trova di fronte a un problema da risolvere, è un atteggiamento comprensibile, «va però segnalato come nel tempo è progressivamente diminuita la percentuale di chi si rivolge anche ad un adulto».Insomma, si parla meno con genitori e insegnanti, mente aumenta il ricorso agli amici, dal 44,7% al 50,2%: «d'altra parte - afferma Maurizio Tucci, curatore dell'indagine - non sembra che i genitori facciano molti sforzi per cercare di incentivare il dialogo con i figli. Il momento di maggior “consumo” televisivo, infatti, non è il pomeriggio quando presumibilmente sono soli a casa (65%), ma durante i pasti (86,3%), quando è verosimile che ci siano anche i genitori e che siano proprio i genitori a volere la tv accesa».
Gli adolescenti che vivono con un solo genitore «hanno complessivamente atteggiamenti e comportamenti più critici rispetto a quelli che vivono in una famiglia unita - nota Gian Paolo Salvioli, direttore del Dipartimento di Scienze ginecologiche, ostetriche e pediatriche dell'Università di Bologna - Da una maggiore contiguità con alcol e droghe, a una peggiore percezione del proprio aspetto fisico. A ciò si aggiunge che gli adolescenti “monogenitore” trascorro più tempo davanti alla tv e in Internet».
Passando dalla sfera privata a quella sociale, la fiducia degli adolescenti è prevalentemente rivolta alle forze dell'ordine (si fida di polizia e carabinieri il 64%), ai medici (61,2%) e agli insegnanti (56,9%); in coda troviamo i giornalisti (9,7%) e, soprattutto, i politici (7,2%).

Alberto Ugazio, presidente Sip, conclude che, «considerando complessivamente i risultati dell'indagine, osserviamo un'adolescenza lasciata forse un po’ troppo in balia di se stessa. Avere evidenziato gli aspetti più critici e, soprattutto, i maggiori fattori di rischio, deve essere un ulteriore incentivo ad impegnarci in una azione più incisiva. Famiglia e scuola hanno certamente un ruolo delicatissimo e imprescindibile, ma è importante che tutte le figure che a vario titolo sono a contatto con l'adolescenza contribuiscano a stringere le maglie di una necessaria rete protettiva, fatta di ascolto, attenzione e fiducia».

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