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Razzismo, diminuisce sul luogo di lavoro

Ma aumenta nei mass media

Razzismo, diminuisce sul luogo di lavoro

Se diminuisce il razzismo a lavoro, aumenta nei mass media. Calano infatti le denunce di discriminazioni razziali nei luoghi di lavoro (in un anno -5,5%), mentre crescono quelle negli spazi pubblici (3,4%) e nei mass media (8,1%). Lo rileva la relazione 2009 dell'Unar (Ufficio nazionale antirazzismo) - che fa capo al Ministero per le Pari Opportunità - presentata al Parlamento il prossimo 21 marzo, in occasione della Giornata mondiale contro il razzismo.

Secondo la relazione (redatta con le denunce che sono arrivate al numero verde dello stesso Unar, nel complesso 300 lo scorso anno), sono in diminuzione nel raffronto 2008-2009 le denunce delle vittime (-5,4%) mentre aumentano quelle dei testimoni (4,4%).
Anche a livello territoriale, segnalazioni di casi di discriminazione razziale registrano significative variazioni: il Nord -8,5% (dal 2005 il calo è di quasi il 18%), il Centro +7,7% (l'aumento è di circa il 14%), il Sud +0,8% (+3,4%).

Tuttavia, nelle regioni settentrionali avviene il maggior numero di casi denunciati (50,8%), seguono quelle centrali (41,2%) e quelle meridionali (8%). Le discriminazioni avvengono, al primo posto, negli spazi pubblici - come le scritte xenofobe o esplosioni di odio razziale - con il 17% (era il 13,6% nel 2008), mentre i luoghi di lavoro si attestano sul 16,6% (22,1%), le occasioni per l'erogazione di servizi da enti pubblici con il 13,7% (13%), i mass media con il 10,8% (2,7%).
Per l'Unar non vuol dire che nei luoghi di lavoro la disparità di trattamento sia scomparsa, ma è diminuita la propensione a denunciare questo tipo di eventi al numero verde; ciò accade perché probabilemtne ci si rivolge ai sindacati, o più semplicemente perché molte aziende per via della crisi hanno chiuso.

La maggior parte di chi denuncia - ben il 61,3% - è uomo. Una percentuale in aumento visto che l'anno prima erano il 56,3%; la percentuale delle donne invece è in calo: dal 43,7% al 38,7%.
Salgono poi le denunce dei giovani: fino a 30 anni da 15.3% al 23,7%; tra i 31 e 39 anni dal 26,4% al 36%. Allo stesso tempo diminuiscono quelle degli over 50: dal 39,9% al 12,6%.
Per lo più le denunce riguardano cittadini provenienti dall'Africa (4 su 10); seguono le persone arrivate dall'Est Europa con il 22% (-2,4%), i sudamericani con il 9,7% (-2,6%), gli asiatici con il 4,5%. In linea con il 2008, è il dato sulle segnalazioni pervenute da persone di nazionalità italiana (17,2%); cresce infine il contributo dei segnalanti provenienti dai cosiddetti paesi a sviluppo avanzato (6,8%).

Una denuncia su quattro è presentata da operaio (23%), segue l'impiegato (17,7%), la collaboratrice domestica (10,6%), il libero professionista (9,4%), l'artigiano 87,1%. Significativo è che un quinto delle segnalazioni vengono da non occupati (20,9%).
Il 53,8% delle segnalazioni pervenute da persone che si sono auto dichiarate vittime è risultata al successivo esame dei funzionari dell'Unar un caso pertinente (il 35,6% è non pertinente); questa percentuale sale al 74,6% nel caso di segnalazioni giunte da testimoni (il 15,3% non pertinente).

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